Alemanno: ma solo per le coppie sposate • Le tariffe rimodulate sul principio di far pagare meno i nuclei in base al reddito e ai figli
di Roberto I. Zanini
Tratto da Avvenire del 20 marzo 2010

Dopo Parma anche Roma adotta il quoziente familiare. «E se ci riusciamo noi non dovranno esserci alibi per le altre città». Nel presentare ieri in Campidoglio il Protocollo d’intesa che avvia la collaborazione sulle politiche familiari fra la capitale e il capoluogo emiliano, il sindaco Gianni Alemanno, seduto accanto al sindaco di Parma Pietro Vignali, ha sottolineato la ferma volontà di riuscire a essere d’esempio per le altre città italiane e di mettere in piedi «un progetto allargato che possa condizionare il governo a fare altrettanto a livello nazionale… Questa è la vera rivoluzione fiscale». Parma ha introdotto per prima il quoziente familiare nel 2007. Il 16 marzo scorso la giunta capitolina ha approvato una delibera quadro che consente di rimodulare tutte le tariffe, i servizi e le imposte comunali sulla base del principio di far pagare di meno alle famiglie, in funzione del reddito, del numero dei componenti e dei figli. A questo riguardo Alemanno ha precisato che «non si parla necessariamente di figli ma di famiglie, partendo dal presupposto del matrimonio». Alle agevolazioni del quoziente familiare, quindi, non potranno accedere le coppie non sposate.

«Senza voler discriminare nessuno – ha precisato il sindaco – crediamo che il matrimonio sia la garanzia che si tratti di nuclei familiari stabili. In questa operazione, che dal punto di vista economico è molto onerosa per il comune, abbiamo scelto di privilegiare le coppie che si sono assunte la responsabilità del matrimonio… Portare il quoziente familiare a Roma è un’impresa non semplice, un impegno duro, serio.

Non si tratta solo di una scelta di valori, ma di una situazione di estremo realismo, di confronto con la realtà e la società. C’è un’enorme differenza fra un single che vive del proprio reddito e una persona che con lo stesso reddito decide di mettere su famiglia e avere figli». Il primo passo è stato quello di varare la delibera quadro. Presto, chiariscono in Campidoglio, arriveranno i regolamenti specifici. Lo stesso Alemanno ha spiegato che le prime ricadute saranno previste nel conto economico del 2010 che sarà varato a giugno, «dopo aver risolto i problemi storici di bilancio del comune, con l’intervento definitivo del governo». La rotta, si è detto, è quella tracciata dall’esperienza dell’ormai storico ‘quoziente Parma’, che ha posto gli effettivi carichi familiari a base del calcolo di imposte, contribuzioni, tasse e assegnazione di servizi comunali.

«La famiglia è oggi la prima agenzia di welfare», ha ricordato il sindaco Vignali. Il protocollo d’intesa siglato ieri dai due primi cittadini prevede anche un tavolo di coordinamento nazionale per i territori e quindi gli altri comuni che intendono promuovere politiche per la famiglia. A presentare l’iniziativa c’erano anche il presidente del Forum delle associazioni familiari Francesco Belletti, il sottosegretario del Pontificio consiglio per la famiglia monsignor Carlos Simon Vasquez, l’assessore alle Politiche educative e della famiglia del comune di Roma Laura Marsilio. Positivo il commento del capogruppo dell’Udc in Campidoglio Alessandro Onorato, il quale ha però ricordato che si tratta di «una delibera quadro che pone solo le prime basi della riforma. Ora occorre che il testo approdi a breve nelle commissioni consiliari preposte e in consiglio comunale. Si tratta di uno strumento di equità sociale da introdurre con celerità».

Secondo Barbara Saltamartini, responsabile pari opportunità del Pdl, «si tratta di un passo fondamentale per un nuovo welfare impostato sulla centralità della famiglia come soggetto attivo delle politiche sociali». Aspro il tono del consigliere del Pd alla regione Lazio Simone Gargano: «Sul quoziente familiare marcheremo Alemanno molto stretto… Già ad aprile si accorgeranno che non hanno i soldi».