Paese spaccato: c’è chi punta tutto sulle politiche familiari E chi ancora fa rientrare i pochi aiuti in un generico «sociale»
di Daniela Pozzoli
Tratto da Avvenire del 19 agosto 2010

Ragionando di politiche familiari si vede come l’Italia sia spaccata in due: c’è chi è avanti an­ni luce e pensa addirittura a un «sistema inte­grato» di aiuti alle famiglie «normali» senza problemi seri, e le Regioni che si stanno muovendo solo ora per elaborare un Piano. Si va dal «Federalismo familiare» del Friuli Venezia Giulia che dà la possibilità ai Co­muni di intervenire (2 milioni di euro stanziati) a so­stegno di 1. 400 famiglie numerose, all’«Agenzia per la famiglia» della Provincia autonoma di Trento che ra­duna competenze (dalla natalità al lavoro, dallo sport ai giovani) e finanziamenti per poi distribuirli, un pro­getto che andrà in discussione a settembre. All’Emi­lia-Romagna dove non esiste ancora una legge e la fa­miglia viene relegata in «altri capitoli di spesa»: assi­stenziali, sanitari, disconoscendole il suo valore nella società. Se Trento pensa all’«assegno di cura» per i papà o le mamme che scelgono di restare a casa fino all’anno del figlio – non certo per la mancanza di ni­di aziendali o delle tagesmutter (o mamme in affitto) a cui lasciare i propri bebè –, la Valle d’Aosta conta su una presenza capillare di nidi, aperti tutto l’anno. La Puglia intanto attende un Piano regionale, di là da venire. Stessa condizione per il Lazio dove il Forum re­gionale sollecita «la piena applicazione e il finanzia­mento» della legge 32 del 2001 che riguarda appunto le politiche per la famiglia, ma che è rimasta in qual­che cassetto.

In Abruzzo non esiste un Piano famiglia, almeno dal 2005, per motivi di bilancio. È del 30 giugno scorso il bando che dà un sostegno alle famiglie più bisogno­se per pagare il mutuo, per l’acquisto o il recupero del­la prima casa danneggiata dal terremoto. Quasi due milioni di euro contenuti nel «Fondo regionale di so­lidarietà alle famiglie», a cui può attingere chi guada­gna meno di 15mila euro all’anno con figli a carico. La legge regionale della Lombardia del 1999 detta le li­nee guida su tutti i fronti, dalla tutela della vita na­scente alla cura degli anziani, e si affianca a interven­ti quali il «Fondo sostegno affitti», il «Bonus scuola», gli incentivi per cambiare l’auto per chi ha in casa di­sabili o anziani. Di quest’anno il «Bonus famiglia», fon­do di 17 milioni di euro per chi paga una retta per un anziano o un disabile in strutture specializzate; come il progetto «Nasko» che dà 4. 500 euro per un anno e mezzo alle donne che cambiano idea e non aborti­scono per motivi economici. Il Piemonte pensa alle giovani coppie (aiuti per la prima casa) e ai nuclei nu­merosi (sostegno affitti, bollette…), aprendo i «Centri servizio per la famiglia», veri e propri punti di ascolto. Bollette, prestiti d’onore, affitti: la legge regionale del­l’ Umbria (febbraio 2010) provvede a intervenire stan­ziando 3 milioni di euro, mentre la Basilicata (febbraio 2007) fa uno «sconto» sul gas, grazie alle royalties pro­venienti dallo sfruttamento del petrolio. Occorre ave­re tre figli in Veneto per avere un aiuto su bollette, ri­fiuti, trasporto pubblico. La Calabria sfrutta i tagli del costo della politica (1, 3 milioni di euro) per finanzia­re la legge regionale del 2004 rimasta lettera morta.

Un «Reddito di cittadinanza» di 500 euro al mese è il gesto concreto della Campania per le famiglie più di­sagiate anche se la copertura finanziaria resta un re­bus. «Bonus famiglia» di mille euro per i nuclei nu­merosi (circa tremila) resiedenti in Sardegna dal 30 a­prile 2010, con 4 o più figli. Ha una legge regionale fin dal 1998 (finanziata con un milione di euro) la Regio­ne Marche che si è sempre occupata delle emergen­ze; da settembre invece all’ordine del giorno il soste­gno anche a chi arriva a fatica a fine mese. Due i mi­lioni di euro spesi dalla Liguria per i nuclei con an­ziani o disabili mentre per le giovani coppie il soste­gno va alla prima casa. Un figlio nato nel 2010, un reddito basso e una casa in affitto: la Toscana destina a chi ha queste caratteristi­che un contributo per pagare pigione e nido. L’assi­stenza alle madri in difficoltà si fa in Molise : dal 2000 si sostengono le donne a basso reddito e residenti da 6 mesi in regione. Aiuta chi non ce la fa a coprire le spe­se la Regione Sicilia, stanziando 5 milioni e mezzo di euro.