di Mauro Faverzani
Tratto dal sito dell’agenzia Corrispondenza Romana

Darwin non si tocca! Chi lo fa, rischia il linciaggio mediatico.

Non per mano dei soliti atei razionalisti o gnostici scientisti. No, si tratta del solito “fuoco amico”, un quotidiano cattolico, “Il Cittadino” di Lodi. Che ha dedicato addirittura due articoli ad una conferenza dal titolo Evoluzionismo. Il tramonto di un’ipotesi, promossa lo scorso 11 marzo a Montanaso dall’associazione “AttivaMente” con relatore il prof. Roberto de Mattei, introdotto dal prof. Mario Palmaro.

Due personalità, entrambe con curriculum accademico, che parla da solo. Ma “Il Cittadino” ha fatto opinione più che cronaca: falsando le regole, ha emesso sentenze anziché fatti. Oltre tutto, denigrando faziosamente lo stesso de Mattei, proponendone un profilo disgustosamente a senso unico, tutto in negativo, senza nulla riconoscergli.

Ciò che ha – giustamente – sdegnato Palmaro, il quale in una successiva lettera al giornale ha definito la pagina dedicata all’argomento «vergognosa», gonfia «di astio personale», «giornalisticamente un disastro» ed ha parlato di vero e proprio «killeraggio intellettuale» nei riguardi del relatore. Ancora: dopo aver deprecato che «argomenti così importanti» vengano affidati «a redattori accesi da un furore ideologico degno di miglior causa», Palmaro ha offerto cavallerescamente una via di fuga all’autrice dell’articolo, ipotizzando che potesse non esser presente in sala. Capita. Ed anche al “Cittadino” ha proposto un’uscita onorevole, parlando di «infortunio».

Ma il caposervizio del settore “Cultura & Spettacoli” ha preferito risponder piccato, peggiorando la situazione. E mostrando così anche ignoranza dei fatti. Sostenendo, ad esempio, come la «quasi totalità della comunità scientifica» e – udite, udite – «anche la Chiesa» giudichi «quanto meno discutibili le opinioni del professor de Mattei in materia di evoluzionismo». Falso. Mai son giunte scomuniche ed anatemi, né dall’una, né dall’altra. Inoltre, lo stesso Giovanni Paolo II, citato curiosamente dal giornale quale “detrattore”, ha in più occasioni invece affermato le stesse cose del relatore.

Gli è che i documenti bisogna leggerli integralmente, senza limitarsi alle sintesi dei giornali. Così il fatto che Giovanni Paolo II, nel 2006, parlando alla Pontificia Accademia delle Scienze, dicesse di «non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi» non significa affatto che la ritenesse una certezza, tutt’altro: la definì anzi «una teoria distinta dai risultati dell’osservazione». Ricordando come, quando una teoria non venga dimostrata dai fatti, debba «essere ripensata». Ancora scrisse: «Le teorie dell’evoluzione che considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verità dell’uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignità della persona». Firmato, Giovanni Paolo II. Il che concorda pienamente con quanto sostenuto alla conferenza dal prof. de Mattei.

Non solo: il Beato Wojtyla ha evidenziato anche come il giudizio in merito all’evoluzionismo sia «di competenza propria della filosofia e della teologia», riconoscendo quindi allo stesso de Mattei non solo il diritto ed il dovere, ma anche la competenza accademica per poter intervenire in merito, a dispetto di quanto polemicamente – ma infondatamente – scritto dal “Cittadino”.

Nietzsche ne La Gaia Scienza sostenne addirittura come Darwin non possa esistere senza Hegel. Mentre Marx inviò allo studioso britannico una copia del suo Capitale, ritenendolo la sua Origine delle Specie perfettamente in linea con la sua ideologia. Secondo il sociologo Rodney Stark, inoltre, il darwinismo dette un contributo prezioso nella promozione del materialismo ateo. E l’allora Card. Ratzinger, nel 1999, alla Sorbona definì «un fatto che la teoria dell’evoluzione tenta anche di rifondare l’ethos», offrendo «ben poche consolazioni». Esattamente quanto sostenuto da de Mattei.

Su “Avvenire” del 13 novembre 2007 si cita Benedetto XVI, che definì «in gran parte non dimostrabile sperimentalmente» la teoria dell’evoluzione, «perché non possiamo introdurre in laboratorio 10 mila generazioni». Il che significa vuoti e lacune rilevanti di “verificabilità-falsificabilità a causa dell’enorme spazio temporale cui la teoria si riferisce”. Concetto ribadito anche da Pontefice alla Veglia pasquale del 2011, con chiarezza magistrale: «L’uomo – disse Benedetto XVI – non è il prodotto casuale dell’evoluzione, ma dell’Amore creatore e redentore di Dio, che dà senso alla vita».

Il quotidiano di Lodi pare però poco informato anche circa l’acceso dibattito, impensabile fino a qualche anno fa, scoppiato nella stessa comunità scientifica, sempre meno concorde sulla teoria evoluzionistica: al convegno promosso in merito dal Cnr nel 2009, tanto deprecato da “Il Cittadino”, han partecipato scienziati ed accademici quali il prof. Guy Berthault, paleontologo; due fisici accademici, il prof. Jean de Pontcharra e il prof. Josef Holzschuh; il prof. Maciej Giertych, genetista; il prof. Hugh Miller, chimico.

Dai loro interventi emerse con chiarezza come l’evoluzionismo sia «incapace di rispondere ad alcune questioni basilari» quali «l’origine della vita e il mistero dell’esistenza umana», fondandosi su «postulati scientifici inverificabili», imposti come «dogma». Ancora: un darwinista doc come Stephen J. Gould ne ha evidenziato un imbarazzante punto debole, la mancanza di anelli di congiunzione tra le specie. Ad un vertice di autorevoli scienziati, svoltosi nel 2010 a Cap Ferrat, ci si chiese, tra l’altro: se l’evoluzione procede per gradi, dove sono le forme intermedie? I teorici dell’“Intelligent Design” hanno bocciato il concetto di “Caso”, scorgendo in natura l’impronta invece di un “progetto”.

Nella sua forma originaria, dunque, il darwinismo ottocentesco lo si trova ormai solo nelle trasmissioni di Piero Angela e nei documentari della Bbc. Oggi si parla di “libertà di ricerca”, non più di “volontà di potenza”, ma il concetto rimane lo stesso. In realtà, ormai gli scienziati evolutivi tout court, senza se e senza ma, sembrano sempre più chiusi nel loro fortino, “sacerdoti” di una nuova fede, pronta a trattare ogni dissenso come un crimine di pensiero. E spiace che strizzi loro l’occhio proprio un quotidiano cattolico. Il quale orgogliosamente vanta “cronisti competenti e preparati”. Dopo quanto detto, ci permettiamo di dubitarne. Almeno in questo caso. (Mauro Faverzani)