di Domenico Bonvegna

Inizio con una domanda: secondo voi quante sono le classi di scuola Primaria (Elementare) dove ai bambini viene presentata la teoria evoluzionista come una ipotesi tra altre, per esempio insieme a quella creazionista, del Disegno Intelligente, del senso comune che ci fa leggere la Genesi?

Sono pochissime. Non tanto perché gli insegnanti sono diventati tutti neoevoluzionisti, o dei novelli darwinisti, ma semplicemente perché sono pigri mentalmente e non hanno voglia di documentarsi, accettano quello che c’è scritto nei libri di testo (i sussidiari) dove si presenta la cosiddetta favoletta dello scimmione che a poco a poco diventa un umano, con tanto di rappresentazione grafica in ben evidenza. E sappiamo quanto potere persuasivo hanno le immagini nella scuola elementare.

Così in maniera soft senza nessuna resistenza i piccoli studenti vengono indirizzati inconsciamente soltanto alle ipotesi evoluzioniste considerate tra l’altro come dogmi. Eppure ormai esiste una miriade di testi, di contributi scritti dove si fa menzione di fior di scienziati che da tempo confutano le ipotesi di Charles Darwin, l’inventore dell’evoluzionismo. In questi giorni ho letto un piccolo pamphlet, scritto da due giovani giornalisti, Francesco Agnoli e Alessandro Pertosa, Contro Darwin e i suoi seguaci (Nietzsche, Zapatero, Singer, Veronesi… ), edito da Fede & Cultura (www. fedecultura. com ) di Verona. Il libretto di appena 80 pagine potrebbe essere un ottimo contributo per i docenti per fare un po’ di chiarezza su questi non facili argomenti.

Gli autori fanno ricorso alle fonti, cioè ai testi originali di Darwin e dei suoi seguaci, spesso epurati e addomesticati dalla vulgata più comune. Infatti i due autori del libretto fanno riferimento ai vari apostoli del darwinismo che hanno lo scopo di ridimensionare il Creatore e abbassare l’uomo a bestia, così che sir Julian, ai primi del Novecento, dà vita alla Società Eugenetica Britannica, vero antenato delle ideologie naziste. Julian diventa primo presidente dell’Unesco e con questa posizione ne approfitta per propagandare l’eutanasia e la “sterilizzazione di certe classi di genti anormali o deficienti”. Nel 1948 lamenta addirittura che “la applicazione della scienza medica può aumentare il numero degli esseri umani ma abbassare la loro qualità o le loro opportunità di godere della vita: se così succede non va bene”.

State bene attenti alle parole: l’umanità, per il darwinista Julian, è uno zoo, in cui sorvegliare il numero degli animali, ed eliminare quelli in più, o non completamente sani: in cui, come si augurava Darwin, che ammirava le tecniche artificiali per migliorare le razze di pecore e cavalli, accoppiare solo animali sani con animali sani, lasciando che carestie, morte e selezione del più forte producano gli ‘animali superiori’. In pratica, scrivono Agnoli e Pertosa, questi sono i presupposti per l’evoluzione che alcuni oggi desiderano: trasformare i medici in veterinari.

Del resto lo stesso Darwin scrive di “essere portato a inventare coscienti bugie, e sempre allo scopo di provocare movimento”. Infatti Darwin nell’esporre le sue tesi evoluzioniste non solo ignora i meccanismi dell’ereditarietà del monaco Gregor Mendel, ma costruisce un’ipotesi sull’uomo fondandosi sulle affinità morfologiche, fisiologiche, e secondo lui psicologiche, con gli altri mammiferi. Come se la somiglianza tra una moto ed una bicicletta, o tra una poesia di dante e una ricetta di cucina, bastassero a dimostrare la derivazione delle prime dalle seconde, o viceversa. In verità, – scrivono gli autori del libro edito da Fede & Cultura- Darwin non ha le prove storiche, paleontologiche, e si limita a ritenere che un giorno verranno scoperti i famosi anelli mancanti, intermedi, testimonianze della transizione graduale da una specie all’altra. Tali anelli sono stati cercati, ma il risultato sembra essere solo l’accumularsi di errori, di casi incerti, oltre che di falsi ideologici certi, come l’uomo di Piltdown, o molto probabili, come l’uomo della Cina, o Sinatropo. Intanto però, mentite, mentite, qualcosa rimarrà.

Menzogne tra l’altro confermate anche da autorevolissimi paleontologi evoluzionisti.

Ma su che cosa si basa la teoria di Darwin? Su tre fattori “vaghi e indefiniti”. Come la selezione naturale, di cui scrive, il suo potere non ha limiti creativi, il tempo farà tutto, sembra come una fata con la bacchetta magica. Secondo fattore, il caso, altro personaggio sfuggente ed antiscientifico, caricato da compiti straordinari. Trasformazioni – secondo Agnoli e Pertosa- semplicemente per negare il finalismo, il disegno intelligente, l”unità di disegno’, sostenuta anche da un Voltaire, come pure dai più grandi scienziati della storia, da galilei a Morgagni, da Plance a Mendel sino a Maxwell.

Louis Pasteur, lo scienziato francese, a proposito della natura, scriveva: “più la studio, più rimango stupefatto davanti all’opera di chi l’ha Creata; di com’Egli abbia dato ad alcune delle Sue più minuscole creature, le cellule, la capacità di distruggere gli elementi nocivi al corpo umano”.

Il libretto è interessante perché gli autori nei successivi capitoli, dimostrano il collegamento tra le teorie evoluzioniste e quelle dell’eugenetica, a proposito della figura di Francis Galton, amato cugino del più noto Darwin, che proponeva di impedire la sopravvivenza degli “inetti”e di consentire la riproduzione solo agli individui ritenuti, non si capisce su quale base, più dotati. Chi erano per Galton, gli “inetti”? Gli psicolabili, gli indigenti, gli alcolisti, i criminali di tutti i tipi (anche coloro che venivano imprigionati per reati minori), gli epilettici, i folli, il ceto debole, le persone con malattie ereditarie, i deformi, le persone portatrici di deficit sensoriali (come sordi, ciechi e muti).

E poi il libro prende in esame l’influenza di Nietzsche, la mentalità bellicosa di Hitler e di Stalin, che si abbeverarono ai testi di Darwin, anche se gli evoluzionisti sostengono che non fu interpretato bene. Interessante il capitolo sulle battaglie darwiniste dell’illustre professore Umberto Veronesi, che si inserisce in quella visione utilitaristica della vita, che pur di evitare il dolore, la sofferenza, ogni individuo ha il diritto di morire con dignità, cioè con l’eutanasia. Infine il libro fa un breve riferimento ai darwinisti alla moda come Zapatero e Peter Singer.

Per concludere, le conseguenze pratiche del cieco materialismo evoluzionista sono devastanti. Alcune le indica lo stesso Darwin: dopo aver proclamato l’inferiorità mentale e fisica della donna rispetto all’uomo, dopo aver parlato degli ‘idioti’ come esseri ‘molto pelosi che tendono ad esibire caratteri di un tipo di animale inferiore’, e dopo aver citato suo cugino, Francis Galton, padre dell’eugenetica moderna, propone che la generazione tra uomini avvenga nello stesso modo di quella tra bestie di un buon allevamento.

Agnoli e Pertosa, vedono un vero e proprio, intreccio tra darwinismo e disprezzo dei ‘diritti umani’, che si può dimostrare sia a livello filosofico, che storico. Apologeti e apostoli dell’eutanasia, dell’aborto, della fecondazione artificiale e financo della droghe, tutti sono legati da un filo comune.