Si allunga la lista degli «orrori» perpetrata dall’associazione Dignitas, una delle quattro organizzazioni svizzere che praticano l’eutanasia e che finora ha aiutato a morire quasi 900 persone provenienti da tutto il mondo. Sir Edward Downes, celebre direttore d’orchestra britannico, 85 anni, e sua moglie Joan, 74, sono morti in una clinica svizzera che pratica il suicidio assistito per conto dell’asociazione.

Lo hanno reso noto oggi i familiari della coppia con un comunicato choc inviato alla Bbc, in cui la scelta eutanasica è motivata dalla cecità del padre e dal non voler lottare contro problemi di salute, mentre sulla madre non sono state nemmeno chiarite le condizioni di salute: “Nostro padre – recita la nota firmata dai figli Caractacus e Boudicca – era quasi cieco e praticamente sordo. Ha avuto una carriera straordinaria come direttore d’orchestra. Nostra madre ha iniziato come ballerina e poi è divenuta coreografa. Entrambi hanno vissuto la vita sino in fondo e si sono sempre considerati molto fortunati. Dopo 54 anni passati insieme hanno deciso di mettere fine alle loro vite piuttosto che lottare contro seri problemi di salute. Non erano credenti e non ci sarà funerale”.

Sir Edward, originario di Birmingham, ha lavorato con la Bbc Philharmonic Orchestra per 40 anni, prima come direttore aggiunto poi come direttore capo e infine come direttore emerito. Nel 1952 ha iniziato a far parte della Royal Opera House.

I precedenti di Dignitas. Nel 2008 le pratiche di Dignitas erano finite in tribunale, quando la «morte dignitosa» offerta dall’associazione (già sfrattata dall’edificio di Zurigo in cui operava perché i condomini non gradivano il via vai di bare e successivamente costretta a “operare” in macchine parcheggiate nelle aree di sosta) è consistita nell’aiutare alcune persone a infilarsi in testa un sacchetto di plastica riempito di elio, e assistere a un’atroce morte per soffocamento. Quattro furono i casi accertati dalla Procura del Cantone di Zurigo che si disse non solo scioccata, ma decisa a intervenire (anche perché i responsabili di Dignitas avevano filmato la procedura su videocassette, per scagionarsi).

Il «turismo del suicidio» e la meta svizzera. La Svizzera è diventata da qualche anno, suo malgrado, la meta preferita dal «turismo del suicidio». Oltre un centinaio di persone ogni anno, da ogni parte del mondo, si recano nella Confederazione e si rivolgono ad associazioni come Dignitas o Exit per porre fine ai propri giorni. Un fenomeno inizialmente tollerato dalle autorità elvetiche, che ha assunto dimensioni allarmanti per la Commissione nazionale di etica per la medicina. Fra il 2001 e il 2004 i decessi di questo genere sono stati 421. L’aiuto al suicidio è stato depenalizzato l’11 dicembre del 2001 purché non vi siano «motivi egoistici» (come sancisce l’articolo 115 del Codice penale) da parte di chi assiste il candidato suicida. I tre quarti di coloro che sono ricorsi a Exit e Dignitas soffrivano di malattie incurabili o neurologiche, come la sclerosi multipla.

Il no dell’Inghilterra al suicidio assistito. Proprio nei giorni scorsi la Gran Bretagna ha deciso di non fare un passo avanti verso il suicidio assistito. Messo di fronte alla possibilità di cambiare una legge e permettere ai familiari di aiutare un malato terminale a morire, Westminster ha detto chiaramente di no. La legge, hanno votato 194 Lord contro 141, rimarrà tale e quale a com’è ora e chi assisterà una persona al suicidio rischierà come sempre fino a 14 anni di prigione.

Il dibattito sul suicidio assistito si è infuocato in Gran Bretagna negli ultimi due anni in seguito ad alcuni casi di persone malate terminali che hanno chiesto all’Alta Corte e a quella di Appello di sollevare da incriminazioni gli amici e i familiari che li avrebbero portati a morire all’estero, nella maggior parte dei casi alla clinica svizzera Dignitas. La questione ha raggiunto priorità alla Camera dei Lord quando Lord Falconer ha deciso di chiedere un voto e mentre si contavano i casi di persone che si sono recate alla clinica Dignitas e di quelle in lista d’attesa. Fino a oggi sono infatti 115 i britannici morti nella clinica privata elvetica e più di ottocento sono quelli che aspettano di farlo.

Ha fatto inoltre discutere qualche giorno fa la lista pubblicata dal Guardian delle persone suicidatesi in Svizzera, con le relative malattie: su 115, 36 erano affette da diverse forme di cancro; 27 da Sclerosi laterale amiotrofica e 17 da sclerosi multipla. Gli altri denunciavano malattie gravi che richiedono la dialisi o il trapianto di organi.

da Avvenire