In questo inizio dell’anno 2011 varie notizie, tutte negative, giungono da varie parti del mondo sul tema del fine vita.
di Luca e Paolo Tanduo
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it il 19 gennaio 2011

In Austria, quasi a ricordarci che già altri in passato hanno scelleratamente scelto la via dell’eutanasia, sono state ritrovate, vicino ad un ospedale che si voleva ampliare, delle fosse comuni con i resti di 200 malati uccisi probabilmente tra il 1942 e il 1944, probabilmente in applicazione alla legge sull’eutanasia nazista.

Obama negli USA ha esteso la sanità pubblica a una fascia di persone finora escluse; potremmo dire: bene!, ma – guarda caso – per ridurre i costi che naturalmente aumenteranno cosa ha fatto? Ha introdotto nella sanità pubblica il colloquio per chiedere ai pazienti anziani quali cure vorrebbero rifiutare suggerendo, di fatto, una specie di testamento anticipato che non ha altra conseguenza che il far sentire di peso chi soffre di alcune patologie. Per la serie: curiamo tutti, tranne quelli gravi e costosi. Le malattie croniche e i pazienti nell’ultimo tratto della loro vita pesano infatti sulla spesa sanitaria per l’80%.

In Olanda i dati parlano chiaro: i casi di eutanasia da quando è entrata in vigore la legge sono in costante aumento, lo scorso anno vi sono stati 2636 casi ufficiali (dati relativi al 2009), e segnano un +13% rispetto al 2008: prevale nettamente la scelta dell’eutanasia rispetto al suicidio assistito. Ovviamente all’aumento al ricorso all’eutanasia è corrisposta una diminuzione del ricorso alle cure palliative. Il fenomeno dell’eutanasia si diffonde anche a malati non terminali: in 12 casi nel 2009 è stata concessa l’eutanasia a persone che soffrivano di demenza allo stadio iniziale, e come anche in Svizzera si sta passando, di fatto, all’eutanasia di chi semplicemente non ha più voglia di vivere. In Olanda l’aggravante è che chi controlla l’operato dei medici che applicano la legge sull’eutanasia sono altri medici, e quindi la classe medica si autolegittima, anche nei casi nei quali non sia richiesta l’eutanasia, ma il medico ritenga (per il bene del paziente!) che il paziente deve morire. Si potrebbe dire una beffa, si passa dalla richiesta di libertà di decidere, alla delega di fatto al medico di decidere chi può e chi non deve vivere, e anche se questi viene condannato, tanto il paziente è già morto: pace all’anima sua! Ma forse questo non è quello che già è successo anche in Italia con i casi Welby ed Englaro? Le commissioni mediche hanno incredibilmente giudicato corretto l’operato dei medici che hanno praticato l’eutanasia. Questo dovrebbe far riflettere tutti quelli che credono che l’eutanasia sia la frontiera di nuovi diritti di libertà, bevendosi la propaganda pro-eutanasia, noi abbiamo molti più timori che il medico decida di non curare chi non ritiene degno di vivere piuttosto che il contrario. Sempre per la libertà di scelta: che dire della notizia che già nel 2004 il centro medico dell’università di Groningen ha ammesso di permettere l’eutanasia pediatrica e ha pubblicato il “Protocollo di Groningen”, linee guida per l’infanticidio? Sì, perché con l’eutanasia poi non ci si fermerà ai malati terminali, ma si passerà ai gravi handicappati e ai minori e ai malati psichici. L’eutanasia è il gradino più basso della coesistenza sociale: è la certificazione che c’è qualcuno che non è più utile, che deve essere aiutato a prendere coscienza del fatto che è un peso per la società e non può più dare alcun contributo.

Con la scusa della cancellazione della sofferenza si propone culturalmente il suicidio assistito e l’eutanasia, anche in pubblicità come qualunque prodotto commerciale, come è stato fatto dall’associazione Coscioni in Italia. Peccato che oggi si possano sedare il 99% delle sofferenze fisiche e, come tutte le statistiche dicono, il malato curato e accudito sia fisicamente che psicologicamente che spiritualmente, come dimostra il caso dell’Istituto dei tumori di Milano, non chiede mai la morte.

Veniamo all’Italia: la situazione non è certo migliore, si è addirittura arrivati ad esaltare il suicidio di un famoso regista come ha fatto Sergio Bartolomei, consulente di Bioetica dell’Università di Pisa, sull’Unità; commentando il suicidio di Monicelli, dice esplicitamente: “Il suo suicidio cruento deve indurre a riflettere sull’opportunità di legalizzare l’eutanasia nel nostro paese”. Cosa dire poi di Federico Orlando che su Europa chiama “stregoni che vogliono riempire il corpo di filtri chimici sotto il falso nome di nutrizione artificiale” coloro i quali difendono il disegno di legge per la regolamentazione del fine vita, che impedisce per chi è in stato vegetativo permanente di interrompere idratazione e alimentazione. Orlando (che ha aderito nel 2008 a Radicali Italiani) in un crescendo incredibile auspica i comitati di iniziativa popolare per opporsi a questo “oscurantismo pro-life”. Ma in Italia ci sono molte associazioni che propagandano l’eutanasia, come ricordava Andrea Galli su Avvenire del 23 dicembre 2010: la filiale del network internazionale di Exit, LiberaUscita, che annovera tra i soci onorari Corrado Augias e Umberto Veronesi, la libertaria «A Buon Diritto» animata da Luigi Manconi; ovviamente non possono mancare l’Associazione Coscioni e l’Aduc, vicine al Partito Radicale, fino alla Consulta di Bioetica, coinvolta nella vicenda di Eluana. Ma bisogna dire che c’è chi ha addirittura usato se stesso per la causa, come Piero Welby che così scriveva nel diario della sua malattia poi pubblicato da Rizzoli con il titolo “Lasciatemi morire”: «I have a dream. Ho sognato che il Parlamento aveva approvato la legge sull’eutanasia».

Adesso dopo quasi due anni di parcheggio alla Camera forse verrà riesumata la legge Calabrò sul fine vita, che tende a limitare e a ridurre il pericolo dell’eutanasia in Italia; certo si poteva fare prima, forse ora si farà per recuperare il voto dei cattolici, o forse si andrà a votare e allora preghiamo che il prossimo parlamento non sia pro-eutanasia. L’eutanasia propone contemporaneamente due modelli: l’idea che sono proprietario della mia vita escludendo quindi di fatto un Creatore, si potrebbe quindi dire un ritorno all’autonomia del peccato originale. Un’idea socialmente utilitaristica che se non servi e costi non sei più utile, e chi se ne frega delle relazioni! in fondo un’idea di individuo staccato da tutti e tutto che non si può dire per niente cristiana, e che porterà anche alla fine della compassione che Gesù invece ci ha mostrato verso i malati. La Chiesa difende senza compromessi la dignità della vita umana, come diceva Benedetto XVI lo scorso Febbraio 2010 ai Vescovi della Scozia in visita “ad limina”, pensando al caso della Gran Bretagna dove sempre più forti sono le spinte per una legge pro-eutanasia, ma rivolgendo come sempre un pensiero a tutto il mondo e a tutta la Chiesa: “Il sostegno all’eutanasia colpisce il cuore stesso della concezione cristiana di dignità della vita umana. Gli sviluppi recenti nell’etica medica e alcune pratiche propugnate nel campo dell’embriologia sono motivo di preoccupazione. Se l’insegnamento della Chiesa è compromesso, anche solo leggermente, in una di queste aree, allora diventa difficile difendere la pienezza della dottrina cattolica in modo integrale”.