(AGI) – Londra, 3 nov. – L’eventuale eutanasia di un bimbo britannico gravemente malato scuote la Gran Bretagna. La decisione se lasciarlo morire, come vorrebbero la madre e i medici che lo hanno in cura, o continuare a mantenerlo artificialmente in vita, come vorrebbe il padre, è affidata a un giudice del Tribunale di Londra, che dovrà decidere entro sabato. E la Gran Bretagna si interroga sull’eutanasia. Il piccolo soffre di una malattia genetica irreversibile ed è attaccato a un respiratore artificiale da un’ora dopo la nascita, avvenuta il 10 ottobre dello scorso anno. Baby RB soffre di una rarissima malattia neuromuscolare, la sindrome miastenica congenita che limita fortemente la sua capacità di respirare, deglutire e muovere gli arti. I medici che lo curano, appoggiati dalla madre, hanno detto al giudice che spegnere il respiratore artificiale sarebbe “il suo migliore interesse”, perchè lo attende “una vita penosa, malinconica e miserevole“, anche se un’operazione chirurgica (la tracheotomia, richiesta dal padre) gli permettesse di tornare a casa. Gli avvocati del padre sostengono invece che il cervello del piccolo funziona perfettamente, che non è stato interessato dalla malattia, che il bimbo riesce a vedere, sentire e provare emozioni, che riconosce i genitori e che lo dimostreranno grazie a un video che consentirà al giudice di vietare l’eutanasia. Entrambi i genitori – una coppia molto giovane (entrambi ventenni) che “si è separata amichevolmente”- erano in tribunale per l’udienza. Dr F, il pediatra di terapia intensiva consultato dal giudice per dare una valutazione sull’opportunità medica di realizzare una tracheotomia, ha sconsigliato vivamente l’intervento: il piccolo rischierebbe continuamente una crisi e probabilmente avrebbe bisogno di una maschera per la ventilazione ventiquattr’ore su ventiquattro: “E non è il tipo di vita che una famiglia può desiderare per i propri figli”.