di Raffaella Frullone
Tratto da La Bussola Quotidiana il 30 giugno 2011

In Olanda la richiesta di eutanasia cresce di anno in anno. I casi di morte procurata sono infatti aumentati ti da 2500 nel 2009 a 2700 nel 2010, ma c’è una novità relativa al tipo di eutanasia praticata.

Infatti lo scorso anno 21 persone affette dai sintomi iniziali di patologie legate alla demenza sono stati eutanasiazzati, nonostante fossero in condizioni di generale buona salute. “Omidici pietosi”, li chiamano.

Il rapporto annuale ufficiale sui casi di eutanasia del 2010 non è ancora stato presentato, tuttavia il canale televisivo olandese Nos, come annuncia Lifesitenews. it, ha raccontato la storia di alcuni “beneficiari” dell’eutanasia lo scorso anno. Fra loro la 63enne Guusje de Koning che 4 giorni prima di morire ha realizzato un video insieme al marito nel quale motiva ai figli la sua decisione. Le immagini mostrano la signora De Konig, una donna in salute e piena di umorismo, che spiega con naturalezza di non essere intenzionata a ad andare avanti a vivere dopo che le è stato diagnosticato l’Alzherimer.

La ragione che l’ha condotta a questa decisione è stata aver assistito alla lenta agonia del padre, morto dopo una terribile malattia. “Io non voglio questo – ha detto ai suoi figli – non voglio soffrire”.

La donna è morta per eutanasia esattamente un anno fa e oggi la sua storia viene utilizzata per dimostrare come uccidere le persone nelle fasi iniziali di una malattia è un buon modo per evitare la sofferenza e insieme gli eccessivi costi relativi alla Sanità per gli anziani nel Paese. In Olanda l’eutanasia è legale quando il paziente è in pieno possesso delle sue facoltà mentali e quindi perfettamente in grado di esprimere il suo desiderio di morte. Ma questo stride ovviamente con le patologie diagnosticate di demenza che provocano la graduale perdita proprio delle facoltà necessarie a prendere questa decisione. La “soluzione” più facile diventa allora quella di correre al riparo al più presto, ovvero prima che la malattia degeneri.

Da qualche tempo nelle province e nelle città olandesi sono in corso incontri e convegni per spiegare agli anziani quali sono i loro diritti quando si tratta di morte, diritti che devono essere garantiti anche se gli stessi sono in generali condizioni di buona salute fisica.

Un’ulteriore conferma di questo la troviano nella significativa testimonianza di di un’infermiera che lavora vicino ad Amsterdam in una residenza sanitaria con 240 pazienti psicogeriatrici, riportata dal sito Focolare. org e di cui vi proponiamo un breve estratto

«In Olanda l’eutanasia è legale, ma non è ancora permesso attuarla sui pazienti dementi e quindi nella residenza dove lavoro non viene praticata l’eutanasia attiva. Tuttavia da parte dei dirigenti e delle autorità è continuo l’invito, anche se non esplicito, ad attuarla.

Anche nel mio istituto la direzione, soprattutto in seguito alle pressioni dei familiari dei pazienti, si sta orientando in questo senso. Negli anni scorsi è avvenuto, a volte, che ad alcuni pazienti più gravi e in stato terminale è stata sospesa la terapia (eutanasia passiva). Non ero d’accordo: significava andare contro ciò che a me sembra la legge interiore dell’uomo. Ho cercato di non uniformarmi con queste scelte e di spiegare le mie opinioni.

Ora che le richieste di eutanasia sono aumentate, cerco di stare vicino ai familiari durante il decorso della malattia dei pazienti, informandoli dei trattamenti di cui hanno bisogno nelle varie fasi e delle possibilità terapeutiche nelle fasi terminali, aiutandoli a star loro accanto anche nei momenti più difficili. Il problema maggiore dei familiari è quello di accettare la sofferenza e il dolore dei loro cari, che pensano di risolvere con la scelta dell’eutanasia. Sottolineare insieme la centralità del benessere della persona, ha permesso di rinnovare il rapporto professionale e umano anche con i colleghi in disaccordo con le mie scelte morali. Per esempio, è stata ricoverato nella nostra casa un uomo anziano con gravi complicazioni cliniche.

Ne ho parlato con il medico a cui è stato affidato: egli ha preparato un protocollo di terapia accurato e comunicandoci le sue decisioni ha coinvolto tutto lo staff nella cura del paziente che è stato seguito, con i familiari fino alla morte, in un clima molto disteso e sereno. La moglie ci ha scritto: “Grazie per l’amore e l’attenzione che gli avete dato in questo ultimo periodo della sua vita; mi sono sentita molto alleviata”».