di Marco Respinti
Tratto da La Bussola Quotidiana il 22 febbraio 2011

Ieri i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno approvato un testo di condanna delle violenze sui cristiani davvero poco coraggioso.

Fra chi auspicava una presa di posizione più decisa vi è Sophia Kuby, tedesca, direttrice esecutiva dello European Dignity Watch, una Ong nata a metà dell’anno scorso ma a Bruxelles già attivissima nella difesa di quelli che statutariamente definisce «i tre pilastri più importanti della società: la vita, la famiglia e le libertà fondamentali».

Non appena è stato reso noto il documento approvato dai ministri degli Esteri della Ue lei, pensando alle condizioni e in cui versano moltissimi cristiani nel mondo, lo ha subito definito «debole». Perché?
Perché è troppo generico. Del resto a preoccupare non sono solo le persecuzioni violente di cui i cristiani sono vittime in Africa, Medioriente e Asia, ma pure quelle, crescenti, che li colpiscono addirittura in Europa. Di ciò la gente non ha affatto sentore, mentre qualsiasi gesto politicamente scorretto riguardi un musulmano causa subito enorme scandalo sui media. Prendiamo per esempio in considerazioni i recenti attacchi di cui sono stati oggetto diversi sacerdoti cattolici in Germania, sopresi nel cuore della notte da gruppi di uomini incappucciati che, parlando con accento straniero, li hanno percossi tanto violentemente da renderne necessario il ricovero in ospedale. La notizia è stata data dai giornali locali e solo da qualche testata nazionale, ma, trascorso un giorno appena, tutto è finito nel dimenticatoio. Immaginiamoci cosa sarebbe accaduto se l’incidente fosse capitato a un imam…

Perché i cristiani vengono perseguitati?
Lasci che le risponda concentrandomi ancora sullo scenario europeo, quello di cui si occupa lo European Dignity Watch. In Europa esiste una crescente persecuzione “strutturale”, ovvero una discriminazione che colpisce i cristiani attraverso legislazioni ostili, politiche vessatorie e opinioni pubbliche malevole. Raccogliamo testimonianze continue di leggi che limitano le libertà fondamentali sia a livello europeo sia a livello nazionale allo scopo di creare una “giustizia” maggiore che però viene definita solamente come diritto alla non-discriminazione. Il criterio che sembra guidare oggi le istituzioni comunitarie è quindi l’eguaglianza assoluta che definisce qualsiasi differenza intrinsecamente illegittima sul piano morale. Ma un conto è la discriminazione e un altro la distinzione. Per i cristiani non è possibile non distinguere. Mi spiego. Per un cristiano matrimonio e famiglia sono valori centrali. Nella prospettiva cristiana, il matrimonio tra un uomo e una donna è una realtà tanto unica e preziosa da essere un sacramento: per questo i cristiani ritengono che quell’istituto meriti protezione speciale, principio del resto recepito nella maggior parte delle costituzioni degli Stati europei. Insomma, è naturale che i cristiani considerino in modo profondamente diverso il matrimonio rispetto a ogni altra forma di unione fra individui. Significa allora che i cristiani discriminano chi, non sposandosi, non gode di quella particolare protezione?

L’Europa sta certamente diventando uno scenario inquietante di persecuzione “bianca”. Ma nel resto del mondo, là dove si muore ogni giorno per il nome di Cristo, quali sono a suo avviso le situazioni più gravi?
Specialmente in Asia e Africa, l’islam sta prendendo il controllo dei Paesi più poveri. Ciò comporta nuove ondate di crudeltà contro gli “altri”, come nei mesi scorsi si è visto in Egitto, Iraq e Turchia. In Paesi come la Nigeria e l’Indonesia i cristiani erano abituati a vivere liberamente la propria fede, ma oggi sono diventati cittadini di seconda classe esclusi da molte attività pubbliche e le loro vite sono costantemente minacciate.

Ora, se in Africa, Asia e Medioriente è chiaro che il pericolo viene pressoché unicamente dall’islamismo radicale, in Europa la situazione è diversa. Infatti, ancorché le minoranze islamiche stiano maturando anche da noi una coscienza nuova che comporta non pochi problemi nelle grandi città e talora persino nelle scuole, il problema centrale del Vecchio Continente è l’autoeliminazione dei valori cristiani operata dai ceti politici, dai media e dalle istituzioni. Ricordiamoci, per esempio, la decisione presa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sulla presunta illegittimità della presenza dei crocifissi nelle scuole italiane. Altro esempio rivelatorio è il rapporto stilato dal Consiglio d’Europa in ottobre sui limiti da imporre all’obiezione di coscienza esercitata dai medici e dagli ospedali che rifiutano di praticare l’aborto. L’Unione Europea sta ora discutendo quella direttiva sul “principio di parità” che conferirebbe a chiunque il diritto di accusare chicchessia di discriminazione sulla semplice base di una personale percezione di “ineguaglianza”… In molti Paesi europei le leggi che puniscono l’incitamento all’odio rendono impossibile la citazione in pubblico di passi della Bibbia, come è accaduto non molto tempo fa in Gran Bretagna. La lista, insomma, cresce: per questo c’è bisogno di ritornare alla ragione.