Incontro a Bologna per respingere “la pillola che uccide due volte”

BOLOGNA, domenica, 31 maggio 2009 (ZENIT.org).- Si è svolto venerdì 29 maggio a Bologna presso la sede del Quartiere S. Stefano un incontro pubblico sul tema: “Ru486: il farmaco che uccide due volte”.

L’incontro è stato organizzato dall’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII con l’adesione dell’Associazione Medici Cattolici Emilia Romagna, di FederVita Emilia Romagna, del Movimento per la Vita e del Servizio Accoglienza alla Vita di Bologna.

Secondo gli organizzatori, l’obiettivo era quello di sensibilizzare la popolazione al fine di contrastare la distribuzione della pillola abortiva Ru486 nel nostro Paese.

Nel frattempo, l’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, sta vagliando la richiesta di distribuzione della pillola abortiva avanzata dall’azienda farmaceutica produttrice.

Il sottosegretario al Welfare, l’on. Eugenia Roccella, ha inviato ai partecipanti all’incontro un messaggio di saluto nel quale ha evidenziato i rischi associati a questo prodotto: “finora, la mortalità delle donne per aborto chimico è stata stimata dieci volte maggiore rispetto a quella dell’aborto
chirurgico”.

“Questo percorso richiede un uso abbondante di antidolorifici ed è stimato che in più della metà dei casi la donna riconosca l’embrione abortito, con i danni psicologici che tutti possiamo
immaginare”, ha aggiunto.

Per questo, ha continuato, “affermare che l’aborto procurato dalla Ru486 non è invasivo e non comporta rischi per la salute della donna è una menzogna”.

“Il vero obiettivo dei sostenitori della pillola abortiva – ha concluso l’on. Roccella – è cambiare la legge 194 per introdurre l’aborto a domicilio, come è già avvenuto in Francia. In questo modo il prezioso lavoro di prevenzione fatto da associazioni come le vostre diventerebbe, nei fatti,
impraticabile.”

Anche il dottor Giancarlo Pizza, presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna, ha portato il suo saluto ed elogiato il lavoro di sensibilizzazione svolto dalle associazioni promotrici dell’incontro.

Dal dibattito è emerso che l’aborto chimico, oltre a far morire dei bambini innocenti, causa gravi danni anche alle mamme, che vengono traumatizzate per tutta la vita e possono anche morire.

A questo proposito sono state presentate alcune testimonianze in cui si è ribadito che “è un aborto lungo, rischioso, angosciante, doloroso”.

Il risvolto più agghiacciante di questo tipo di aborto è sul versante psichico, legato al maggior senso di colpa per la donna perché è lei che assume la pillola, all’ansia per un evento che si prolunga per settimane e da cui non si può tornare indietro, alla solitudine, allo sconvolgimento ormonale.

In conclusione, la psicologa Sabina Berardi ha denunciato che con la Ru486,
“mentre l’urlo degli innocenti si farà ancora più frequente, si sarà trovato il modo di renderlo più silenzioso”.