di Carlo Panella
Tratto dal blog di Carlo Panella il 19 agosto 2010

La decisione di Nicolas Sarkozy di espellere trecento Rom che hanno commesso reati o in posizione irregolare, verso la Bulgaria e la Romania, patrie d’origine, non è scattata a freddo.

E’ stata decisa in una riunione all’Eliseo del 29 luglio, dopo il grave episodio di Saint Aignan, una cittadina nella regione della Loira in la gendarmerie aveva sparato contro un’auto che aveva forzato un posto di blocco, uccidendo il giovane alla guida, un Rom di cittadinanza francese, della “gens du voyage”, secondo la definizione ufficiale di Parigi. Per vendicarlo, la sera successiva, a freddo, decine di Rom del campo del giovane, hanno assalito con inaudita violenza la caserma della gendarmerie, provocando incidenti gravissimi. Questo, dopo che in varie regioni della Francia si erano succeduti negli ultimi mesi molti episodi di violenza. Il 30 luglio Sarkozy, dunque non ha improvvisato una stretta di vite xenofoba e a freddo contro i Rom, come appare dai media, ma ha risposto ad una situazione di turbolenza sociale acuta, al cui epicentro sono i Rom. Le espulsioni decise infatti, riguardano tutte e solo Rom in posizione irregolare, espulsi non in quanto Rom, ma perché hanno violato le leggi francesi, come ha chiaramente spiegato del ministro dell’Interno Brice Hortefeux dopo la riunione dell’Eliseo: “Espelleremo immediatamente in Bulgaria o in Romania i Rom che hanno arrecato disturbo alla quiete pubblica o commesso reati”. Anche i 300 campi Rom che Sarkozy a deciso di chiudere (ad oggi ne ha chiusi 50), sono tutti irregolari. Non solo, Sarkozy ha anche annunciato che intende modificare anche ritirare la cittadinanza a quei giovani immigrati, che abbiano compiuto reati. Un chiaro segnale di “tolleranza zero” a 360 gradi, non mirata ai soli Rom, in un paese in cui le banlieues sono spesso in mano a bande di giovani immigrati che si muovono con la logica del branco, spesso scontrandosi tra di loro. Naturalmente, le prime espulsioni dei giorni scorsi, hanno suscitato le proteste non solo delle comunità Rom (a proposito, si è scoperto che il portavoce dei Rom austriaci si chiama Sarkozi, eccellente scherzo della storia), ma anche di Bucarest e Sofia e naturalmente della immancabile Ue. La Francia ha così strappato all’Italia il primato delle accuse di razzismo quanto a gestione dei Rom, in un contesto in cui regna il massimo dell’ipocrisia politically correct. Innanzitutto perché è oggi evidente che è stata sciagurata la decisione della Ue di estendere ai rumeni e bulgari il diritto di libera circolazione. Meccanismo che non può creare che caos quando sono così alti i differenziali di controllo della criminalità tra Romania e Bulgaria e i paesi fondatori dell’Ue e così imponente è la massa dei Rom che ha così potuto muoversi liberamente verso ovest. E poi perché il problema dei Rom è di difficilissima gestione per una questione che non attiene affatto a pseudo tensioni xenofobe, ma alle loro cultura. I Rom infatti rifiutano l’integrazione (ripetiamo: rifiutano l’integrazione, intendono restare tra di loro e non mescolarsi con le popolazioni ospiti, sotto ogni profilo, non solo abitativo); praticamente tutti rifiutano di avere un lavoro fisso e hanno anche una fortissima resistenza nel fare andare a scuola i propri figli. Gestire in modo equilibrato queste loro pretese, che li trascinano –per loro libera scelta- nella marginalità sociale, è problema che non si può risolvere con belle parole e men che meno tollerando una cultura dell’illegalità che troppo spesso attecchisce nei loro campi.