In Egitto, in questo delicato periodo prima delle elezioni di novembre e successivo alla rivoluzione che ha portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak, prosegue la fuga di cristiani dal Paese. Secondo alcune fonti, non verificabili, sarebbero oltre 100 mila i copti che hanno già lasciato l’Egitto. Sulle cause di questo esodo, ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco, il vescovo di Guizeh, mons. Antonios Aziz Mina:RealAudioMP3

R. – Non abbiamo dati certi, non c’è una statistica. I motivi di questo fenomeno sono parecchi, ma il motivo principale è l’insicurezza: non si sa cosa succederà dopo la rivoluzione. Il fenomeno non riguarda soltanto i cristiani, ma tutti gli egiziani, anche i musulmani. Nell’esodo, si vede che i cristiani sono più numerosi, perché hanno maggiori ‘agganci’ al di fuori del Paese. Quindi questa fuga si nota più tra i cristiani che tra i musulmani. Dato il numero esiguo dei copti in Egitto – siamo il 10 per cento – ogni cristiano che lascia il Paese lascia un vuoto enorme, più grande di quello dei musulmani.

D. – Per quanti fuggono dal Paese, in particolare per i cristiani, c’è anche il timore che il potere in futuro possa essere preso da gruppi integralisti, movimenti salafiti…

R. – Può anche darsi. A novembre andremo alle urne. Ma quanto siamo preparati alla vita democratica? Perché la vita democratica non vuol dire solo dare il voto, ma avere la consapevolezza di come dare questo voto. La maggioranza può fare in modo che le minoranze possano espandersi e partecipare allo sviluppo di questo Paese, che la democrazia non diventi uno strumento di esclusione di una parte.

D. – Affinché ci sia un’autentica democrazia, quali sono in questo momento di transizione gli auspici della Chiesa?

R. – La Chiesa non è un’istituzione politica, piuttosto tende a illustrare i diritti umani di ciascuna persona, cristiana o musulmana. Noi incoraggiamo i nostri fedeli a partecipare alla vita politica e a fare il loro dovere, esprimendo il loro voto. Quindi, incoraggiamo i nostri fedeli a fare questo passo e organizziamo convegni: chiediamo a persone illustri di parlare e di mostrare la situazione, per poter favorire la partecipazione alla vita sociale del Paese.

D. – Quindi, chiedete che ci siano cattolici impegnati in politica…

R. – Impegnati in tutto, non soltanto in politica, ma anche nella costruzione di questo Paese. Ciascuno deve seguire la vocazione alla quale il Signore l’ha chiamato. Auspico che tutto questo giovi ad un buon futuro, non solo per l’Egitto, ma per il mondo intero: che sia un mondo pieno di pace, di prosperità e un mondo in cui si realizza la volontà di Dio, che tutti arrivino in Terra a vivere una vita pacifica e che vedano il Suo volto nell’eternità. (ap)

In Egitto, intanto, circa 500 copti hanno sfilato ieri sera per le vie del centro del Cairo protestando dopo l’incendio della chiesa di Aswan, nel sud del Paese. Il governatore locale aveva affermato che la struttura era stata edificata senza i necessari permessi. Secondo i copti, le parole del governatore avrebbero istigato alcuni estremisti musulmani della zona che per questo avrebbero dato fuoco al luogo di culto cristiano.

da Radio Vaticana