Da Karachi AsiaNews, l’agenzia di stampa del Pime (il Pontificio istituto missioni estere), racconta la storia di Qamar David in carcere dal 2006. Nelle settimane successive all’arresto la polizia non  aveva trovato prove concrete a suo carico. Assolto il co-imputato, di fede musulmana, per mancanza di prove
di Giacomo Galeazzi
Tratto da Oltretevere, il blog di Giacomo Galeazzi, l’1 marzo 2010

Qamar David, cristiano alla sbarra con l’accusa di blasfemia, è stato condannato all’ergastolo, riferisce l’agenzia di stampa diretta da padre Bernardo Cervellera. Alla base della sentenza, emessa il 25 febbraio scorso, il fatto che l’uomo avrebbe “offeso i sentimenti” dei musulmani; assolto, invece, il co-imputato per mancanza di prove. La polizia aveva arrestato l’uomo nel 2006, anche se non vi erano prove concrete a suo carico. Il giudice aggiunto del tribunale distrettuale di Karachi ha ritenuto colpevole il cristiano perché ha usato “espressioni blasfeme” sul profeta Maometto e il Corano. Il magistrato, riferisce il quotidiano pakistano Dawn, ha emesso la sentenza dopo aver ascoltato l’arringa della difesa e la requisitoria della pubblica accusa. Nella sentenza di condanna si legge che Qamar David possedeva una Sim card (le carte usate nei telefoni cellulari)dalla quale sarebbero partiti messaggi telefonici ritenuti offensivi verso l’islam. Le prove sarebbero state raccolte grazie alla collaborazione della compagnia telefonica, che ha fornito i tabulati del numero – così riferisce l’accusa – appartenente al fedele cristiano. Una persona vicina all’imputato afferma che i fatti, le prove e il diritto, invece, sono tutti a suo favore. Le prove raccolte, sottolinea, sono frutto di dicerie e un co-imputato di fede musulmana, incriminato con gli stessi capi d’accusa, è stato prosciolto con formula piena. Parlando in condizioni di anonimato, la fonte citata da Christian Solidarity Worldwide (Csw) rivela che il giudizio finale è frutto di “influenze e pregiudizi” e ritiene che “pressioni esterne” alla Corte abbiano ricoperto un ruolo “essenziale” nel distorcere i fatti e il giudizio. Attivisti di Csw non nascondono la “profonda preoccupazione” per la condanna all’ergastolo del cristiano pakistano, originario di Lahore, colpevole di aver insultato il profeta Maometto. Egli lavorava in una mensa di ospedale ed è stato arrestato nel 2006 per aver inviato con il proprio telefono cellulare alcuni sms dal contenuto blasfemo. I messaggi, spediti ad alcuni musulmani, sarebbero stati una vendetta contro gli attacchi a chiese cristiane compiuti da fondamentalisti nell’aprile dello stesso anno. Qamar Davis e il suo legale, Parvez Choudhry, sono stati vittima di ripetuti tentati omicidi e minacce di morte da folle di estremisti. Stuart Windsor, direttore nazionale di Csw, afferma che “l’allarmante verdetto rende ancora più necessario il bisogno che il governo pakistano abroghi le leggi sulla blasfemia. Si è più volte fatto un abuso della norma – continua – per soddisfare vendette personali contro pakistani di tutte le fedi religiose. Essa è un mezzo pericoloso nelle mani di quanti vogliono perseguitare o discriminare le minoranze religiose”. Christian Solidarity Worldwide (Csw) è un’organizzazione a difesa dei diritti umani specializzata nella libertà religiosa. Gli attivisti lavorano a favore di quanti sono perseguitati a causa della loro fede in Gesù e promuove la libertà religiosa per tutti.