di Matteo Sacchi

Tratto da Il Giornale

L’incredibile, sorprendente e resiliente complessità del bene.

È solo invertendo i termini del famosissimo saggio di Hannah Arendt che è possibile capire e raccontare le incredibili scoperte fatte dallo storico australiano William Hastings Burke. Ma partiamo dai fatti che questo ricercatore ha raccolto con pazienza certosina nel suo libro di prossima pubblicazione in Italia: «Il fratello di Hermann – Chi era Albert Goering?». Eccoli: il fratello minore del comandante della Luftwaffe, non che noto gerarca nazista, Hermann Goering, fu uno strenuo difensore degli ebrei e operò n´ più e n´ meno che come un secondo Oskar Schindler o un Giorgio Perlasca. Albert, così si chiamava, infatti salvò in Cecoslovacchia numerosi internati di un lager nazista. Come ha raccontato Burke (che indaga dal 2005) al Guardian e al settimanale italiano Focus: «Albert Goering si recò con un camion in un lager nazista, si presentò come il fratello del Maresciallo del Reich e si fece consegnare numerosi prigionieri da impiegare nelle officine Skoda. Una volta uscito e al sicuro, li liberò tutti». Ma non è stato il solo atto di eroismo compiuto da questo ingegnere che poco aveva a che spartire con la brutalità del fratello (i due erano molto diversi anche fisicamente e questo aveva ingigantito le voci sul comportamento non irreprensibile di Fanny Goering, la loro madre): il fratello di Goering rischiò spesso la vita per salvare gli ebrei. «Venne arrestato quattro volte dalla Gestapo. Anche se il suo nome finì per proteggerlo, la sua azione non fu priva di pericoli». E questa sua scelta di opposizione al razzismo tra l’altro era maturata ben prima della guerra. Un altro episodio citato dallo storico avvenne nel 1938 a Vienna, dove il fratello di Goering «vide un’anziana signora alla quale le SA avevano appeso al collo il cartello “Sono una troia ebrea”». Albert le strappò il cartello dal collo, ingaggiò una colluttazione con le SA e venne arrestato. «Quando i nazisti si resero conto della sua identità lo lasciarono andare, ma nell’ingaggiare la colluttazione corse un pericolo come chiunque altro».

Eppure le scelte coraggiose del più giovane dei Goering non vennero ripagate a fine conflitto. Nel 1945, durante la sua prigionia, Albert Goering stilò una lista con i nomi delle persone da lui salvate e quasi tutti i dati forniti vennero poi confermati dai diretti interessati. Eppure negli anni della ricostruzione venne comunque emarginato a causa della sua parentela col gerarca. Albert Goering visse a lungo a Monaco di Baviera, senza riuscire però a trovare di nuovo un lavoro, bench´ fosse ingegnere. Morì nella città bavarese nel 1966, dopo essere stato lasciato dalla moglie. Il bene è complicato da capire; fare tabula rasa di chi ha un cognome scomodo è facile e banale, come il male.