di Andrea Sartori (insegnante) da Protagonisti Per L’Europa Cristiana

L’islam più radicale è condannato, per ragioni storiche. E già in passato il mondo islamico dovette soccombere alla maggior cultura degli “infedeli”

“Graecia capta ferum victorem cepit” la Grecia conquistata conquistò il rozzo vincitore, scriveva Orazio a proposito della conquista romana della culla della civiltà. Questo potrebbe anche essere il destino dell’islam, ed in parte lo è già stato in passato.
Lo spunto arriva da un articolo del giornalista-scrittore cattolico Vittorio Messori apparso sul Corriere della Sera di lunedì 19 ottobre, intitolato “L’idea (disastrosa) dell’ora di Islam e il rischio della scuola coranica”. Messori sostiene che l’islam, alla lunga, sarà incapace di mantenersi “puro” a contatto con l’Occidente. Scrive Messori: ” nostri valori e, più ancora, i nostri vizi, corroderanno e, alla fine, faranno implodere una fede il cui Testo fondante non è per nulla in grado di affrontare la critica cui sono state sottoposte le Scritture ebraico-cristiane. Una fede che, in 1400 anni, non è mai riuscita ad uscire durevolmente dalle zone attorno ai tropici, essendo una Legge nata per remote organizzazioni tribali. Una fede che, priva di clero e di un’organizzazione unitaria, impossibilitata a interpretare il Corano — da applicare sempre e solo alla lettera — è incapace di affrontare le sfide della modernità e deve rinserrarsi dietro le sue mura, tentando di esorcizzare la paura con l’aggressività. Ma poi: panini al prosciutto, vini e liquori, minigonne e bikini, promiscuità sessuale, pornografia, aborti liberi e gratuiti, «orgogli» omosessuali, persino la convivenza con cani e gatti, esseri impuri, e tutto ciò di cui è fatto il nostro mondo — nel bene e nel male — farà sì che chi si credeva conquistatore si ritroverà conquistato.” La posizione non è nuova in Messori, ed è già stata sostenuta nel suo libro più celebre “Ipotesi su Gesù”, in cui si scrive che l’islam non riuscirebbe a reggere l’impatto di un eventuale illuminismo.
Eppure è una posizione su cui meditare in quanto riflette una legge storica applicabile non solo all’islam. Orazio già si rendeva conto di questa legge. Dopo la Seconda Guerra Punica i primi contatti col mondo greco provocarono le ire dei conservatori romani. Catone il Censore fece espellere una delegazione di filosofi greci giunta da Atene a causa della “pericolosità” delle loro idee. Non passò molto tempo che Roma adottò la filosofia greca, dando vita alla cultura greco-romana.
In seguito furono i barbari e i cristiani, inizialmente ostili alla cultura classica, che dovettero inchinarsi ad essa. I Germani dovettero adottare il diritto romano, fondamento del diritto occidentale. Il barbaro Carlo Magno si fece romano, il cristianesimo stesso ebbe profonde influenze ellenistiche e latine (basti pensare a tutta la terminologia della Chiesa di Roma, da Pontefice Massimo a Curia, mutuate dal mondo romano).
Anche il mondo musulmano è già stato, nel Medioevo, “conquistato” dalle popolazioni sottomesse.
Padre Livio Fanzaga, commentando su “Radio Maria” l’articolo di Messori, pur prendendo le distanze da moltissimi aspetto dell’islam e dall’ora di islam a scuola, invitava gli ascoltatori a riconoscere qualcosa di grande nell’islam, che ha dato al mondo la grande civiltà araba. Padre Fanzaga sostiene che la fede nel Dio Unico, secondo il suo parere segno di grandezza dell’islam, è stato il motore di ciò che di grande ha dato la civiltà musulmana.
Padre Fanzaga si sbaglia, in quanto ciò che di grande ha dato la civiltà musulmana è stato in contrasto con l’islam nella sua forma più pura. E’ stato un altro esempio di “Graecia capta”.
Lo scrittore ex musulmano ora agnostico Ibn Warraq sostiene che ci sono tre islam: il primo è quello riassunto nel Corano e i detti di Maometto, il secondo è la religione interpretata e sviluppata dai teologi attraverso la tradizione e il terzo è la civiltà musulmana che tutti decantano. Il “terzo” islam è quasi sempre in contrasto con gli altri due.
La civiltà arabo-persiana ha dato alcune fra le più belle poesie di tutti i tempi: il Corano, d’altro canto sostiene che “coloro che si smarriscono seguono i poeti” (sura 26, v. 224) e lo stesso Maometto (che fece assassinare la poetessa Asma bint Marwan) sosteneva che “Un ventre pieno di pus è migliore di un ventre pieno di poesia”. E ricordiamo anche le tematiche della poesia “islamica”: Omar Khayyam canta il vino e dichiara il suo scetticismo di stampo epicureo, Abu Nuwas canta il vino e l’amore omosessuale, Abu’l-Ala al-Ma’arri irride la religione.
L’arte islamica deve tantissimo all’architettura greca e bizanina. Maometto condannava i pittori all’inferno, in quanto imitatori dell’opera di Dio creatore, eppure abbiamo moltissime miniature islamiche, anche molto belle, per non parlare del ritratto che Maometto II commissionò a Gentile Bellini. La filosofia mutuata dai greci e da Aristotele fu osteggiata, Averroé, ora portato ad esempio di gloria islamica, fu attaccato dal teologo al Ghazali (cui rispose col capolavoro “La distruzione della distruzione dei filosofi”), e fu condannato all’esilio per il suo interesse per la filosofia greca, tanto che Ernest Renan poté scrivere che “attribuire all’islam i meriti di Averroé è come attribuire all’Inquisizione i meriti di Galileo”. La stessa matematica, che i musulmani portano come motivo di gloria, fu mutuata dagli “idolatri” greci e indiani (i numeri “arabi” sono indiani, lo zero è indiano). La stessa musica è condannata dai teologi musulmani, eppure ricordiamo il successo in tutto il mondo arabo della cantante Umm Kulthum.
Quando i teologi presero il sopravvento il mondo musulmano ripiombò nelle tenebre (Così come la Riforma e la Controriforma furono, in campo di libertà artistica, un arretramento rispetto al Rinascimento e anche al Medioevo. Basti pensare al puritanesimo calvinista o all’ “Index librorum prohibitorum”). Ora i difensori del culto puro vedono che il “decadente” Occidente sta di nuovo influenzando il mondo musulmano con la sua libertà. Vedono la possibilità di critica, di libertà di coscienza, la libertà della donna. Il tentativo di segregare le nuove generazioni musulmane è in realtà il segno della paura che esse scoprano la libertà. Cosa che, presto o tardi, diverrà inevitabile. Perché, come scriveva Giambattista Vico “La Natura de’ popoli prima è cruda; dipoi severa, quindi benigna, appresso dilicata, finalmente dissoluta.”