Siamo entrati nel vivo della campagna elettorale per le  regionali del 28 e 29 marzo prossimi. I quotidiani Libero e Il Foglio hanno scelto di elevare il dibattito sulle regionali affrontando temi etici, in particolare, la questione dell’aborto.  Andrea Morigi e Francesco Agnoli hanno raccontato la storia della candidata del Pd nel Lazio, Emma Bonino, quando negli anni ’70 aspirava i feti con la pompa delle biciclette e li gettava nella spazzatura. Si fece pure fotografare mentre aspirava un feto. La Bonino praticava aborti e se ne vantava. Per questo fu arrestata. E oggi pur di prendere voti si accredita come amica del Vaticano. E’ una storia che nessuno vuole raccontare.

I due giornalisti iniziano la storia con una fotografia del 1975 pubblicata da Oggi, che ritrae la Bonino curva davanti a una donna a gambe divaricate nell’atto – vero o messo in scena per il servizio – di strappare la vita a un bambino. A quei tempi la candidata radicale, appoggiata dal Pd, combatteva una battaglia per il «diritto a una maternità scelta», dirà nel 2006 a Grazia. Da militante radicale, agiva, infilando il tubo di una pompa da bicicletta nell’utero delle donne che si rivolgevano a lei per uccidere il figlio che portavano in grembo. Era l’attuale vicepresidente del Senato ad aspirare personalmente il «contenuto dell’utero». Poi lo depositava in un vaso da marmellata. È lei stessa a ricostruire il macabro procedimento, tralasciando soltanto un particolare: i feti finivano fra i rifiuti. A Neera Fallaci, di Oggi, confidava però la propria e altrui indifferenza: «Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate».

La Bonino per queste iniziative finì anche in galera per qualche giorno autodenunciandosi, se la cavò con un’assoluzione che le spalancò le porte del Parlamento. Nell’ottobre del 1976, Cesare Cavalleri, sul mensile Studi Cattolici, scrive che Marco Pannella, Adele Faccio ed Emma Bonino, istigatori dell’aborto, sono «oggettivamente assassini», in quanto «chi pratica l’aborto è un assassino, e chi istiga gli assassini o con loro collabora si macchia moralmente dello stesso delitto». I tre lo querelano, e il 7 luglio 1980 il Tribunale di Milano lo assolve perché «il fatto non costituisce reato ». Un precedente giuridico importante, che consentirà al centrodestra di propagandare liberamente la verità anche durante la prossima campagna elettorale, toghe rosse permettendo. (A. Morigi, Abortista & Presidente,  21.1.2010 Libero).

Ricordo che la legge 194 dal 1978 ha soppresso milioni di piccoli italiani che potevano rendere meno gravoso l’inverno demografico in cui è precipitato il nostro Paese. “Se ogni politico nasconde qualche scheletro nell’armadio, – scriveva Marcello Veneziani – Emma Bonino cela un cimitero di 10 mila bambini non nati e da lei spesso personalmente eliminati con una indifferenza orgogliosa e agghiacciante”.

Il giorno dopo il direttore di Libero Maurizio Belpietro rincara la dose, si scusava pubblicamente di non aver pubblicato in prima pagina la foto della Bonino mentre trafficava tra le gambe di una donna e la aiutava ad abortire con una pompa di bicicletta, e invece Belpietro per non urtare le coscienze degli italiani ha preferito pubblicarla all’interno. Il direttore di Libero critica apertamente chi non vuole che si ricordi il passato della leader radicale. Questi vorrebbero che ci limitassimo a scrivere che la Bonino è una militante impegnata nella difesa dei diritti civili e nulla più. Ma poi dov’è lo scandalo se la stessa Bonino a più riprese intervistata sul suo passato, rivendica tutto anche le virgole, anzi è fiera della sua battaglia, allora ha voluto creare un caso, facendosi arrestare e quindi costringendo la politica a depenalizzare l’aborto, liberando le donne a suo dire.

Invece occorre parlare della candidatura Bonino ne è convinto anche Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio che in un editoriale parla di schiaffo alla comunità cristiana la scelta di candidare la “suora laica” Bonino proprio nella regione a Roma dove ha sede la cattedra di Pietro, la sinistra propone un vero e proprio modello ideologico.

“Quella candidatura – scrive Ferrara – è un modello ideologico, un programma di rilancio della peggiore ipoteca laicista a Roma, un tentativo di rivincita sulla chiesa contestata ma non irrilevante del referendum sulla fecondazione assistita, uno schiaffo ai vescovi e ai laici del dies Familiae; e anche la definitiva certificazione, se non combattuta, della marginalizzazione della chiesa dei movimenti, delle battaglie culturali, all’insegna della difesa della fede, alleata della ragione, nello spirito pubblico occidentale”. (G. Ferrara, Il modello ideologico? La pompa di bicicletta, 23.1.2010 Libero).
Per il direttore de Il Foglio è doveroso contrastare la candidatura Bonino in termini etici, “Qui il dissenso non è civico, non riguarda il piano regolatore, non insiste su aspetti marginali dell’esistenza civile di un popolo: qui si parla di roba decisiva, principi che sono stati autorevolmente definiti come “non negoziabili”, qui si tratta di vita, letteralmente, o di morte(…)Deve o non deve reagire una comunità che riceve un simile schiaffo, cioè l’imposizione di una scelta elettoralmente e politicamente minoritaria, che come Rosa nel pugno prende il due per cento, comminata in quanto prospettiva di governo e di guida materiale a una grande regione italiana e alla sua capitale, che qualcosa per la cattolicità significa? Si deve o non si deve impedire che i preservativi diventino ostia consacrata dall’ideologia di stato? Che la Ru486 arrivi al più presto in ogni dispensario romano e laziale, come peraltro già sta per avvenire in Emilia Romagna, per realizzare la felice scelta di aborto privato per la quale il diavolo Bonino si batte da oltre trent’anni, anche contro la legge 194?” (G. Ferrara, Il diavolo a pagina 11, 21.1.2010 Il Foglio).

DOMENICO BONVEGNA           [email protected]