Come tutti i radicali, la candidata presidente del centrosinistra nel Lazio è una gran sofista e maschera la cultura della morte con falsi intenti umanitari
di Antonio Gaspari
Tratto da L’ottimista il 20 marzo 2010

Dicono che è una donna di classe, ma poi c’è un video che la ritrae mentre bestemmia con virulenza. Dicono che difende i bambini, ma poi la trovi a promuovere e praticare aborti. Dicono che ha a cuore le donne, ma poi vorrebbe diffondere la pillola abortiva Ru486 che ne ha già uccise 16. Dicono che è sensibile al dolore altrui ma ha sostenuto il diritto di Beppino Englaro a far morire di fame e di sete sua figlia Eluana.

Dicono che ha a cuore i tossicodipendenti ma vorrebbe liberalizzare le sostanze tossiche che li faranno morire. Dicono che è attenta alle condizioni economiche dei cittadini, ma come prima dichiarazione ha detto che si opporrà a ogni politica di sostegno alle famiglie numerose.

Insomma, se andiamo a guardare bene, è meglio non essere oggetto delle attenzioni di Emma Bonino, visto che le soluzioni che propone sono tutte ispirate ad una cultura di morte. Si ha la netta impressione che la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Regione Lazio sia l’ennesima “tragica fregatura” che il Partito democratico (Pd) vuol rifilare agli elettori. È già successo nell’aprile del 2005 quando venne eletto Piero Marrazzo, presentato come il migliore dei giusti, il puro e integerrimo castigatore dei disonesti, colui che dall’ottobre 1998 al 2004 aveva giudicato tutto e tutti nel programma televisivo Mi manda Raitre. Il mito dell’eroico candidato senza macchia e senza paura, costruito dalla propaganda dei post-comunisti, è finito miseramente in una squallidissima vicenda di prostituzione di transessuali e consumo di cocaina. Vicenda drammatica dai risvolti non ancora chiari, visto che ci sono stati transessuali uccisi e quantità di droga e denaro di cui non si conosce la provenienza.

L’aspetto più drammatico della vicenda Marrazzo, però, non riguarda la corruzione della sua persona ed i danni relazionali con i suoi familiari. Il vero dramma della gestione Marrazzo infatti è la disastrosa gestione della Regione Lazio. Piero Marrazzo è stato il peggior Presidente che il Lazio abbia mai avuto. Per evitare di rispondere alle domande degli elettori circa i disastri combinati, il Pd ha pensato bene di sostenere la candidatura di Emma Bonino, conoscendo bene le sue capacità di ribaltare ogni ragionamento logico. È noto, infatti, che il Partito Radicale è la scuola dei sofisti, di coloro cioè che sono capaci di confondere ogni cosa, di cancellare ogni verità, di illudere e distruggere. Per quanto riguarda la campagna elettorale, la Bonino non si è preoccupata di andare a parlare con gli elettori, anche perché né i candidati né le sezioni del Pd l’hanno invitata, ma ha cercato le luci dei mass media, per cui ha fatto lo sciopero della sete, la campagna contro la presentazione delle liste del Pdl, ha provato a candidarsi a Milano, ha sfilato con il popolo viola, ha tenuto il congresso del Partito radicale, eccetera. Tutte azioni in cui si è preoccupata solo di attaccare e indebolire l’avversario. Quando però ha provato a riunire i suoi elettori è andata incontro a vuoti imbarazzanti.

Non sappiamo chi stila i sondaggi che danno la Bonino in vantaggio sulla Polverini: forse sono stati consultati solo gli elettori del Pd… In ogni caso è evidente che la coalizione che sostiene la Bonino non ha abbastanza voti per vincere, a meno che non ci sia un’astensione record che colpisca soprattutto gli elettori del Pdl. L’obiettivo del Pd e di Emma Bonino è quello di arrivare ad uno scenario simile alle recenti elezioni regionali in Francia, dove il partito socialista ed i Verdi hanno avuto meno voti che nel passato, ma l’altissima astensione (solo poco più del 46% degli aventi diritto ha votato) li ha favoriti. Questo è lo scenario che i radicali vorrebbero realizzare nel Lazio, dove a Roma e Provincia (70% del voto regionale) è stata esclusa la lista del Pdl. In questo contesto è evidente che ogni astenuto favorisce la Bonino, anche se i radicali ed il Pd non hanno fatto i conti con la mobilitazione dei cattolici e con la rabbia dei militanti del Pdl che già in occasione del referendum sulla legge 40 e al Family Day li hanno sonoramente sconfitti.

La posizione della Chiesa cattolica nel contesto di queste elezioni è più chiara che mai. Alla già nota posizione circa i “valori non negoziabili” ribadita frequentemente dal Pontefice Benedetto XVI ed esplicitati dalla Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, si sono aggiunti i manifesti stilati dal Movimento per la Vita, dal Forum delle Associazioni familiari, il Comunicato dei Vescovi dell’Emilia Romagna in vista delle elezioni regionali e la Nota del Vicariato di Roma. Tutte dichiarazioni in cui si dice chiaramente che non è possibile per un cattolico votare candidati, partiti o schieramenti politici che “su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa”. D’altro canto sarebbe un vero scandalo internazionale vedere eletta Emma Bonino presidente della Regione Lazio. Sarebbe per Roma, la città dei Papi, l’Urbe capitale del cattolicesimo nel mondo, una vera umiliazione. Emma Bonino la bestemmiatrice, colei che ha praticato e vuole favorire e diffondere l’aborto, la droga libera e l’eutanasia. Nella storia le navi colpite dalla peste alzavano la bandiera gialla. E la Bonino… ha proprio scelto il giallo come colore della sua campagna elettorale!