Dolore, inquietudine, collera: sono i sentimenti che prevalgono  nella comunità copta d’Egitto, dopo la strage nella notte del Natale ortodosso a Nag Hammadi, in cui sono stati uccisi sei fedeli e una guardia musulmana. Nelle ultime ore, in scontri in un villaggio vicino al luogo dell’attacco, è morta anche un’altra donna cristiana. Il Patriarca copto ortodosso Shenouda III ha espresso il suo sconcerto alle autorità del Cairo, chiedendo un’adeguata protezione della minoranza cristiana, vittima di attacchi da parte di gruppi fondamentalisti islamici. Dal canto suo, il vescovo cattolico di Luxor, mons. Youhannes Zakaria, ha chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per la comunità cristiana egiziana, che si trova in particolare difficoltà. Intanto, anche i fedeli copti in Italia si mobilitano per dire basta alle violenze anticristiane. Alessandro Gisotti ha raccolto la testimonianza di Marco Hamam, diacono della Chiesa copta ortodossa italiana, che racconta lo sconcerto provato alla notizia dell’attacco contro i confratelli egiziani:

R. – Ho festeggiato il Natale a Torino con padre Danial El Bakhoumi. Siamo usciti dalla Messa intorno all’una di notte, eravamo tutti molto contenti perché durante queste feste c’è tanta gioia. Stavamo tornando a casa ed è arrivata una telefonata a padre Danial: lo abbiamo visto gelarsi e subito la gioia si è trasformata in sentimenti di tristezza.

D. – Una cosa che voi stessi denunciate è il silenzio e l’indifferenza. In Egitto sono in pochi a parlare di questa strage…

R. – Sì, questo è un grave problema. Il problema viene sempre risolto così, con il silenzio, con la copertura. Tanto è vero che ancora adesso i mezzi di informazione egiziani pubblici si ostinano a dire che questo non è un incidente legato a questioni religiose. Questa è una cosa molto grave, proprio perché chiudendo sempre la questione, e non cercando mai di indagare le reali cause che sono dietro a questi eventi, non si riuscirà mai a risolvere il problema.

D. – Nelle stesse ore in cui veniva attaccata la chiesa copta, venivano anche attaccate delle chiese cattoliche in Malaysia. Davvero i cristiani in tante, troppe parti del mondo sono ancora chiamati a testimoniare a costo della vita…

R. – Io ne parlavo proprio ieri con un altro mio amico, anche lui diacono, e dicevo che questa mi sembra veramente una nuova epoca di martirio. Da una parte, questa per noi è una benedizione come cristiani, perché siamo chiamati al martirio e il martirio è la forma più alta di testimonianza di Cristo; dall’altra, credo che oggi abbiamo la possibilità di sensibilizzare l’opinione pubblica su quello che succede, perché i cristiani continuino a vivere, perché i cristiani continuino a rimanere nelle loro terre: sono tante le comunità dei cristiani, soprattutto in Medio Oriente, che stanno scomparendo. Questa è una cosa molto grave, perché in questo modo noi lasciamo che il pensiero radicale islamico prenda spazio.

D. – La comunità copta ortodossa in Italia promuove domani una manifestazione per dire basta alla violenza contro i cristiani…

R. – Domani, domenica, alle 11.00 a Roma, a Piazza della Bocca della Verità, ci sarà una manifestazione pubblica indetta dai copti ortodossi in Italia e a cui parteciperanno anche altre comunità cristiane del Medio Oriente, come i copti cattolici ed i maroniti. Gli obiettivi di questa manifestazione sono principalmente due: il primo è anzitutto la protesta contro il silenzio del governo egiziano rispetto a questi fatti e il modo in cui le forze dell’ordine si sono comportati in questo avvenimento, così come in altri avvenimenti; il secondo obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana rispetto a questi problemi, cercando di far giungere la voce di tante persone che vivono una situazione disumana ed inaccettabile.

da RadioVaticana