Proteste per la distruzione di una chiesa da parte dei musulmani. Il premier: il Paese è in pericolo

MILANO – Ventiquattro morti e oltre duecento tra militari e manifestanti durante scontri scoppiati nella notte tra domenica e lunedì nel centro del Cairo, davanti alla sede delle televisione di stato, nel corso di una protesta a cui partecipavano migliaia di copti. Secondo alcune fonti i feriti tra i manifestanti sarebbero stati vittime prima di lanci di pietre e bastoni e poi di colpi d’arma da fuoco sparati non è chiaro da chi. In un primo momento era stato riferito di elementi legati al vecchio partito dell’ex presidente Hosni Mubarak, ma poi si è parlato anche di persone legate ai Fratelli musulmani. Da notizie apprese successivamente sembra che, mentre i soldati sparavano per disperdere alcune migliaia di manifestanti radunatisi sul lungo Nilo, tra i manifestanti qualcuno avrebbe sparato contro di loro. Dal gruppo dei dimostranti sarebbero partite anche bottiglie molotov e lanci di pietre contro i soldati. Un mezzo della polizia è stato incendiato. A questo punto i militari avrebbero risposto al fuoco facendo una strage.

VIOLENZE – Gli scontri sono iniziati nel quartiere di Shoubra nel nord della capitale per poi allargarsi lungo il Nilo nella zona di Maspero davanti alla sede della di Stato e a piazza Tahrih. I copti, che protestano per una chiesa data alle fiamme la scorsa settimana nella provincia di Assuan, si sono scontrati per ore con i soldati. Alcuni copti si sarebbero impadroniti in precedenza delle armi prelevate da un veicolo militare dato alle fiamme e le avrebbero poi usate contro i militari. I copti rappresentano il 10% dei circa 80 milioni di egiziani.

BATTAGLIA CON I MUSULMANI – Gli scontri tra copti e militari sono poi degenerati in violenze interconfessionali tra musulmani e copti con centinaia di persone che si sono battute a colpi di pietre e bastoni nei quartieri del Cairo. La situazione è esplosiva. Mentre il governo è stato convocato in una riunione d’emergenza tra 200 e 300 di musulmani hanno marciato sull’ospedale dove sono stati raccolti i cadaveri degli scontri con la polizia in serata e dove sono stati curati i 156 feriti copti. Diverse auto sono state date alle fiamme e alcuni copti hanno prelevato benzina dai serbatoi di altri veicoli con cui hanno preparato bombe molotov. «Dio è con noi, Cristo è con noi. Loro vogliono che (l’Egitto sia uno Stato) islamico, ma noi non ci arrenderemo», inneggiano i copti. Sul fronte opposto i musulmani ripetono senza sosta, «Islam, Islam, Islam». Il governo ha dichiarato il coprifuoco in alcuni quartieri del Cairo.

L’APPELLO – Nella notte tra domenica e lunedì il primo ministro egiziano Essam Sharaf ha lanciato un appello alla calma con un discorso trasmesso dalla tv e con un messaggio sulla sua pagina ufficiale sul social network Facebook. «La nazione è in pericolo a seguito di questi eventi», ha detto sharaf in un discorso trasmesso dalla televisione pubblica. «Questi eventi ci hanno riportato indietro, invece di andare avanti per costruire uno Stato moderno su delle sane basi democratiche». «La cosa più pericolosa che possa minacciare la sicurezza della nazione – ha aggiunto – è di giocare con la questione dell’unità nazionale e di provocare la sedizione tra cristiani e musulmani e anche tra il popolo e l’esercito». «È questo lo scopo (di queste violenze, ndr) ma noi non cederemo a questi complotti perniciosi e non accetteremo un ritorno indietro», ha concluso, esortando gli egiziani «alla coesione e all’unione». Il prossimo 28 novembre inizieranno in Egitto le elezioni legislative, le prime del dopo Mubarak, che dureranno quattro mesi.

da Corriere.it