La situazione attuale rivela il fallimento dei modelli formativi finora utilizzati

Quando parliamo di educazione, di emergenza educativa, subito ci vengono in mente i giovani. Quei giovani che sembrano smarriti, chiusi, come impauriti, nelle ferree leggi del branco. Quei giovani che sembrano cercare non si sa bene cosa, che guardano il futuro subendolo. Giovani pronti a sballarsi con alcol e pillole e – sembrerebbe, almeno a leggere i giornali – privi di valori e principi. Tutto vero. O forse no. Mi piacerebbe però che quando fa capolino la parola “educazione” tra le migliaia di righe ad essa dedicate, risuonasse forte anche la parola “genitore”. E padre. E madre. Perché se vi è un problema educativo che interessa i giovani è evidente che il problema, come una valanga, non può non investire chi i giovani è chiamato ad educarli fin dalla nascita. Posto e chiarito che non vi è una scuola per diventare genitori, e che ad essere padre e madre si impara sbagliando e correggendo giorno dopo giorno le proprie mancanze, mi pare altrettanto evidente che se c’è veramente un’emergenza educativa, quest’emergenza riguarda innanzitutto l’educatore, e solo in seconda battuta, chi dev’essere educato. Spesso si parla di giovani come se fossero un soggetto isolato, un soggetto privo di radici, e di origini, senza dire mai con forza che l’incapacità di educare i nostri piccoli rappresenta innanzitutto una sconfitta del modello educativo fin’ora utilizzato. E di fronte a questa sconfitta sul banco degli imputati non possono salire solo i giovani e lo Stato con le proprie istituzioni. Devono salirci anche i genitori, e il loro modo di essere padre e madre. Che padri siamo e saremo per i nostri figli? E che madri saremo? Quale mondo abbiamo prospettato loro? E di quali valori lo abbiamo intriso? Rispondendo a queste domande preliminari affrontiamo seriamente il tema dell’emergenza di cui tutti parlano, altrimenti rischiamo solo di eludere la questione, o di trattarla in modo superficiale.

Per non scaricare, però, come un macigno tutte le responsabilità sui genitori voglio ricordare le battaglie che molti padri e madri fanno quotidianamente. Battaglie per proporre ai loro figli dei modelli diversi, più veri, di quelli di cui è disseminata la nostra società. E si scontrano ogni giorno con un sistema antitetico rispetto ai loro valori di riferimento. Basta uscire di casa per immergere il piccolo in una rappresentazione di un mondo così distante dal proprio da far venire i brividi alla schiena. Basta collegarsi, con qualsiasi tipo di media, al mondo esterno per capire che esso propone altro, un’altra gerarchia di valori. E spesso questi genitori si sentono soli vedendo il proprio figlio tornare a casa essendosi abbeverato a piene mani di quest’altra gerarchia, fatta di luci ed abbagli. Ma forse è proprio in questo campo che ha senso la costruzione della testimonianza di un padre, che mostra un modello diverso con cui, prima o poi, la vita porterà il figlio a fare i conti.

(www.cristiancarrara.it)

Cristian Carrara