di Samantha Singson da Svipop.org

Nel suo nuovo rapporto “Stand and Deliver“, l’International Planned Parenthood Federation (IPPF, Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare) chiede ai governi, alle istituzioni religiose e alla società civile di assicurare una “educazione sessuale completa” per i bambini a partire dai 10 anni.

Nella Premessa, il Ministro olandese della Cooperazione allo Sviluppo Bert Koenders, tra i finanziatori della pubblicazione, sostiene che “i giovani hanno diritto di ricevere una informazione completa sulla sessualità e di avere accesso ai contraccettivi e ad altri servizi. Questi diritti sono sanciti in diverse convenzioni e trattati sui diritti umani riconosciuti internazionalmente, ma – purtroppo – non sono ancora rispettati universalmente”.

Secondo l’IPPF, visto che “i giovani sono esseri sessuali, dovrebbe essere evidente che “l’educazione sessuale promuove il benessere individuale e il raggiungimento di obiettivi più ampi di salute sociale e pubblica”. Inoltre “l’educazione sessuale completa” dovrebbe essere obbligatoria a scuola e i governi dovrebbero assicurare che questa educazione venga offerta anche a coloro che non frequentano le scuole.

Nel documento si afferma che “con la cooperazione dei giovani gli attuali responsabili adulti hanno la possibilità di riformare la sessualità in una forza positiva per il cambiamento e lo sviluppo, in una fonte di piacere che incarna i diritti umani ed aiuta ad esprimere se stessi”.

L’IPPF sostiene che l’educazione sessuale completa è necessaria per incoraggiare la “stima personale dei giovani, il loro processo decisionale e le loro abilità di negoziazione, aiutandoli a sviluppare vite realizzate e sessualmente piacevoli”. Inoltre espone che il “potere” di una educazione sessuale completa non deve essere sottostimato per “sfidare i ruoli tradizionali di genere”.

Il rapporto dell’IPPF sottolinea di garantire ai giovani un accesso “incondizionato” all’educazione sessuale e ai suoi servizi, “liberi da restrizioni e ostacoli amministrativi”, come richiedere agli enti sanitari un permesso dei genitori o del coniuge prima di fornire i contraccettivi. Chiede inoltre che i giovani possano “ottenere i servizi che vogliono e di cui hanno bisogno, liberi da pressioni psicologiche, comportamentali, culturali o sociali”.

L’IPPF si scaglia contro la religione e i gruppi religiosi come una delle principali barriere perché gli adolescenti possano accedere all’educazione sessuale e ai “servizi” riproduttivi. L’IPPF critica il fatto che molti insegnamenti religiosi “neghino gli aspetti piacevoli e positivi del sesso e che i loro ristretti orientamenti per l’educazione sessuale si focalizzino spesso sull’astinenza prima del matrimonio”, che l’IPPF ritiene si siano rivelati inefficaci in determinati contesti.
Secondo l’IPPF le istituzioni religiose – come la Chiesa Cattolica e le scuole islamiche – devono essere “pragmatiche” nel trattare i giovani come “esseri sessuali” e soprassedere ai loro insegnamenti per “trovare una via che spieghi e fornisca una guida sui temi del sesso e delle relazioni sessuali tra i giovani e  che supporti, piuttosto che negare, le loro esperienze e necessità”.

L’educazione sessuale è stata tema di animati dibattiti presso le Nazioni Unite, con molti critici che temono che i diritti dei genitori di educare i loro figli venga violato. Solo un anno fa, l’UNESCO, L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ha pubblicato un elenco di linee guida per l’educazione  sessuale che ha trovato una resistenza tale da costringere la stessa Organizzazione a rimuoverlo dal sito internet e dal suo bollettino ufficiale.

I critici si aspettano che nei prossimi mesi divampino ulteriori dibattiti sulla “educazione sessuale completa”, mentre la Commissione inizia la sua stagione di lavoro.

Copyright 2010 © Catholic Family and Human Rights Institute
Traduzione a cura di Emanuele Rizzardi