A proposito di adozioni da concedere ai single
di Francesco Riccardi
Tratto da Avvenire del 18 febbraio 2011

Sulla (pre­sunta) apertura della Cassa­zione alle adozioni da parte dei single resta da sottolineare un aspetto niente affatto secondario. L’ennesimo tentativo di separare la genitorialità dal generare e il generare dalla complementarietà di una coppia. Si è ‘genitori’, infatti, in quanto si ‘genera’: i bambini sono figli non di una famiglia, ma di una coppia. Quelli procreati in maniera naturale, ma non meno quelli adottati.

Alla base della nascita di un figlio o del suo accoglimento dall’esterno, infatti, c’è un amore, una condivisione fra due persone, una complementarietà, che è appunto ciò che genera poi il progetto di vita, il concepimento fisico o anche solo di apertura all’accoglienza di una vita proveniente da un’altra origine. Aprire in maniera programmatica (al di là delle giuste eccezioni) l’adozione alle persone sole recide invece questo legame essenziale e sposta l’asse dal generare all’educare. Non a caso, tra i vari commenti all’indomani della sentenza, c’era chi già decretava che «la capacità genitoriale non è il risultato di un rapporto di coppia, ma in primo luogo una capacità che emerge e sviluppa nella interazione con un bambino». Derivandone che il rapporto di coppia o, peggio, il matrimonio non danno alcuna garanzia, la condizione delle persone prescinde dalla loro capacità ‘genitoriale’ e che quindi l’adozione andrebbe permessa ad ogni tipologia di persona: single, conviventi, etero od omosessuali, giovani o anziani.

Per molti versi questa interpretazione ricorda ciò che sta avvenendo con le tecniche più spinte di fecondazione artificiale, con le quali si fanno nascere bambini da persone singole o da coppie omosessuali, con gameti acquistati e madri surrogate, esaudendo desideri più che realizzando progetti di vita.

Generare un figlio – o ri­generarlo nell’adozione – è invece qualcosa di estremamente prezioso, da preservare e tenere ben distinto rispetto ad altre forme di rapporto, che rischiano di assomigliare più a partenogenesi e clonazioni di sé, che non al nascere di una nuova vita da un ‘noi’, condiviso e vissuto fino a farsi esso stesso carne.

Vorrei non essere frainteso e non ferire alcuno: ho perso mio padre quando ero ancora un bambino e penso che mia madre abbia cresciuto noi 5 figli da sola con un amore eccezionale. Non ho perciò dubbi sul fatto che anche i single possano avere grandi potenzialità educative, come dimostrano peraltro tanti casi concreti, pure di sacerdoti che hanno dedicato la vita a questo scopo. E così pure è ovvio che nessun genitore è automaticamente un buon educatore. Ma educare è una cosa, generare è un’altra.

Se – attraverso una norma – si spezza il legame tra genitorialità e generazione, tra quest’ultima e la coppia femmina-maschio si aprono scenari davvero inquietanti per il futuro dell’uomo: figlio non più generato, ma proiezione ricreata, prodotta, assegnata.