di Claudio Risé
Tratto da Il Mattino di Napoli del 26 ottobre 2009
Tramite il blog di Claudio Risé

Un nuovo insegnamento di «educazione emotivo-sentimentale» (questa la proposta di legge dalle deputate Giulia Cosenza e Flavia Perina) nei già affollati programmi dell’ansimante scuola italiana?

Ebbene, perché no? Di quest’educazione, infatti, i ragazzi hanno grande bisogno, come tutti gli adolescenti, e come dimostrano le cronache quotidiane. Veri e propri diari della mancanza di sentimenti e della cattiva educazione emotiva (non solo degli studenti, ma da qualcuno bisogna pur cominciare).

L’assenza di «educazione sentimentale» è stata una della grandi lacune della scuola moderna (non solo italiana) rispetto alle accademie educative dell’Occidente, a cominciare dall’Accademia di Platone, ad Atene, nella quale all’amore e al sentimento veniva prestata grande attenzione, considerandoli «saperi» decisivi nello sviluppo della vita e della personalità umana. È solo dalla rivoluzione industriale in poi che l’insegnamento si sposta sui saperi utilitari, trascurando in modo sempre più evidente quelli più sottili, dell’«anima».

Ai nostri giorni poi «studiare il sentimento» viene considerato una perdita di tempo, se non una vera e propria stupidaggine. Eppure, come i lettori di Pensieri & passioni sanno bene, l’ignoranza del mondo dei sentimenti e la cattiva educazione emotiva è all’origine della maggior parte non solo delle violenze, ma anche delle disfunzioni della nostra società; comprese quelle economiche, i problemi sul lavoro, gli scorretti comportamenti politici, e molte patologie psichiche e fisiche. Tutto ciò per una ragione molto semplice: un equilibrato sviluppo del sentimento è la principale condizione per l’equilibrio psicologico. Quindi, come i greci sapevano molto bene, per il pieno sviluppo della personalità individuale, e di una società prospera e felice.

La conoscenza dei sentimenti, e del loro linguaggio e dinamiche è insomma al centro del sapere umano, laddove il contare, il far di calcolo, pur nella sua utilità, è piuttosto alla periferia. Se sai contare, ma non sai nulla del cuore, tuo e degli altri, ciò non sarà molto utile né a te né alla società. Non garantisce neppure che tu non diventi un criminale, come molte cronache illustrano frequentemente.

Bernie Madoff, che con la sua truffa planetaria fu uno dei grandi corresponsabili dell’ultima crisi economica, sapeva fare benissimo i propri conti, ed era una persona educata. Ma non aveva pietà per i sentimenti degli altri; era solo un intelligente criminale.

Se la proposta Cosenza-Perina ha un limite, è piuttosto quello di avere una visione «sentimentale» dei sentimenti, come se riguardassero soprattutto gli affetti e la sessualità, e non gli aspetti più profondi della relazione con sé stessi, e con gli altri.

Il sentimento non ispira solo il giovane nella relazione con l’altro che ama, ma col vecchio, con lo sconosciuto, lo straniero, il bimbo, il malato. Insomma è la misura dell’umanità della persona.

È dunque certamente vero che l’insegnamento dell’educazione sentimentale correggerebbe l’ipersessualizzazione dei rapporti tra adolescenti, e della stessa immagine di sé, specie tra le ragazze. Se però correttamente svolto, i suoi risultati non si fermerebbero qui, finendo con l’impregnare l’intero modello di cultura e di sviluppo della società, come accadde appunto con l’Accademia di Platone (ma anche nella società medioevale della Cavalleria e dei Trovatori).

È quindi piuttosto limitativo fare dell’educazione sentimentale solo un’integrazione (o la sostituzione) dell’educazione sessuale. Tuttavia da qualche parte occorreva cominciare. Non c’è più tempo da perdere.