Il Pontefice ha canonizzato gli 800 martiri di Otranto, una religiosa colombiana e una suora messicana. “Chiediamo a Dio che sostenga tanti cristiani che ancora soffrono violenze”

da Vatican Insider

San Pietro.  Il papa e la festa per i nuovi santi

Decine di migliaia di persone hanno affollato dalle prime ore del mattino piazza San Pietro, dove papa Francesco ha canonizzato  i suoi primi santi: gli 800 martiri di Otranto, la prima santa colombiana e una suora messicana. Sulla facciata della basilica, come è tradizione,  sono stati appesi i drappi con l’effige dei nuovi santi. Papa Francesco «eredita» questi santi da Benedetto XVI, che lo scorso 11 febbraio annunciò per il 12 maggio la loro canonizzazione, durante lo stesso concistoro in cui avrebbe poi pubblicato la propria decisione di rinunciare al pontificato. «Toccarono la carne di Cristo». Con queste parole Papa Francesco ha sintetizzato i meriti delle due nuove sante latinoamericane da lui proclamate oggi. «Santa Maria Guadalupe Garcia Zavala – ha sottolineato il Pontefice presentando la figura di questa suora messicana vissuta negli anni delle persecuzioni anticristiane, tra il 1926 e il ’29 – rinunciando a una vita comoda per seguire la chiamata di Gesù, insegnava ad amare la povertà, per poter amare di più i poveri e gli infermi. Madre Lupita si inginocchiava sul pavimento dell’Ospedale davanti agli ammalati e agli abbandonati per servirli con tenerezza e compassione. Anche oggi le sue figlie spirituali cercano di riflettere l”amore di Dio nelle opere di carità, senza risparmiare sacrifici e affrontando con mitezza, con perseveranza apostolica e con coraggio qualunque ostacolo». Ed anche «Santa Laura Montoya prima santa nata nella bella terra colombiana ci insegna – ha sottolineato Francesco – ad essere generosi con Dio, a non vivere la fede da soli, come se fosse possibile vivere la fede in modo isolato, ma a comunicarla, a portare la gioia del Vangelo con  la parola e la testimonianza di vita in ogni ambiente in cui ci troviamo». Questa religiosa che ha vissuto con gli indios, secondo il Papa «ci insegna a vedere il volto di Gesù riflesso nell’altro, a vincere indifferenza e individualismo, accogliendo tutti senza pregiudizi né costrizioni, con amore, donando loro il meglio di noi stessi e soprattutto condividendo con loro ciò che abbiamo di più prezioso: Cristo e il suo Vangelo». Essa, ha ricordato Francesco, «è stata strumento di evangelizzazione prima come insegnante e poi come madre spirituale degli indigeni, ai quali infuse speranza, accogliendoli con l’amore appreso da Dio e portandoli a Lui con una efficacia pedagogica che rispettava la loro cultura e non si contrapponeva ad essa. Nella sua opera di evangelizzazione Madre Laura si fece veramente tutta a tutti, secondo l’espressione di san Paolo. Anche oggi le sue figlie spirituali vivono e portano il Vangelo nei luoghi più reconditi e bisognosi, come una sorta di avanguardia della Chiesa». Suor Laura, ha spiegato da parte sua il cardinale Angelo Amato, prefetto delle cause dei santi, «lavorò molto per l’evangelizzazione e l’emancipazione degli indigeni dai vincoli di un paternalismo esasperato e di dominio, aprendoli alla libertà di coscienza, alla possibilità di sposarsi per amore e non per imposizione dei genitori, e soprattutto alla dignità della vita». Nata in Colombia nel 1874 e morta a Medellin nel 1949, la prima santa della Colombia fondò la congregazione religiosa delle Missionarie di Maria Immacolata e Santa Caterina da Siena, che ebbe subito uno sviluppo prodigioso, con numerose vocazioni e numerose istituzioni e missioni.

Madre Maria Guadalupe Garcia Zabala, cofondatrice della congregazione delle Serve di Santa Margherita Maria e dei Poveri è nata a Zapopan in Messico nel 1878, da giovane si sentì chiamata alla vita religiosa nel servizio degli infermi e dei poveri. Durante il periodo della feroce persecuzione anticattolica fu coraggiosa, insieme alle sue consorelle, sia nel proteggere sacerdoti e laici dalla furia omicida dei rivoluzionari, sia nel curare e assistere i feriti di ogni genere, inclusi gli stessi rivoluzionari, che per questo proteggevano e difendevano le suore e i loro ospedali. Madre Lupita, come veniva affettuosamente chiamata, si spense a Guadalajara in Messico all’età di 85 anni. Attualmente le suore da lei fondate hanno numerose case in Messico, Perù, Stati Uniti d’America, Islanda, Grecia e Italia. «Era caritatevole nei confronti dei malati ed è passata indenne – ha concluso il cardinale Amato – attraverso la persecuzione perché aiutava tutti senza discriminazioni ideologiche. Veniva da alcuni lodata, da altri sopportata. Questa maternità nei confronti di chi soffre rappresenta un tipico carisma femminile. Anche se i feriti erano persecutori, li trattava come figli». Nell’omelia, Francesco, si è poi soffermato, sui martiri di Otranto. «Mentre veneriamo i Martiri di Otranto, chiediamo a Dio che sostenga tanti cristiani che ancora soffrono violenze e dia loro il coraggio della fedeltà e di rispondere al male col bene». «Oggi – ha spiegato – la Chiesa propone alla nostra venerazione una schiera di martiri, che furono chiamati insieme alla suprema testimonianza del Vangelo, nel 1480». «Circa ottocento persone – ha ricordato il Pontefice – sopravvissute all’assedio e all’invasione di Otranto da parte degli Ottomani, furono decapitate nei pressi di quella città». I Martiri di Otranto, ha ricordato Francesco, «si rifiutarono di rinnegare la propria fede e morirono confessando Cristo risorto. «Dove trovarono la forza per rimanere fedeli?», si è chiesto il Papa. «Proprio nella fede, che fa vedere – ha risposto – oltre i limiti del nostro sguardo umano, oltre il confine della vita terrena, fa contemplare `i cieli aperti´ e il Cristo vivo alla destra del Padre». «Cari amici – ha quindi esortato il Pontefice – conserviamo la fede che abbiamo ricevuto, rinnoviamo la nostra fedeltà al Signore, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni; Dio non ci farà mai mancare forza e serenità». Gli 800 martiri di Otranto «hanno salvato l’Italia nella sua identità cattolica e cristiana», ha affermato da parte sua il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei santi. «La vicenda – ha spiegato – è singolare da un punto di vista storico, perché contribuì ad arrestare l’espansione musulmana in Europa, prima ancora di Lepanto, nel 1571, e prima ancora dell’assedio di Vienna, nel 1683».

Secondo il porporato salesiano, «da un punto di vista religioso poi, il comportamento di questi 800 uomini è un esempio straordinario di fortezza cristiana, di difesa della propria identità battesimale». Da questi martiri, ha rilevato Amato, arriva «un grido di libertà di coscienza, profondamente umiliata dalla negazione dei fondamentali diritti umani». «Non si può obbligare a convertirsi. Il cristianesimo ha sempre vissuto in questa libertà», ha osservato il capo dicastero rilevando che «questa canonizzazione potrà avere ricadute positive anche sul dialogo tra le religioni, «proprio perché riproporrà il valore della libertà di coscienza». Proclamandoli santi in piazza San Pietro, Papa Francesco, dunque, ha voluto mettere in evidenza che «ogni persona umana è libera di professare la propria religione, ma non di imporla».

Nel Regina Coeli dopo la messa per i nuovi santi, ricordando la santa messicana Madre Lupita il Papa ha detto:  «La nobile nazione messicana» ripudiando ogni violenza «avanzi sempre più nel cammino della solidarietà e della convivenza fraterna». Ha poi aggiunto: «I figli della Colombia continuino a lavorare per la pace e il giusto sviluppo della loro Patria». Lo ha detto il Papa nel Regina Coeli dopo la messa per i nuovi santi, invocando la intercessione di Laura Montoya, col suo «esempio di concordia e riconciliazione».

Il Papa ha chiesto anche di «mantenere viva l’attenzione sul tema così importante del rispetto della vita umana sin dal momento del suo concepimento». Lo ha detto salutando la «Marcia per la vita» tenutasi oggi a Roma, e citando la iniziativa delle parrocchie italiane a sostengo della campagna europea «Uno di noi» «per garantire protezione giuridica all’embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza». «I martiri di Otranto – ha detto il Papa nel Regina Coeli recitato dopo la messa per i nuovi santi – aiutino il caro popolo italiano a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili».

«Mentre veneriamo i martiri di Otranto, chiediamo a Dio di sostenere tanti cristiani che, proprio in questi tempi e  in tante parti del mondo, ancora soffrono violenze, e dia loro il coraggio della fedeltà e di rispondere al male con il bene». Papa Francesco ha compiuto infine un lungo giro in jeep tra la folla che ha partecipato oggi alla celebrazione. Il Pontefice ha oltrepassato i confini della Città del Vaticano, passando attraverso piazza PIo XII per raggiungere i fedeli che erano anche in via della Conciliazione. Più volte – nei 50 minuti in cui è durato il percorso – è sceso dalla vettura per salutare gruppi di fedeli. Ogni volta è statao Francesco stesso a indicare all’autista dove fermarsi battendogli una mano sulla spalla.