di padre Piero Gheddo*

ROMA, martedì, 20 aprile 2010 (ZENIT.org).- E’ proprio vero che una cultura vale l’altra? Parecchi lo credono, ma avendo visitato molti popoli interessandomi delle loro credenze religiose e culturali so che non è vero. Un esempio concreto.

Nel 1980 sono stato in Papua Nuova Guinea (Oceania) e anche nelle Isole Trobriand, paradisi terrestri per bellezze e vita naturali degli indigeni. Una rapida visita però dice poco, ma in questi giorni ho ritrovato due ritagli di “Venga il Tuo Regno”, rivista del Pime di Napoli (maggio 1991 e febbraio 1994), nei quali padre Giuseppe Filandia scrive sul tema “Tradizioni ed evangelizzazione” e parla del matrimonio tradizionale proprio nelle meravigliose Isole Trobriand. Ecco cosa scrive dopo anni di esperienza sul posto:

Un giovane e una ragazza si sposano non per attrazione reciproca ma per interesse. Nella loro cultura non esiste un’educazione che li prepari al vero significato della vita a due. Le pratiche sessuali sono un gioco che praticano, anzi devono praticare, fin dall’età di sette-otto anni….

Spetta agli zii materni trovare la ragazzina (scherzando la chiamano ‘la futura sposa’) con cui il nipotino possa passare la notte insieme. Così si svuota il senso dell’affetto, della donazione reciproca completa, della bellezza stessa della vita matrimoniale, quando giunge il momento di costituire una famiglia…L’uomo non coopera affatto alla nascita dei figli, sono degli spiriti speciali a dare i bambini alle donne, attraverso la testa. Quindi l’uomo non ha nessuna responsabilità e partecipazione nella procreazione.

Il matrimonio è un problema di interesse materiale: sposare una donna per l’uomo significa garantirsi una sicurezza economica…. Per la donna i motivi per contrarre matrimonio si riducono al bisogno concreto di avere accanto qualcuno, per sentirsi protetta, avere una casetta propria e un focolare da custodire….

L’educazione dei figli non esiste. Il padre ne lascia l’incarico ai cognati, secondo la tradizione, e questi, regolarmente, non se ne interessano. Per cui i bambini crescono senza principi morali, senza freni, si permettono di fare tutto quel che vogliono e non sono rimproverati né corretti, perché la loro tradizione è molto permissiva in ciò che noi consideriamo il male: come la vendetta, la prepotenza, il furto, l’inganno, la pigrizia e qualsiasi altra immoralità…

L’adulterio, molto comune, sembra accettato, a meno che ci sia una pubblica accusa, allora si deve fare un po’ di scena per salvare la faccia. Il colpevole paga le sue ventimila lire di multa e tutto finisce lì. I mariti che stanno lontani dalle mogli per anni non si meravigliano se al loro ritorno trovano uno o due figli in più. Tanto, non è l’uomo ma sono gli spiriti che danno i bambini alle donne…

Accenno a queste miserie per ricordare ai lettori, se ce ne fosse bisogno, quando meravigliosa è la nostra morale cattolica, che è sicura difesa della vita, della persona e salva amore e unità delle famiglie…. Fa pena vedere i nostri ragazzi e le nostre ragazze che seguono ciecamente certe tradizioni senza mai capire cosa sia il vero amore, il senso della vita, del ‘diventare due in una sola carne’. Il valore del matrimonio monogamico mentre qui c’è la poligamia (almeno per i capi). Voi che avete la gioia di vivere in una famiglia cristiana, abbiate un pensiero e una preghiera per questo nostro popolo della Papua Nuova Guinea”.

Cari amici lettori, questa è una cultura non cristiana non nelle cartoline turistiche, nei romanzi e documentari televisivi, ma nella concretezza della vita quotidiana di un popolo che ancora non conosce il Vangelo. E il nostro popolo italiano, che ha ricevuto il Vangelo da duemila anni, quanto è lontano da queste miserie “pagane”?

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*Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l’Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.