di Luigi Accattoli
Tratto da cronache di Liberal del 22 giugno 2011

Domenica Papa Benedetto era a San Marino e Montefeltro, il 4 e 5 giugno aveva fatto un fine settimana in Croazia, il 7 e 8 maggio era stato ad Aquileia e Venezia: tre trasferte in due mesi.

E ne ha annunciate altre sei entro l’anno: andrà a Madrid per la Giornata mondiale della gioventù (18-21 agosto), ad Ancona (11 settembre) per il Congresso Eucaristico nazionale, in Germania (22-25 settembre), a Lamezia Terme e Serra San Bruno (9 ottobre), ad Assisi (27 ottobre), in Benin (18-20 novembre). Nove viaggi in un anno e già sappiamo che andrà a Milano – per l’Incontro mondiale con le famiglie – il 3 giugno 2012. Ma quanto viaggia questo Papa che in tanti immaginavamo tendenzialmente sedentario al momento dell’elezione? La sorpresa di chi conta o viaggi è viva: sta viaggiando nei suoi primi sei anni di più del Wojtyla degli ultimi sei, che aveva la stessa età. Non solo, ma per numero di trasferte internazionali i suoi primi anni si possono benissimo paragonare ai primi del predecessore, che aveva vent’anni di meno. Sommando le trasferte italiane (23) e internazionali (20) compiute da Benedetto XVI da quando è Papa (sei anni e due mesi) abbiamo un totale di 43 viaggi. Calcolando nel Pontificato di Giovanni Paolo II un tempo equivalente, a partire dal 78° compleanno (che corrisponde all’età in cui fu eletto Benedetto), troviamo 9 trasferte italiane e 22 internazionali per un totale di 31. Dunque Benedetto batte Giovanni Paolo per 43 a 31.

Il confronto è sbilanciato, stante la condizione di salute debilitata in cui era venuto a trovarsi – in quella stessa età – il Papa polacco. Proviamo dunque a cercare una riprova paragonando i due Papi viaggiatori nel periodo iniziale dei Pontificati. Tenendo fermo il periodo dei sei anni e due mesi vissuti fino a oggi da Benedetto e proiettandoli sul Pontificato nascente di Papa Wojtyla, otteniamo in esso un totale di 23 trasferte internazionali, paragonabilissimo alle 22 di Ratzinger. Andrebbe precisato che in quei sei anni iniziali Papa Wojtyla fece anche 35 uscite in Italia (Papa Ratzinger 23) e che fu intralciato dall’attentato del maggio 1981 (lo fermò per sei mesi) e che i suoi viaggi internazionali, in quei primi tempi, erano di più lunga durata rispetto a quelli che sta facendo Benedetto. Il Papa viaggiatore resta e resterà pur sempre lui, almeno fino a quando non arriverà un altro “successore” eletto in giovane età e altrettanto proiettato verso i “confini della terra”: egli fu eletto a 58 anni e compiva un ventennio di Pontificato quando arrivò ai 78 che è l’età di elezione di Papa Ratzinger. Ma sta il fatto che Benedetto XVI viaggia e come. Non avendo l’uomo Ratzinger lo stesso temperamento mosso che aveva Wojtyla, la conclusione non può che essere una: il viaggiare è divenuta una componente obbligata del ministero papale, forse anche a rimedio della crisi delle Chiese cristiane un po’ ovunque nel mondo. E’ verosimile che qualsiasi Papa nel prossimo futuro sarà indotto a viaggiare dall’esempio dei predecessori e dalle necessità della Chiesa, quale che sia la sua formazione o l’età di elezione. Paolo VI – inventore dei viaggi papali in epoca contemporanea – viaggiava occasionalmente, per attuare missioni simboliche verso grandi mete, in risposta alle nuove dimensioni della cattolicità (fu il primo Papa della storia a toccare tutti i continenti) e in applicazione alle indicazioni conciliari (andò a Gerusalemme, a Costantinopoli, a Ginevra e all’Onu). Giovanni Paolo invece viaggiava nell’intento di visitare – anche più volte – ogni Chiesa locale, per una sistematica mobilitazione della comunità cattolica mondiale. Il modo di viaggiare di Papa Ratzinger è più simile a quello di Papa Wojtyla che a quello di Papa Montini. Forse i suoi viaggi più simili a quelli di Giovanni Paolo sono i tre delle giornate mondiale della gioventù ma che si sono poi sviluppati anche come “visite pastorali” ai paesi ospitanti: Colonia 2005, Sydney 2008, Madrid 2011 (il prossimo agosto). E’ verosimile che egli non avrebbe inventato le Giornale mondiali della Gioventù se non le avesse ricevute in eredità dal predecessore, ma avendole avute come lascito privilegiato ha voluto portarle avanti ricavandone anche un motivo per viaggiare. Un’altra similitudine è possibile con i ritorni in patria: Giovanni Paolo nei primi sette anni di Pontificato tornò in Polonia due volte (1979, 1983), i ritorni in patria di Benedetto saranno tre il prossimo agosto. Il Papa polacco fu di aiuto al risveglio della Polonia e Benedetto confida che lo stesso possa avvenire – su altro fronte – per la sua patria con il dono provvidenziale di un Papa tedesco. Anche la Spagna ci può dire qualcosa: Benedetto vi andò nel 2006 per l’Incontro con le Famiglie, il novembre scorso per l’inaugurazione della Sagrada Familia e vi torna il prossimo agosto per la GmG. Paolo VI con i suoi viaggi internazionali toccò tutti i continenti e le mete simboliche che sopra ho ricordato, ma non tornò mai nello stesso Paese: ecco invece che Benedetto lo fa sull’esempio di Giovanni Paolo. Due volte Papa Ratzinger è andato nelle Americhe: in Brasile nel maggio del 2007 e negli Usa nell’aprile del 2008. Una volta è arrivato in Australia. È stato in Africa nel 2009 e vi tornerà il prossimo novembre. Come l’audace Wojtyla non ha evitato le mete geopolitiche più difficili: Turchia, Terra Santa, Cipro. Neanche le patrie del secolarismo l’hanno intimorito: abbiamo nominato la Germania e la Spagna ma va ricordato che è stato in Austria, in Francia, nella Repubblica Ceca, in Gran Bretagna. Egli – a modo suo – continua l’opera di Giovanni Paolo che pose il prestigio della figura papale al servizio della rivitalizzazione delle comunità cattoliche prese in una spirale recessiva di inedita portata storica.