di Francesco De Remigis
Tratto da Il Giornale del 24 gennaio 2011

Parte da Cordoba la reconquista dell’islam spagnolo. Cinquecento anni dopo la caduta del regno dei Mori i leader musulmani si proclamano loro discendenti.

Chiedono al governo cittadino di permettere ai nuovi moriscos di pregare nella cattedrale principale, perché era una moschea durante il regno di al Andalus ed oggi è invece patrimonio dell’umanità. Dunque via ai volantinaggi e sit-in per ottenere l’autorizzazione. Qualche settimana fa, i leader della comunità islamica avevano detto che la Spagna avrebbe avuto un’occasione importante nel 2011: riparare il torto delle conversioni forzate del 1502 offrendo la cittadinanza ai discendenti dei moriscos. «Come scuse e come riconoscimento degli errori fatti», si leggeva in una delle manifestazioni di rivendicazione. Perché i mori furono effettivamente espulsi da re Filippo III, nel 1609. Anche per la loro impopolarità, diffusa specialmente a Valencia. Oggi sembra che i governanti si comportino in modo più conciliante con l’islam, nonostante il malcontento dei cittadini cresca di fronte a queste iniziative, associate spesso alle richieste di altre moschee.

Gli imam di Cordoba coltivano alla luce del sole la speranza di ricreare l’antica città. Dicono di volerla trasformare in un luogo di pellegrinaggio per i musulmani di tutta Europa. E ci stanno lavorando. I fondi per il progetto “Córdoba la Mecca d’Occidente” li stanno ottenendo da governi benestanti, come quello degli Emirati Arabi Uniti e del Kuwait, ma anche attraverso organizzazioni musulmane in Marocco ed Egitto. In tutta la Spagna proseguono i progetti di sensibilizzazione alla reconquista. Nella città basca di Bilbao la comunità islamica ha fatto recapitare volantini in spagnolo e in arabo per chiedere ai cittadini il denaro necessario alla costruzione di una moschea di 650 metri quadrati. Ma ne servono molti per coprire i 550 mila euro preventivati. E si rivolgono anche ai musulmani  che non intendono impegnarsi: «Siamo stati espulsi come moriscos nel 1609, ma l’eco di al Andalus risuona ancora in tutta la valle dell’Ebro. Siamo tornati per restarci. Insha’Allah (se Allah lo vorrà)», si legge nel sito. A Saragozza, con la sua comunità di 22 mila musulmani, gli imam stanno negoziando l’acquisto di una struttura abbandonata. Un’ex scuola cattolica romana del valore di 3 milioni di euro. La scuola è stata però occupata da un gruppo di ragazzi nel settembre scorso e si sta lavorando ad una soluzione alternativa.

Questo percorso di reislamizzazione è piuttosto facilitato dalle istituzioni, se non favorito. A Barcellona già tre anni fa è stata votata una legge che impegna le amministrazioni a concedere una parte di suolo pubblico per l’edilizia di uso religioso. Dunque diventa sempre più facile realizzare nuovi luoghi di culto. Se ne sono accorti anche i sauditi che, dopo i minareti di Marbella e Fuengirola, stanno finanziando altri progetti sul modello del Centro Islamico di Madrid, una delle più grandi moschee d’Europa pagata 30 milioni nel 1992 dal governo saudita. La capitale catalana ospiterà invece una struttura di 12 mila metri quadrati. L’obiettivo è di aumentare la visibilità dei musulmani per promuovere i «valori comuni tra Islam e l’Europa».