Nell’inserto femminile il giornale esplora le figure di sante che hanno rinnovato culturalmente la Chiesa nei momenti difficili

REDAZIONE
da Vatican Insider

L’Osservatore Romano racconta, nel suo inserto femminile di settembre, in un’inchiesta firmata dalla storica Lucetta Scaraffia, «come la Chiesa sia stata salvata nei momenti difficili, aiutata nella ricostruzione e nel rinnovamento culturale, proprio da donne sapienti e ascoltate».

«Donne – afferma il giornale vaticano – che anche oggi, in tempi e modi diversi continuano nel loro paziente lavoro intellettuale e di ricerca come Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, filosofa e teologa»  intervistata nell’inserto.

Eppure, «fino al 1970 i dottori della Chiesa erano uomini», sottolinea l’Osservatore che dedica alla sapienza delle donne il suo inserto rosa. «Erano tutti uomini – scrive – coloro a cui veniva attribuito questo titolo eccezionale e solenne per aver dato un contributo fondamentale alla cultura e alla dottrina cattolica. Fu Paolo VI il primo Pontefice a dare questo titolo a una donna attribuendo a Caterina da Siena un ruolo di primo piano nella tradizione, nella cultura e nella storia della Chiesa, riconoscendo nella santa ’la sapienza infusa, cioè la lucida, profonda ed inebriante assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede, contenuti nei Libri Sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento». «A Caterina – ricorda il quotidiano vaticano – seguirono Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux. Il 7 ottobre Benedetto XVI insignirà dello stesso titolo Ildegarda di Bingen».

 «Abbiamo scelto di dedicare a loro, a queste sapienti, l’inserto di settembre – spiega il giornale della Santa Sede – per sottolineare quanto sia stato importante l’apporto culturale e intellettuale delle donne nella storia della tradizione cristiana. E per tentare di rompere un altro dei tanti luoghi comuni sul rapporto donne-Chiesa. Quello secondo cui le religiose hanno esclusivamente un ruolo di servizio, di abnegazione, sono legate alla concretezza della cura del corpo, dell’organizzazione della vita quotidiana, al lavoro manuale e umile ma per il resto, sul piano culturale e dottrinale, danno o hanno dato molto poco». «Naturalmente – assicura l’Osservatore – questo non è vero. La storia di molte donne, di molte sante e di molte religiose lo dimostra. Hanno saputo donare amore e intelletto, dare stimoli al rinnovamento e alla dottrina, inventare modalità ed espressioni della fede, costruire, non solo custodire, la tradizione».

La santa del mese è Edith Stein, filosofa di origini ebraiche morta ad Auschwitz, raccontata da Mariapia Veladiano