Il pianeta è sotto zero eppure i professionisti del catastrofismo continuano a invocare l’effetto serra. Non sono capaci di arrendersi all’evidenza: la natura fa quello che vuole, non quello che decidiamo noi
di Giuseppe De Bellis
Tratto da Il Giornale del 22 dicembre 2009

Conservate i giornali di oggi. Teneteli lì, per la prossima volta. Teneteli per il primo che parla di surriscaldamento della terra. Meno 13, meno 24, meno 7. La neve, visto quanta? Il gelo, visto che roba? Qui si muore di freddo. Global cold, global cooling, global chilling: lo chiamino come vogliono, resta che qui di anormale c’è la temperatura al ribasso. Sappiamo che a Copenaghen, nei giorni scorsi, hanno perso tempo: l’accordo sulle emissioni da limitare e fermare, i bisticci sul nulla, le passerelle, le bocche riempite di grandi parole sul buco dell’ozono.

Magari qui adesso avessimo un termosifone per crearcelo da soli un bell’effetto serra. La realtà fa a pugni con l’idealismo. Ci raccontano un sacco di cose sui danni che stiamo facendo, però poi ogni anno ci ritroviamo congelati come sempre, più di sempre. Al freddo e al gelo, e va bene che è in linea col Natale, però ne avrebbero fatto tutti a meno in questi giorni. Qui sul pianeta ghiacciato andrebbe bene una stufa a petrolio o a carbone, o a qualunque combustibile inquinante. Altro che energia da sole, vento e acqua: serve qualcosa subito, qualunque sia. Congelare è innaturale quanto soffrire per il caldo. Fa male lo stesso, fa morire di più. Ottanta morti in Europa in queste ultime ore. Sono pochi? È una cosa da civiltà evoluta? È una invenzione delle multinazionali che vogliono far bollire il globo? La verità banale e angosciosamente semplice è che la natura fa quello che vuole: ti dà la neve e poi il giorno dopo la fa sciogliere con il sole o con la pioggia. È successo in ogni era, succederà ancora. Solo che si sono fissati con questa storia del riscaldamento globale e adesso ci vogliono convincere che pure il gelo sia colpa del caldo. In Valtellina ci sono meno trenta: colpa del surriscaldamento che poi fa raffreddare.

A Rimini fa meno undici? Non è possibile, dev’essere colpa del surriscaldamento, no? Global warming: due parole inglesi che vanno di moda perché sono diventate una specie di mantra del politicamente corretto. «Facciamo qualcosa per il global warming», e tutti annuiscono. Perché è giusto anche se è sbagliato, è certo anche se non c’è alcuna prova. Al Gore e i suoi fratelli sono i nuovi paladini del pianeta, depositari di una verità incontestabile a prescindere. Chiunque contesti è un buffone, oppure un mentecatto, o magari un cialtrone, o ancora uno scellerato. Così abbiamo visto finire nel cestino dossier e documenti firmati da centinaia di scienziati dissidenti. Scandalo tenuto sottotraccia perché sbugiarda le teorie di intellettuali e altri scienziati considerati buoni, giusti e amici del pianeta. Vogliono riempirci la testa.

Vogliono convincerci senza lasciare spazio anche a una sola teoria alternativa. Organizzano vertici mondiali come quello di Copenaghen dove spacciano per successo un fallimento costato milioni e milioni e che paradossalmente produce più danni al pianeta dello zero virgola zero zero zero e qualcosa di aumento della temperatura globale. Vedrete oggi. Vedrete che questa ondata di gelo sarà venduta come la dimostrazione delle loro teorie sulla cattiveria dell’uomo che distrugge la terra. Non s’arrendono all’evidenza: tutto il mondo è al gelo. Noi vediamo le nostre città: Milano, Torino, Venezia, Bologna. Bianco e solo bianco. Freddo e solo freddo. Ghiaccio e solo ghiaccio. Poi gli altri. L’America dell’Est sepolta nel peggior inverno degli ultimi anni: il governatore della Virginia ha dichiarato lo stato di emergenza, Washington ha chiuso tutto, compresa la Casa Bianca, che se nessuno la conoscesse, oggi sembrerebbe chiamata così per la neve. Aeroporti chiusi, treni fermi, strade deserte.

Un pianeta ammantato, sofficemente sotto zero: Francia senza aerei e treni, con Sarkozy a fare da capo stazione per cercare di far partire qualche Tgv per miracolo. L’Inghilterra peggio: chiusura degli scali di Luton e Gatwick, disagi nel colossale Heathrow, centinaia di scuole sono rimaste chiuse così come moltissimi uffici pubblici. Pure il tunnel sotto la Manica bloccato. Un casino inenarrabile che vediamo alla tv e fuori dalla finestra. È inverno, sai che scoperta. E in inverno il tempo è brutto: se la temperatura è decente piove, se è indecente nevica. Semplicemente ovvio. E invece no, perché a complicarci la vita c’è il falso mito del riscaldamento globale che s’è meritato persino il Nobel per la pace del 2008. Avrebbero dovuto restituirlo quel premio i signori che l’hanno vinto. Per decenza e per dignità. Perché non c’è certezza che quelle teorie vendute come verità siano affidabili, perché sono professionisti del catastrofismo, perché non accettano il confronto con quelli che producono risultati scientifici diversi dai loro.

Gli intolleranti dell’ambientalismo, convinti che la natura faccia quello che noi vogliamo. Così domani quando la neve sarà sciolta in tutto il mondo diranno che la pioggia è arrivata per colpa del riscaldamento: di botto così, dieci gradi di differenza tra un giorno e l’altro. Un gioco delle tre carte o qualcosa del genere. Troppo difficile pensare che la natura sia facile: fa quello che vuole. Segue le stagioni, anche quelle che non ci sono più. Da una vita. Da sempre.