di Enrico Dessy

Non è sicuramente sfuggita a molti di voi una notizia scientifica riportata in questi giorni dai media in cui un gruppo di ricercatori, coordinato da Donald L. Weaver dell’ Università del Vermont (USA), avrebbe rilevato che la presenza di metastasi occulte nei “linfonodi sentinella” in donne con cancro della mammella, incide in maniera statisticamente poco significativa (1,2%) sul decorso clinico della malattia. In altri termini, la presenza di “poche” cellule tumorali (metastasi occulte) nel primo linfonodo che drena un cancro della mammella (linfonodo sentinella), starebbe a significare che la maggior parte di queste donne non dovrebbe essere sottoposta a inutili interventi demolitivi, con tutte le conseguenze connesse, organiche e psicologiche.

Lo studio di cui sopra, eseguito su quasi 4000 donne sicure di non avere metastasi ai linfonodi (negative al linfonodo sentinella) in quanto così diceva un primo referto medico, ha tuttavia messo in evidenza che, con ulteriori e più approfondite indagini, “metastasi occulte” erano invece presenti in circa il 16% di esse (si parla di 620 donne!!). Il fatto più grave è che i ricercatori, per loro stessa ammissione, non hanno comunicato né ai medici né alle stesse donne i nuovi risultati, che quindi non sono stati utilizzati per le decisioni riguardanti il trattamento. In seguito a ciò 7 donne, pari all’1,2% delle pazienti, (frazione “statisticamente irrilevante” a detta dei ricercatori) sono decedute in seguito alle cure insufficienti dovute alla consapevole e mancata comunicazione.

Tutto questo mi porta a fare alcune considerazioni:

I. La deliberata e consapevole mancanza di comunicazione di un risultato così importante per la vita è un atto eticamente deprecabile;

II. Non esistono motivazioni che possano giustificare il comportamento dei ricercatori, anche perché all’inizio del loro studio non erano consapevoli delle conseguenze che questo loro gesto avrebbe potuto provocare;

III. L’apparente successo delle loro argomentazioni al termine della ricerca che li ha resi famosi ha comunque provocato la morte di 7 donne (pari all’ 1,2%, certamente “statisticamente irrilevanti”) ma che comunque sarebbero ancora vive, se soltanto i medici che le seguivano, ignari anch’essi, avessero potuto utilizzare le adeguate terapie;

IV. Il cinismo e la voglia di protagonismo di molti ricercatori, spesso supportati dalle istituzioni, non deve mettere a rischio la vita delle persone, anche se di una frazione “statisticamente irrilevante”;

V. La scienza si deve sempre e comunque prodigare, utilizzando le moderne risorse tecnologiche, anche le più dispendiose, quando si tratta di salvare anche una sola vita umana.