Per il Card. Seán Brady il “sinodo” a Roma ha rilanciato un rinnovamento della fede

di Jesús Colina

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 16 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Dopo due giorni di incontri con Benedetto XVI, i Vescovi suoi connazionali e alcuni rappresentanti della Curia Romana, il Cardinale Seán Brady, Arcivescovo di Armagh e Primate d’Irlanda, tornerà nel suo Paese convinto di una cosa: che la Chiesa potrà recuperare la sua credibilità, anche se non sarà facile e richiederà tempo, ma soprattutto “umiliazione”.

Lo ha spiegato questo martedì pomeriggio in un incontro con i giornalisti tenutosi presso la sede della “Radio Vaticana”, al termine del vertice episcopale irlandese incentrato sui casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti, che il porporato non ha tardato a definire più intenso e franco di un Sinodo dei Vescovi.

Il Primate ha rivelato che per l’occasione ciascuno dei 24 Vescovi diocesani irlandesi ha potuto prendere la parola. In alcune dichiarazioni a ZENIT, ha poi affermato di aver informato i Vescovi e il Papa in merito agli avvenimenti succedutisi negli ultimi mesi nella Chiesa d’Irlanda, sottolineando anche alcune notizie positive, ma lasciando soprattutto spazio all’esperienza delle vittime e delle persone coinvolte nello scandalo.

Il Cardinale ha quindi riferito di “essere rimasto colpito nell’ascoltare le diverse persone con cui abbiamo parlato nelle ultime sei settimane. Giovedì scorso ho incontrato 70 parrocchiani e mi hanno detto che sono scioccati e si vergognano, e vogliono sapere come sia potuto accadere tutto ciò”.

Il porporato, accompagnato alla conferenza stampa da quattro Vescovi irlandesi, ha dichiarato che le vittime e le altre persone coinvolte negli abusi hanno spiegato che la Chiesa ha bisogno di “umiliazione” per poter recuperare credibilità. Per questo, ha aggiunto, la Chiesa inizia con questa Quaresima un periodo di penitenza particolare.

Il Cardinale ha, tuttavia, ammesso di non essere in grado di prevedere quanto tempo richiederà questo processo.

“Posso dire però che compiremo tutti gli sforzi possibili per sanare questa ferita e con l’aiuto di Dio ci riusciremo, collaborando con lo Stato e con tutti i fedeli che ci aiuteranno in questo servizio – ha sottolineato –. É molto importante per il futuro della Chiesa, perché i fanciulli e i giovani sono il futuro della Chiesa, e dobbiamo essere certi che siano al sicuro”.

Nel corso dell’incontro, ha dichiarato, il Papa ha presentato ai Vescovi la bozza della lettera che ha indirizzato ai fedeli irlandesi e che sarà pubblicata durante la Quaresima. I Vescovi, dal canto loro, hanno potuto apportare alcuni contributi al testo redatto dal Santo Padre.

La due giorni di lavori, ha spiegato inoltre, non è stata incentrata sulle misure concrete che la Chiesa dovrà adottare in Irlanda. Per discutere su questi aspetti, infatti, l’episcopato del paese si riunirà tra tre settimane in assemblea plenaria.

Il Cardinale ha riconosciuto gli errori e le colpe di cui si sono macchiati molti Pastori della Chiesa irlandese nell’affrontare i casi di abusi sessuali verificatisi nella sua diocesi, ed ha spiegato che in questo senso non si possono attribuire delle resposnabilità alla Santa Sede, poiché i sacerdoti e i religioni dipendono dai loro Superiori locali.

“Il Santo Padre ha suggerito alcune vie da seguire nel governo della Chiesa – ha spiegato il Cardinale in alcune dichirazioni a ZENIT –: abbiamo bisogno di una maggiore collaborazione tra le diocesi e i religiosi, tra i fedeli laici e le persone ordinate, e prima di inventare nuove strutture abbiamo bisogno di sfruttare al massimo le strutture già esistenti come i consigli pastorali parrocchiali, i consigli diocesani etc.”.

“Dobbiamo preparare le persone a comprendere che attraverso il Battesimo anche loro sono corresponsabili insieme agli uomini ordinati per il futuro della Chiesa”, ha aggiunto il porporato.

Alla domanda dei giornalisti su un possibile incontro del Papa con le vittime degli abusi perpetrati dai sacerdoti, il Cardinale ha risposto: “Non so. Dipende dal fatto se verrà o meno in Irlanda. Quel che è certo è che andrà in Inghilterra e Scozia alla fine di quest’anno. Sappiamo che in passato si è incontrato con alcune vittime in Australia e negli Stati Uniti, e questo ci fa sperare che, se verrà in Irlanda, incontrerà altre vittime”.

Per il Cardinale la cosa importante è il rinnovamento della fede della Chiesa in Iralnda, poiché la crisi degli abusi sessuali è dovuta anche a una crisi della fede nel paese, in particolare, tra i suoi sacerdoti.

Con questo il Primate d’Irlanda ha spiegato di intendere “un rinnovamento della fede, della preghiera, della carità. Dobbiamo cominciare domani questo rinnovamento, con l’inizio della Quaresima”.