di Monica Mondo
Tratto da Il Sussidiario.net

PUBBLICITA’ BENETTON: UN ATTACCO AL PAPA. Massì, provocazioni, scandali, non bastano mai, e rendono sempre, che si tratti del Grande Fratello, dei giornali patinati dell’intellighenzia buona, della pubblicità. Metti una donna seminuda in pagina o su un muro, e l’attenzione è assicurata. La United Colors of Benetton, che è più raffinata, e attenta alle pari opportunità e alle lobby giuste, non usa il corpo femminile, usa la Chiesa. Così, nella nuova campagna titolata universalmente “Unhate”, contro l’odio(e chi mai non può essere d’accordo? E’ così generico…) Benedetto XVI bacia sulla bocca l’Imam del Cairo. Dove il binomio terminologico “sulla bocca” indica il livello becero della provocazione: poteva bastare una stretta di mano, un sorriso, a significare l’idea auspicata di un rapporto, di un incontrodi pace. Cose che già ci sono, dunque toccava sfondare il limite del rispetto e del buon gusto. E’ vero, anche Obama deve vedersela con HuJntao, e non è un bel vedere. Ma lo sfregio al Papa è altra cosa. E all’Imam, certo: solo che la campagna Benetton è indirizzata all’Occidente, non ai paesi arabi, cui dello sberleffo al Papa importa ben poco. Probabilmente ci aspetta un bacio saffico tra Carlà e la Merkel, una limonata tra Berlusconi e Di Pietro, perché no. Ma almeno saremmo nel campo della satira, cruda, pesante, ma satira. Che si rivolge a contendenti in armi, schiera cui il Papa non appartiene, avendo sempre e da sempre cercato il dialogo e l’accoglienza, nella doverosa coscienza di una responsabilità, di un’identità da non sottomettere ai giochi di potere e alle convenienze. Sembrano osservazioni ovvie, e anche un po’ inutili. Non interessano ai promoter della campagna pubblicitaria, e siamo certi che susciteranno consensi, o almeno dibattiti dotti sull’uso dei media nella comunicazione globale, sui paradigmi educativi del terzo millennio, sui riferimenti etici e quant’altro, è stupido unirsi ai cori. Perchè queste trovate nascono in un pensiero comune, per cui tutto è uguale, tutto è livellabile, tutto è relativo. Il limite, che è la grandezza dell’esperienza umana, può essere sfondato all’estremo, qualunque limite: della libertà e della decenza, come della vita e della morte, della natura. Anni e anni di lavoro culturale nelle università, nelle scuole, nelle lobby culturali che contano (e quanto contano, basterebbe dare un’occhiata agli andamenti dell’economia mondiale edel nostro governo) ci hanno convinto che fare quel che ci piace e ci va, in qualunque momento, è il vertice dell’autonomia, dell’indipendenza di giudizio, della libertà, appunto. Possiamo irridere Dio, e ci sentiamo dei. Possiamo irridere il Papa, e ci sentiamo capaci di scardinare le strutture retrive di un’istituzione che piega le volontà e opprime i popoli. Lo diceva già Marx, ma i comunisti, da lui in poi, hanno sempre avuto un maggior rispetto.

I cristiani veri li mettevano in galera, ma perchè nemici, senza usare indifferenza e senza ridere. A casa nostra poi, nell’Europa dei diritti della persona, tra cui quelli religiosi (che includono il rispetto per la religione e i suoi maestri), anche gli atei più convinti hanno saputo riconoscere la statura umana e morale eintellettuale di pontefici o di semplici sacerdoti, trattandoli col rispetto e il timore dovuto a chi, volente o nolente, riceve l’affetto e la stima e la devozione di milioni di persone. Dunque, mentre attendiamo i commenti dei nostri folletti della cultura alla Benetton, mentre attenderemo invano un intervento alto da parte di authority di vario livello, abbiamo una sola arma, pacifica e potente, da impiegare a difesa della nostra ragione. Con quel po’di coraggio che ci rimane in corpo, imponiamoci di non entrare più in un negozio Benetton. Boicottiamo i loro maglioni, le loro divise casual, le strizzate d’occhio al buonismo imperante con quei visetti di bambini multicolor che si danno lamano, infagottati e felici. Ne saremmo capaci?