di Lucinda Creighton da www.tempi.it

Il discorso del ministro contrario alla legge sull’interruzione di gravidanza, che oggi verrà votata a Dublino: «La nostra Costituzione riconosce il feto come persona». 

Lucinda_creighton_ireland_abortoSarà votato oggi al parlamento irlandese il “Protection of Life During Pregnancy Bill”, la bozza di legge che mira ad allargare le possibilità di interruzione di gravidanza. Per il Premier Enda Kenny sono stati giorni di lavoro intensi: sabato i movimenti pro life sono tornati in piazza, con più di 40 mila manifestanti. Il “Taoiseach” ha anche cercato di ricucire i dissidi interni al suo partito e di limitare il numero di parlamentari “ribelli” contrari alla legge (più di 160 emendamenti alla legge sono stati considerati). Già quattro di loro sono stati espulsi dopo il primo voto della scorsa settimana, ma il rischio è che aumentino fino a dieci. A contrastare maggiormente la legge c’è Lucinda Creighton, ministro per gli Affari Europei: dopo la prima fiducia accordata a Kenny, oggi voterà sì soltanto se nella bozza verranno fatti alcuni cambiamenti sostanziali, su tutti l’articolo 9, legato al rischio suicidio della partoriente. Questo è il discorso con cui lo scorso primo luglio ha espresso la sua posizione davanti al Parlamento. 

Non avrei mai immaginato, quando mi candidai per le elezioni al Dail Eireann per la seconda volta nel 2011, che solo due anni dopo mi sarei trovata a parlare di una legge voluta dal Governo per liberalizzare l’aborto in Irlanda. Non ho dubbi che questa legge passerà, nonostante le tante riserve espresse dai colleghi di tutti i partiti, ancora di più alla luce dei gravi dubbi espressi da esperti psichiatri in due sessioni separate di audizioni del comitato di salute dell’Oireachtas (Parlamento irlandese, n.d.r.). Posso solo sperare che l’evidenza logica e verificabile possa prevalere e che gli emendamenti sostanziali vengano accettati per assicurare che i diritti di tutti gli esseri umani vengano protetti con pieno rigore della legge.

Qualcuno dice che questo è un argomento solo per donne, riguardante esclusivamente i diritti delle donne. Di conseguenza se sei “pro life”, sei in un certo modo “anti-donna”. Ma se guardiamo in giro per il mondo come i diritti delle donne sono sostenuti, promossi e difesi, è chiaro come l’aborto, nei fatti, sia diventato spesso uno strumento di oppressione per le donne. Guardate la Cina, l’India, la Corea, e persino in alcune parti d’Europa e degli Stati Uniti. La preferenza per i maschi sulle femmine ha portato alla cancellazione di decine di milioni di bambine. La bilancia è tale che in Cina, dall’anno 2020, ci saranno 30-40 milioni di donne in meno rispetto agli uomini, che cammineranno sulla terra, cresceranno, avranno famiglie, andranno a lavorare e in genere contribuiranno alla costruzione della società: difficilmente sarà un trionfo per il femminismo o il liberalismo.

picture of crowd vigil(1)L’orrore dell’aborto si può vedere anche più vicino a casa. Il fenomeno dei “designer babies” è una delle cose che più mi spaventa. Negli Stati Uniti, Paese che nei primi tempi ha introdotto l’aborto in circostanze decisamente ridotte, l’uso dello screening pre-natale è al giorno d’oggi prolifico e sempre più ragionevole per la società. Questo, ancora una volta, mette in mostra come la richiesta dell’aborto non sia un argomento liberal. In una società liberal celebriamo la vita in ogni sua manifestazione imperfetta. Proclamiamo il diritto di ogni essere umano di godersi la vita, sia che parliamo di un criminale nel braccio della morte, di una bambina innocente o di uno bimbo con la sindrome di Down. Chi di noi può stabilire se anche solo una vita non merita di essere vissuta, non merita di essere protetta?

C’è un’idea emergente in Irlanda tale per cui l’avere un senso di moralità è qualcosa che, in qualche maniera, deve avere a che fare con la Chiesa cattolica. Si ritiene che se tu ti consulti con la tua coscienza, di fatto ti stai rivolgendo a Roma. Questo è un modo sciatto di indebolire il valore di una discussione, senza di fatto affrontare la materia in sé. Non è un tema religioso, bensì è un tema dei diritti dell’uomo.

Mi stupisce pensare che cosa una persona dovrebbe consultare quando deve votare su un tema riguardante i diritti umani come questo: cosa, se non la sua coscienza? Il mio punto di vista è tutto ciò cui posso guardare quando prendo una decisione sulla vita o la morte, e questo è quanto stiamo affrontando qui: si tratta di rivolgersi alla propria coscienza, che si basa sul senso che ognuno ha di cosa è giusto e cosa sbagliato.

Ireland Abortion(…) Sono altrettanto perplessa sul perché la rappresentanza legale dei bambini nascituri è esclusa dalla legge. È la minima protezione che si chiede venga garantita ai nascituri. Un bambino, un giorno, potrà essere rappresentato nelle corti, e questo già succede, per esempio nei casi di negligenza medica. Una persona che ha limitate capacità mentali può essere rappresentata nei nostri tribunali per veder difesi i suoi diritti. Alcuni non credono che il feto sia una persona, e quindi che non ci sia un’aspettativa legittima per rivendicare i diritti costituzionali. Questa però è una posizione semplicemente ideologica. Non trova conferma nella nostra legge o nella Costituzione, Bunreacht na hÉireann, che invece lo riconosce già come una persona, con gli stessi diritti di tutte le altre persone. Le decisioni che vengono prese in base agli articoli 7 e 8 della legge (riguardanti la possibilità di abortire in caso di pericolo per la salute della madre, n.d.r.) si basano su un’evidenza empirica; quelle che invece si fanno in base all’articolo 9, relativo ai suicidi, sono di natura diversa. Coinvolgono giudizi di psichiatri (e non semplici osservazioni empiriche dei dottori) su credibilità, sincerità, ecc…; di conseguenza le decisione dovranno essere dettagliate, forensi, investigative, e inevitabilmente dovranno per forza prolungarsi per un periodo di giorni.

Queste decisioni sono per loro natura quasi giudiziarie, a causa del sistema a giuria (il reale rischio suicidio della donna è infatti valutato da un gruppo di due psichiatri e un’ostetrica, n.d.r.), quindi per forza il diritto del nascituro deve essere rappresentato. (…) Secondo la Costituzione tutte le parti interessate o potenzialmente toccate da un processo legale devono avere il diritto di esprimere il proprio punto di vista. Se questo testo aspira a essere fedele al suo nome, The Protection of Life During Pregnancy Bill (legge sulla protezione della vita durante la gravidanza, n.d.r.), allora deve semplicemente cercare di fare questo, ossia offrire protezione a tutte le vite, non di più, non di meno. Altrimenti il titolo è soltanto fuorviante. Ciò di cui c’è bisogno è di una cura clinica, e il governo dovrebbe impegnare più risorse possibili per fornirla alle donne giovani e vulnerabili. L’aborto non risolve nulla.