Via libera dal Consiglio di Strasburgo alla raccomandazione sulla salute sessuale e riproduttiva. Respinti gli emendamenti Ppe • Il testo voluto dalla socialista McCafferty passa con 50 sì, 14 no e 4 astensioni Preoccupanti crepe nel Partito popolare: olandesi e francesi non sostengono le proposte di modifica.
di Pierluigi Fornari
Tratto da Avvenire del 30 gennaio 2010

Al confronto della condotta seguita da Christine McCafferty nella difesa del suo ambiguo e allarmante documento sul quindicesimo anniversario della Conferenza del Cairo, le cosiddette «blindature» parlamentari criticate in Italia appaiono un olimpico fair play legislativo. Così nell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa con 50 sì, 14 no e 4 astenuti sono approvate inalterate le sue raccomandazioni per il Comitato dei ministri (Esteri) dei 47 Paesi membri sul programma d’azione della Conferenza Onu sulla popolazione e lo sviluppo del 1994. Unici ritocchi al documento un suo emendamento e delle precisazioni volute dal comitato per l’immigrazione, i rifugiati e la popolazione. La socialista britannica, relatrice delle raccomandazioni, non concede assolutamente niente ai critici del testo, nonostante qualche volta la presidente della commissione competente la contraddica. Boccia tutti i circa sessanta emendamenti che il neocapogruppo del Ppe, Luca Volontè, l’irlandese Ronan Mullen, il sammarinese Marco Gatti, Renato Farina e altri parlamentari hanno presentato nel tentativo di eliminare i più grossi equivoci delle raccomandazioni.

«Encomiabili, lodevoli», dice la McCafferty di alcune proposte di modifica che chiedono impegni economici per il Terzo mondo, per la cancellazione del debito, per la lotta alla fame, l’accesso alle risorse idriche. Ma il suo verdetto su tali emendamenti è comunque «no». Vuole che le raccomandazioni siano esclusivamente focalizzate sui cosiddetti «diritti alla salute sessuale e riproduttiva», sulla «pianificazione familiare» e sulla rivendicazione della «uguaglianza di genere» (il testo francese recita però egalité entre les femmes et les hommes. Un modo per superare alcune opposizioni?). La parlamentare socialista è martellante, replica a ogni emendamento, rimbecca la presidente della commissione quando la contraddice. Tant’è che dallo scranno più alto dell’assemblea la si richiama all’ordine, su sollecitazione di Gennaro Malgeri. Gli autori degli emendamenti comunque insistono. Ne risulta un ping­pong interminabile che stupisce l’esclusiva piramide spezzata contornata di acque del Palazzo d’Europa, dove dal venerdì mattina della sessione plenaria i parlamentari sono sui blocchi di partenza per tornare in patria. Nel Ppe, peraltro, si aprono preoccupanti crepe. La olandese Corien Jonker a nome del gruppo si esprime a favore delle raccomandazioni senza riserve e si dissocia dagli emendamenti. Jean-Claude Mignon, capodelegazione francese, vota contro gli emendamenti e a favore delle raccomandazioni della McCafferty.

Mullen, invece, chiede una chiara esclusione dell’aborto dai cosiddetti «diritti riproduttivi». I dati scientifici, sottolinea, dimostrano che la legalizzazione dell’aborto non riduce i tassi di mortalità materna. Renato Farina anticipa il «no» alle raccomandazioni in assenza del recepimento degli emendamenti, perché senza di essi sono «un cavallo di Troia per introdurre l’aborto come un diritto». Gatti difende un emendamento che rivendica il ruolo prioritario della famiglia nel campo dell’educazione sessuale, in accordo con la sua tradizione culturale. Volontè punta il dito contro il fatto che la formulazione «diritto alla salute sessuale e riproduttiva» è una novità introdotta dalla proposta di raccomandazioni. E che comunque tanto nella conferenza del Cairo, quanto nell’ultimo pronunciamento dell’Onu su questi temi, si esclude che l’aborto possa essere considerato un diritto. Quei documenti ribadiscono, poi, che qualsiasi decisione in materia compete alle legislazioni nazionali. «Perché tutti gli altri temi, pure presenti nel programma d’azione della Conferenza Onu del 1994, sono stati tralasciati dalle raccomandazioni per concentrarsi solo sulla salute sessuale e riproduttiva?» chiede, infine, il capogruppo del Ppe alla McCafferty, onnipresente in tutti i consessi europei dove si discuta di pianificazione familiare. Da notare anche nel caso di queste raccomandazioni l’intento di colonizzare i Paesi ex comunisti da parte del «partito» antifamiglia. Nel suo testo la McCafferty sollecita infatti informazione e servizi per la salute sessuale e riproduttiva per il Centro e l’Est Europa.