Famiglia cristiana nomina uomo dell’anno il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Intervista a don Gabriele Mangiarotti, responsabile del sito Cultura cattolica, che ha organizzato una raccolta firme per nominare il ministro cattolico pakistano Shahbaz Bhatti come persona più rilevante del 2011: «Il suo martirio non può essere dimenticato»
di Carlo Candiani
Tratto da Tempi del 2 gennaio 2012

Shahbaz Bhatti. Come ha scritto il cardinale Angelo Scola sul numero speciale di Tempi “Te Deum”, in edicola fino all’11 gennaio, il ministro cattolico delle minoranze religiose del Pakistan, assassinato il 2 marzo scorso a Islamabad da un gruppo di fondamentalisti islamici, è la figura che ha lasciato il segno più importante nell’anno appena trascorso, insieme al missionario del Pime, Fausto Tentorio, altro martire della fede cristiana dei nostri giorni.

Il sito www.culturacattolica.it ha organizzato una raccolta di firme [1] per nominare Bhatti “Uomo dell’anno 2011”. «Quando nel marzo scorso abbiamo appreso la notizia dell’assassinio di Shahbaz Bhatti, siamo rimasti impressionati, anche perché in quel periodo eravamo preoccupati per la sorte di Asia Bibi» spiega a Tempi. it don Gabriele Mangiarotti, responsabile del sito. «Realmente vivere la vita cristiana e testimoniare la difesa dell’uomo è estremamente rischioso: Cristo preannunciò che la sua sorte sarebbe stata la nostra sorte. Inoltre, dopo avere letto il testamento spirituale [2] di Bhatti, ci siamo detti come il suo martirio non dovesse essere dimenticato».

Crede che sia stato dimenticato?
«I giornali hanno ricordato tra gli uomini più importanti del 2011 Steve Jobs, altri personaggi interessanti, ma nessuno Shahbaz Bhatti. Noi abbiamo voluto proporlo come figura significativa per tutti: giovani e adulti, di ogni ceto ed estrazione sociale».

Il settimanale “Famiglia cristiana” ha nominato uomo dell’anno Giorgio Napolitano.
«Siamo rimasti francamente colpiti quando abbiamo saputo che Famiglia Cristiana, avrebbe suggerito in copertina il presidente Napolitano come “uomo dell’anno”, proprio come “Wired”, una rivista che scrive d’informatica. Una realtà di stampa cattolica non può dimenticare la posizione di Napolitano, nella vicenda di Eluana Englaro, quando non intervenne per salvarle la vita. Istituzionalmente abbiamo il massimo rispetto per il nostro capo dello Stato, ma di fronte ad alcune scelte fondamentali, lasciateci la libertà di dissentire».

Presentando sul sito la raccolta di firme, ha anche lanciato un appello ai più giovani. Perché?
«Benedetto XVI, nel tradizionale messaggio per la Giornata della pace e nell’incontro natalizio con il collegio dei cardinali e la Curia romana, si è rivolto ai giovani. Il giovane è aperto alla vita e alla realtà e l’esperienza insegna che presentando volti e figure significative, il cuore dei ragazzi non può che aderire in maniera appassionata. Bhatti è l’esempio di una persona che ha sacrificato la sua vita per un ideale e abbiamo bisogno di educatori che propongano la sua figura ai loro allievi. Sono contento che tra le firme, ormai più di un migliaio, ci siano quelle di tanti insegnanti e studenti».

Bhatti, dunque, è una figura emblematica per tutti?
«Certamente. Come diceva Scola, “bisogna essere cristiani per convenzione e convinzione”. La convinzione nasce da una attrattiva e cosa c’è di più attraente che camminare a testa alta, così come faceva Shahbaz Bhatti, senza dover chiedere il permesso a nessuno per testimoniare quello che era? Certo, ha pagato di persona con la vita. Ma vale la pena, se non ci si vergogna di essere se stessi.

Come userà le firme?
«Pensiamo di lasciare aperta la raccolta per tutta la settimana. Se riusciremo, ringrazieremo tutti coloro che hanno firmato e magari realizzeremo un evento pubblico che possa rendere gloria a questo grande testimone e martire della fede cristiana».