Il ricordo di don Carrón nel quinto anniversario della sua morte

ROMA, lunedì, 22 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il tratto più significativo della personalità e dell’opera di don Luigi Giussani va rintracciato nel suo farsi promotore di un incontro personale con Cristo, che solo può appagare le ansie del cuore umano.

E’ quanto ricorda in una intervista a Radio Vaticana don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione (Cl), nel quinto anniversario della sua morte.

“Sempre più andiamo avanti e sempre più sentiamo la paternità di don Giussani, sempre più vediamo che effetto ha sulla nostra vita e questo ci suscita la gratitudine nei suoi confronti”, ha detto don Carrón.

La caretteristica di don Giussani, ha continuato, è l’essere “ripartito da questa proposta del cristianesimo come di un avvenimento che entra in linea con la struttura più profonda dell’essere umano, che è il cuore”.

“Questo rimane sempre – ha aggiunto –: il cuore, anche nelle situazioni più lontane delle persone, nelle ferite della vita, nelle domande più urgenti che l’uomo trova dentro di sé, aspetta una risposta”.

“E questo nessuna situazione culturale e sociale lo può cambiare ed è per questo che tanto più ci sono urgenze nella vita, tanto più l’uomo è aperto al possibile incontro con il cristianesimo. E lo incontra non come una regola, ma come una testimonianza in una Persona!”.

Con i suoi insegnamenti don Giussani ha ricordato a una società come quella moderna dominata dall’autodeterminazione e dall’autosufficienza, che “occorre la semplicità, che ha l’uomo semplice, di aprirsi a Qualcosa che ha proprio l’energia e la capacità di darci quello che noi non riusciamo a fare da soli”.

Don Giussani nasce nel 1922 a Desio, un paesino nei pressi di Milano. Giovanissimo, entra nel seminario diocesano di Milano, proseguendo gli studi e infine completandoli presso la Facoltà teologica di Venegono.

Gli anni trascorsi nel seminario diocesano di Milano furono per don Giussani anni di studio intenso e di grandi scoperte, come la lettura di Giacomo Leopardi con la quale, raccontava egli stesso, soleva talvolta accompagnare la meditazione dopo l’Eucaristia.

Ad educarlo alla musica fu in particolare il padre Beniamino, socialista di tendenze anarchiche, il quale spendeva i pochi soldi risparmiati per invitare a casa la domenica gruppi di musicisti. Don Giussani, fece tesoro di questa passione, anche durante gli anni del suo insegnamento al liceo Berchet “quando – racconta – per dimostrare l’esistenza di Dio andavo a scuola con un giradischi e facevo sentire Chopin e Bethoven”.

Ordinato sacerdote il 26 maggio 1945, don Giussani si dedica all’insegnamento presso lo stesso seminario di Venegono. In quegli anni si specializza nello studio della teologia orientale, della teologia protestante americana e nell’approfondimento della motivazione razionale dell’adesione alla fede e alla Chiesa.

A metà degli anni Cinquanta chiede di poter lasciare l’insegnamento in seminario per quello nelle scuole medie superiori. Per dieci anni, dal 1954 al 1964, insegna al Liceo classico “Berchet” di Milano. Inizia a svolgere in quegli anni una attività di studio e di pubblicistica volta a porre all’interno e all’esterno della Chiesa l’attenzione sul problema educativo.

E proprio nel 1954, don Luigi Giussani dà vita a partire dal Liceo classico “Berchet”, a un’iniziativa di presenza cristiana chiamata Gioventù Studentesca (GS), con lo scopo di “[…] elaborare una propria proposta culturale per la crescita dall’interno e dal basso nel mondo giovanile e studentesco”.

La sigla attuale, Comunione e Liberazione (www.clonline.org), compare per la prima volta nel 1969. Nel 1982 il Pontificio Consiglio per i Laici lo riconosce come Associazione di fedeli di diritto pontificio. Essa sintetizza la convinzione che l’avvenimento cristiano, vissuto nella comunione, è il fondamento dell’autentica liberazione dell’uomo.

“L’originale intuizione pedagogica” di Cl come scrisse Giovanni Paolo II nella lettera a don Giussani, in occasione dei 50 anni del movimento celebratisi nell’ottobre del 2004, sta nel “riproporre (…) in modo affascinante e in sintonia con la cultura contemporanea, l’avvenimento cristiano, percepito come fonte di nuovi valori, capaci di orientare l’intera esistenza”.

In una lettera inviata al Santo Padre in vista di quelle celebrazioni, don Giussani affermò non solo di non aver “mai inteso ‘fondare’ niente” ma di vedere “il genio del movimento” nell’ “avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta”, dove “il cristianesimo si identifica con un Fatto – l’Avvenimento di Cristo -, e non con un’ideologia”.

Comunione e Liberazione, per la quale non è prevista alcuna forma di tesseramento, ma solo la libera partecipazione delle persone, ha come scopo l’educazione cristiana matura dei propri aderenti e la collaborazione alla missione della Chiesa in tutti gli ambiti della società contemporanea.

Strumento fondamentale di formazione degli aderenti al movimento è la catechesi settimanale denominata “Scuola di comunità”. La rivista ufficiale del movimento è il mensile internazionale “Tracce – Litterae Communionis” disponibile in undici lingue (italiano, inglese, spagnolo, brasiliano, portoghese, polacco, russo, francese e tedesco e, con diversa periodicità, anche in giapponese e ungherese).