Pubblichiamo stralci di uno degli articoli contenuti nel numero appena uscito della rivista “La Civiltà Cattolica”.

di Giovanni Cucci
Si può dire che il vizio della lussuria, a prima vista proprio della sfera biologica, presenti caratteristiche soprattutto culturali. La lussuria è infatti legata essenzialmente alla fantasia e all’immaginazione, trovando stimoli e suggestioni nei mezzi di comunicazione: televisione, romanzi, riviste, film. Gli stessi comportamenti tradizionalmente legati a tale vizio confermano la sua indole propriamente culturale. Si pensi alla celebre descrizione letteraria del personaggio di Don Giovanni: egli mette in atto le sue seduzioni con un criterio strettamente intellettuale e non sembra succube di passioni o sentimenti particolari. L’unica cosa che lo interessi veramente è accrescere la propria “collezione” di donne. Significativa è al riguardo una celebre declamazione del “catalogo” di Don Giovanni, compiuta dal servo Leporello.
Quello che colpisce in tale descrizione è la totale assenza di passione e di umanità: la lussuria viene qui presentata come una specie di catena di montaggio della libidine, ciò che importa è la quantità e la velocità di produzione delle conquiste, subito dissolte nella dimenticanza. Questa predilezione per il numero mostra come alla base della lussuria non si trovi affatto l’eros, ma piuttosto un gretto calcolo, come nota acutamente Mathieu: “Non c’è dubbio che la smania di seduzione di Don Giovanni sia più cerebrale che sensuale. Lo stesso catalogo delle conquiste lo dimostra (…). Esso fa pensare che la tentazione diabolica sia di natura intellettuale”.
Il rapporto tra lussuria e immaginazione diviene ancora più evidente qualora si prendano in considerazione i disturbi da dipendenza da internet. Qui l’immagine, e soprattutto la sua rielaborazione fantastica, finiscono per assorbire completamente la mente del “navigatore”, fino a spegnere del tutto, non solo il desiderio sessuale, ma ogni altro tipo di interesse e attività: “La più immediata ed evidente conseguenza della pornodipendenza è il calo drastico della tensione sessuale, sia per gli uomini sia per le donne e per gli uomini una insorgente impotenza parziale o totale. La pornodipendenza modifica in modo negativo tutti gli aspetti della vita di un individuo: rapporti di lavoro, capacità di applicazione e attenzione al proprio lavoro, applicazione allo studio, rapporti di amicizia e di amore, progressiva sfiducia in se stessi (…), condizionamento a guardare i potenziali partner soltanto ed esclusivamente come oggetti pornografici”. La pornografia rivela grandi paure nell’ambito affettivo, perché conduce alla fuga dalle difficoltà legate a una relazione reale e stabile e a rifugiarsi in una fantasia irreale ma rassicurante.
Nell’uomo, l’organo sessuale per eccellenza è il cervello, il suo universo culturale; in tale sede trovano la loro radice i comportamenti devastanti della lussuria, una cosa d’altronde ben nota alla tradizione filosofica: “L’appetito che gli uomini chiamano concupiscenza, e la frustrazione che ad esso è relativa, è un piacere sensuale, ma non solo quello (…), ma un piacere o gioia della mente consistente nell’immaginazione del potere di piacere, che essi posseggono in tanta misura”.
La lussuria è dunque il vizio della quantità, non del piacere, della compulsione, non dell’amore, dell’atto, non del corpo; parlare dunque di “paralisi della mente”, a opera della passione, può essere forse appropriato per l’ira, ma non per la lussuria. Ci può essere certamente una passione irrefrenabile, ma questo sarà semmai proprio di una caduta occasionale, non del ripetersi continuo di un atto, fino a diventare vizio, come nella lussuria. Si potrà avvertire la passione per una persona, ma in tal caso essa avrà piuttosto i connotati dell’innamoramento e dell’interesse personale il che, di nuovo, è ben diverso dalla “collezione anonima” del lussurioso, che cerca il piacere, non una specifica persona, subito dimenticata.
Il fatto che la lussuria non cessi con l’arrivo della “pace dei sensi”, senile o virtuale come nelle dipendenze da internet, mostra il carattere spirituale di questo vizio, vizio intellettuale, di fantasia e immaginazione perché malato di assoluto. Don Giovanni nelle sue peripezie cerca la bellezza assoluta, totale, perfetta, eterna, senza riuscire mai a trovarla. Egli si illude di rinchiudere ogni cosa nel numero: il numero del catalogo delle sue conquiste rispecchia la sua visione del mondo: il “due più due fa quattro” è anche il suo modo di vedere la vita, all’insegna del materialismo. Bosch aveva colto molto bene questo elemento spirituale, raffigurando in maniera strana questo vizio, mediante un’arpa dimenticata dagli amanti, un dettaglio apparentemente secondario, che il pittore pone tuttavia al centro della scena, come a mettere in evidenza in questo smarrimento la deriva più grave della lussuria.
Un autore commenta questo dettaglio: “Che significa tale abbandono? Semplicemente che i protagonisti del quadro, presi come sono dal loro gioco “terreno”, non hanno tempo per volgere almeno un pensiero al cielo, cioè a quell’amore divino che è la forza motrice di tutte le cose e di cui l’arpa, appunto, è lo strumento per cantarne le lodi (…). La lussuria, infatti, è il vizio che caratterizza chi, rinnegando Dio, fa del corpo umano l’idolo a cui rendere un esclusivo omaggio. In un certo senso, il suo peccato di fondo è l’uso distorto di quell’amore che, secondo Dante, muove il sole e le altre stelle”.
Questa richiesta di assoluto si nota anche nella tendenza a idealizzare la sessualità e a rivolgere all’altro richieste eccessive, non accettandone la finitezza. Una sessualità promiscua e discontinua, oltre a rendere più difficile la conoscenza dell’altro, passa con facilità agli estremi, ugualmente irreali, dell’idealizzazione e della svalutazione. È una conseguenza della cultura detta del narcisismo, in cui l’essere umano vorrebbe mettersi al posto di Dio, credendosi il centro dell’universo: “I rapporti personali sono diventati sempre più rischiosi, perché non offrono più alcuna garanzia di stabilità. Uomini e donne avanzano reciprocamente richieste esagerate e se a tali richieste non corrisponde una risposta adeguata si abbandonano a sentimenti irrazionali di odio e astio”.
Nella lussuria si è smarrita la “decorazione”, rappresentata dall’arpa; in altre parole l’elemento culturale, simbolico, spirituale e religioso, cioè quanto di umano si trova nella sessualità. Chi cade in questo vizio si ritrova solo con le sue fantasie, incapace di incontrare l’altro.

(©L’Osservatore Romano – 21 aprile 2010)