di Chiara Rizzo da www.tempi.it

Il presidente e fondatore di Meter: «Rischiamo il lastrico. Perché si tutelano le associazioni teatrali e si dimenticano i minori vittime di abusi?» 

Pierluigi Bersani a sostegno della candidatura di Rosario Crocetta«Sono arrabbiato. Perché qui non è un problema di soldi, di somme. Ma prima di tutto di civiltà»: don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore dell’associazione Meter, la più nota e in prima linea nell’assistenza delle vittime della pedofilia in Sicilia e in Italia, denuncia a tempi.it che il Bilancio della Giunta Crocetta ha tagliato ulteriormente i fondi regionali a sostegno di questa realtà. «Ci sono stati tagli persino per le associazione che assistono i malati oncologici. Questo non è umano, perché le risorse pubbliche dovrebbero pensare prima di tutto alle attività umane. Il politico può definirsi tale solo nella misura in cui si occupa del debole, del povero, e svolge un servizio per l’equità».

Il taglio di questo Bilancio segue quello dell’anno precedente, già attuato dall’ex governatore Lombardo.
Dal 2011 non riceviamo il piccolo finanziamento che abbiamo avuto fin dal 2003, di 120 mila euro all’anno. Nel 2011 infatti è il finanziamento regionale a Meter era stato diminuito a 65 mila euro, quest’anno siamo arrivati a 61 mila. E c’è davvero di che amareggiarsi, se si pensa all’“equità”, con cui sono stati distribuiti i fondi a presunte o benemerite associazioni culturali (inserite in una nota allegata alla Finanziaria, la Tabella H, ndr.), che ora ricevono anche mezzo milione di euro, rispetto a una realtà come la nostra, che si occupa di bambini e di abusi di minori.

Avete avuto modo di presentare un rendiconto del vostro operato e dell’uso dei fondi?
Siamo stati convocati dalla commissione Bilancio prima dell’approvazione della Finanziaria, e lì abbiamo portato la documentazione e il rendiconto del nostro lavoro, ma non è servito. In Sicilia Meter ha 9 gruppi territoriali. I fondi ci servono per scopi molto concreti. Ci sono anzitutto gli affitti da pagare per queste sedi: lo scorso anno, a causa del taglio, ho dovuto chiudere una sede storica, quella di Ragusa, dopo dieci anni di attività, e lì il gruppo oggi si riunisce in case private. E un peccato perché era una realtà molto viva per la città. Oltre agli affitti abbiamo da pagare le utenze, la luce e il telefono, anche per il numero verde nazionale. Quando nella Tabella H troviamo realtà che prendono centinaia di migliaia di euro, restiamo basiti. A noi, preciso, non interessa avere cifre simili, non è questo che denuncio. La verità è che all’assemblea regionale non abbiamo qualcuno che ci appoggia. Eppure la nostra sede nazionale ad Avola, in campagna elettorale ha ospitato tutti i candidati, anche il presidente Crocetta. Siamo una realtà conosciuta, anche a livello nazionale, e con un ruolo istituzionale per il lavoro che svolgiamo con la polizia postale. Ma evidentemente alla politica siciliana non interessa nemmeno tutelare un’eccellenza locale apprezzata in tutto il Paese.

Rischiate davvero di finire sul lastrico con questo nuovo taglio?
Sì, è un problema molto serio. Per capirci racconto un caso concreto. L’altro giorno ci ha contatti una mamma che aveva bisogno di aiuto, per la perizia psicologica in un processo per abusi sessuali. Ci ha raccontato piangendo che non aveva i soldi, e che era pronta a fare un mutuo pur di avere un perito per difendere quello che aveva subìto la sua bambina. Ecco, non so come posso aiutarla. I servizi che offriamo sono visibili, trasparenti, verificabili da tutti. Perciò è assurdo che una realtà siciliana sia in questi anni così, e sempre di più, penalizzata e ostacolata.

Dalla Regione siciliana vi hanno spiegato almeno il perché di questo taglio?
Assolutamente no. Ci hanno detto che, visto che l’anno scorso abbiamo avuto 63 mila euro, e ora 61mila, in fondo non c’era poi tutta questa penalizzazione. Se Lombardo nella precedente giunta ha commesso un errore, invece non si può far finta di non capire che così noi non possiamo andare avanti. Non c’è rispetto per il lavoro che facciamo. Parliamo di accompagnamento a famiglie e bambini, difesa dei diritti dei minori contro la pedofilia, non di attività ludiche o teatrali, pur meritevoli ma non così necessarie. Non è giusto, e lo dico pensando ai volti delle vittime. In questi vent’anni di attività abbiamo accompagnato più di mille bambini, in tutt’Italia. Li abbiamo accompagnati anche a livello giudiziario. Questo significa, oltre al costituirci parte civile per vigilare e tutelare gli interessi della vittima – attività per la quale non prendiamo un euro di rimborso – che abbiamo offerto terapie ai bambini, sostegno per le perizie di parti, accudimento anche per dieci anni. Per tutte queste attività ovviamente non ci facciamo certo pagare dalle famiglie delle vittime, spesso in difficoltà. Quindi come facciamo solo con 61 mila euro? E perché altre attività, per carità pure interessanti, arrivano ad avere 500 mila euro? Noi chiediamo una più equa attenzione, per una questione di civiltà nei confronti dei bambini. Abbiamo diritto ad essere rispettati e presi in considerazione. Non è questione di ideologia, ma di civiltà. Meter non ha risorse proprie, noi viviamo del volontariato. Dovremmo aprire Casa meter, una casa di accoglienza per i bambini, e lo stiamo facendo con i nostri profondi sacrifici.