Intervengono il Segretario di Stato e il presidente della Cei

di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 23 ottobre 2009

Il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone scrive una lettera pubblica per bacchettare don Paolo Farinella, il prete contestatore di Genova, celebre per le sue stravaganti liturgie, le omelie-comizio e iniziative a dir poco singolari come quella di attribuire alla Madonna di Lourdes una dichiarazione di voto («turandosi il naso») in favore di Walter Veltroni e del Pd in occasione delle politiche 2008.

Farinella, dopo Maria, i santi e Papa Ratzinger, da lui attaccato duramente durante un’omelia di un anno fa («Ha tradito la missione di Pietro, ha la mente offuscata dal potere»), più di recente se l’è presa con il primo collaboratore di Benedetto XVI, il cardinale Bertone, accusandolo di essere stato come «un compare di nozze», accanto «all’utilizzatore finale di prostitute a pagamento» Silvio Berlusconi, in occasione dell’inaugurazione, lo scorso 17 ottobre, della mostra «Il Potere e la Grazia», allestita, grazie all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, a Palazzo Venezia. «Non so se lei si sia reso conto – concludeva don Farinella nella lettera pubblica indirizzata a Bertone – del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare».

Il Segretario di Stato, dopo aver a lungo pazientato, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al sacerdote, pubblicata ieri sulla prima pagina del settimanale diocesano Il Cittadino. La missiva è datata 16 ottobre, ed è accompagnata da una lettera dell’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Bertone sente il bisogno, «il dovere di rispondere» dopo «un periodo di silenzio e di paziente sopportazione», senza commentare «le tue esternazioni, tanto sono marcate da accuse e interpretazioni infondate». «Ti ricordo solamente – aggiunge – che come sacerdoti possiamo e dobbiamo lavorare con cuore puro, senza odio e senza preconcetti ideologici, ma con la forza dell’annuncio evangelico, per il bene della Chiesa e di ogni persona umana: io lo faccio ora con una responsabilità di carattere universale, approfittando di tutte le forme istituzionali e pastorali che mi sono offerte». «Mi addolora il tuo comportamento – continua Bertone – anche perché nei tuoi confronti ho sempre agito con benevolenza durante il mio episcopato genovese» e «nei nostri colloqui fraterni ho raccolto le tue difficoltà personali cercando di aiutarti. Che cosa, in realtà, ti fa agire in questo modo offensivo verso di me, verso la Chiesa che è in Genova, il suo presbiterio e il suo pastore?»

Anche Bagnasco interviene, con una lettera datata 18 ottobre e pubblicata sotto quella del Segretario di Stato, ricordando a don Farinella di avergli manifestato «nei ripetuti colloqui che abbiamo avuto anche di recente», il suo dispiacere per «il comportamento che da tempo hai assunto verso la persona e l’operato del cardinale Bertone». «La facilità di giudicare tutto e tutti, senza peraltro conoscere molti aspetti delle questioni e attribuendo gratuitamente intenzioni a chi è da te giudicato, oltre a non portare nulla di costruttivo, è un atteggiamento che suscita in molti non poco stupore e disappunto», conclude il presidente della Cei.

Due lettere pacate e benevolenti. Del resto fino ad oggi il sacerdote ribelle è stato trattato da Bagnasco, che ha scritto quelle righe soltanto dopo l’intervento di Bertone, con estrema benevolenza. E c’è anche chi fa notare come fino ad oggi non hanno mai provocato reazioni e nemmeno pubbliche prese di distanze delle autorità ecclesiastiche, le invettive durissime di don Farinella pronunciate contro Benedetto XVI dal pulpito della chiesa genovese di San Torpete durante la messa domenicale e rese note dai giornali.