di Severino Poletto
Cardinale arcivescovo di Torino

Torino in queste settimane è come trasformata. Lungo le strade che conducono alla città si susseguono pullman gremiti di pellegrini. Il centro pullula di passanti. Se ci si sofferma davanti alla cattedrale, si ode l’eco di tutti i dialetti d’Italia e i fonemi di molte lingue del mondo.
Ma non appena si varca il portale del duomo vi regna il silenzio, spezzato soltanto dalla tenue voce dei volontari che, a turno, guidano nella preghiera quanti sostano davanti al telo sindonico e dal calpestio dei passi di coloro che, attraverso un lungo percorso di preparazione, si portano là davanti. Sono davvero moltissimi i volti di quanti si sforzano di decifrare i contorni del volto dell’uomo della Sindone ed essere così messi in contatto, per suo mezzo, col volto di Cristo. È evidente, infatti, che questa fiumana di gente si spiega anche con la curiosità, l’interesse per il misterioso, la voglia di partecipare a un evento. Ma è altrettanto chiaro che, per la stragrande maggioranza, quel lenzuolo rimanda alla memoria benedetta del Signore Gesù ed è un modo per appagare il desiderio di contemplare il suo volto. “Il tuo volto, Signore, io cerco; non nascondermi il tuo volto” (Salmo 27). Non riesco davvero a guardare le migliaia di persone che stanno riempiendo Torino in questi giorni, senza vedervi incarnate queste parole del salmo. Così come mi è difficile accostare questi pellegrini senza immaginare le sofferenze che, nei loro corpi o nei loro cuori, hanno sopportato o sopportano e che ora vengono con fiduciosa preghiera ad accostare alle ferite di Cristo.

Come Chiesa che è in Torino ci siamo preparati a questa ostensione della Sindone per un intero anno, perché essa fosse anche per noi un’occasione di conversione e familiarità con il Signore. Ho proposto di camminare verso questo evento, meditando su questo tema:  Passio Christi, Passio hominis, cioè sui patimenti di Cristo, come luogo in cui si rivela l’amore appassionato di Dio per l’uomo, e sui patimenti umani, che cercano luce e conforto nella croce di Gesù.
Così facendo, abbiamo anche inteso prepararci ad accogliere i pellegrini di queste settimane. Domenica, ce ne sarà uno di assoluta eccezione, Papa Benedetto XVI. Sono sicuro di interpretare il sentimento di tutta la Chiesa torinese e dell’intera città nel dire che stiamo attendendo il Papa con grande gioia e trepidazione, sin dal momento in cui abbiamo avuto la certezza della sua visita alla Sindone e alla nostra città. E ora che è finalmente arrivato il momento, siamo desiderosi di potergli esprimere tutto l’affetto che nutriamo per lui e di accogliere, come dono prezioso, la sua presenza tra noi perché in lui vediamo il vicario di Cristo e il successore di Pietro che viene per confermarci nella fede e per incoraggiarci nel nostro impegno di testimonianza cristiana.
La sua visita la sentiamo come una grazia speciale per la nostra Chiesa. Essa sembra sposarsi bene con questo momento di internazionalizzazione che stiamo vivendo e pare svelarcene la profondità. La presenza del Papa, infatti, ci aiuterà a percepire, vivere e approfondire il senso e la ricchezza della cattolicità della Chiesa, che vuole raggiungere tutti gli uomini, qualunque sia il colore della loro pelle, la provenienza, la cultura, il censo. Specie nel momento della celebrazione eucaristica da lui presieduta noi saremo stimolati ad allargare i confini del cuore per sentirci in comunione con tutti i cristiani sparsi nel mondo e sapremo, con maggiore consapevolezza, di dover metterci con generosità a disposizione di tutta la Chiesa. La presenza del Papa ci aiuterà, infatti, a non porre troppe attenzioni alle nostre stanchezze, ma a vedere i doni che il Signore risorto continua a fare alla sua Chiesa universale. Inoltre essa ci sarà di stimolo a essere fedeli, fino in fondo, alla vocazione che la Chiesa torinese sembra aver ricevuto col dono dei suoi santi sociali, simbolo di una comunità cristiana che è sempre stata e continua a essere capace di una carità intelligente verso i più poveri e gli emarginati, come ancora oggi si può riscontrare nella generosità di molti preti, religiosi e laici di questa diocesi.
Il Papa troverà a Torino una Chiesa viva che non arretra di fronte alle sfide della modernità sapendo di avere, oggi più che mai, il compito di portare la sua testimonianza di fede in una società sempre più secolarizzata.
Ciò che anima particolarmente la nostra attesa del Pontefice è un sentimento di grande fiducia perché vediamo in lui il testimone coraggioso e appassionato della fede in Gesù, per cui ci attendiamo di essere da lui sostenuti e incoraggiati nella nostra stessa fede. Per molti di noi, essa è vissuta e testimoniata in contesti talvolta scristianizzati od ostili, spesso indifferenti. Per questo la parola del Papa sarà per noi una nuova carica di energia spirituale:  ci impegniamo ad accoglierla e custodirla nei nostri cuori, nella certezza che essa ci sosterrà nel nostro compito di seguire il Signore Gesù nei diversi contesti della nostra esistenza. Il Papa ci aiuterà anche a riconoscere i molteplici e confortanti segni della presenza del Signore in mezzo a noi e a saper leggere, nella fede, le situazioni di fatica che la nostra città vive, specialmente negli ammalati, in chi ha perduto il lavoro, negli immigrati, in chi è solo.
L’immagine sindonica sta dimostrando quanti frutti di commozione e di fede essa dona ai numerosi pellegrini e anche quanto desiderio di conversione suscita nei cuori.
Chiedo al Signore che la presenza di Benedetto XVI, il quale insieme con  noi si fermerà in meditazione orante davanti a quel santo lino, susciti in tutti un rinnovato slancio di impegno missionario per poter essere con la parola, e soprattutto con la vita, testimoni credibili dell’infinito amore di Dio.
Affido all’intercessione della Vergine Consolata, patrona della nostra arcidiocesi, questa visita pastorale del Papa a Torino, con la certezza che essa segnerà un momento memorabile di grazia non solo per il momento presente, ma soprattutto per il futuro della nostra Chiesa e della nostra città.

(©L’Osservatore Romano – 1 ° maggio 2010)