La richiesta di due padri

Le mogli si erano sottoposte alle fecondazione eterologa in Spagna

di Grazia Buscaglia

Fecondazione assistita

Rimini, 10 marzo 2013 – «QUEL FIGLIO non è mio. Non lo voglio e adesso voglio il divorzio da mia moglie». Eppure quel figlio, solo qualche anno prima, era stato voluto ad ogni costo, contro tutto e contro tutti, tanto da ricorrere alla fecondazione eterologa, ossia all’inseminazione con spermatozoi da donatore, tecnica che in Italia è vietata dalle regole introdotte dalla legge 40 del 2004.

«Anche a Rimini abbiamo già registrato due richieste di divorzio da parte di uomini la cui moglie si era sottoposta in Spagna alla fecondazione eterologa—racconta l’avvocato Sabrina Barbieri—. In un caso la coppia sta tentando, con grandissima fatica, di restare insieme, nell’altro si è giunti al divorzio vero e proprio». Eppure in entrambi le situazioni i due uomini avevano dato il loro pieno consenso affinchè la moglie potesse effettuare questa tecnica. Anzi, avevano condiviso con loro il difficile pellegrinaggio in giro prima per l’Italia e poi in Europa per riuscire a coronare il proprio sogno di avere un figlio.

Ma, una volta arrivata la bambina, dopo un anno, il neo padre è andato in pezzi: «In quella bimba rivedeva il suo fallimento come procreatore— dichiara l’avvocato Barbieri—. Il legame di sangue, in questo caso, era solo tra madre e figlia con l’uomo geneticamente assente. Se non si ha una grande equilibrio prima di intraprendere una simile scelta, il matrimonio è destinato a saltare. La fecondazione eterologa va a intaccare aspetti più nascosti e delicati della personalità dell’individuo. Bisogna veramente essersi interrogati sul significato dell’essere genitori, capire da dove arrivi questo desiderio. Così, invece, si è rotta una famiglia ed una bimba, che non ha colpe, si ritrova senza un padre».

Grazia Buscaglia da http://www.ilrestodelcarlino.it