Di famiglia, e di aiuti concreti alle famiglie, si discute molto poco in Parlamento. L’appello a considerare le esigenze di chi ha molti figli o disabili e anziani a carico, per esempio in materia fiscale, è caduto più volte nel vuoto nel corso degli ultimi mesi. Ed è solo uno dei tanti. In Parlamento, d’altronde, ci sono altre priorità, specie in tempi di grandi manovre per rilanciare il Paese. Tra queste figura – piuttosto a sorpresa – anche la proposta di legge per il cosiddetto «divorzio breve». Su cui negli ultimi giorni la Commissione giustizia della Camera era tornata a discutere e che ieri ha approvato.

Il risultato è altrettanto sorprendente se si pensa che il testo, messo a punto dal relatore Maurizio Paniz (Pdl), ha visto un’intesa bipartisan tra i deputati. Insomma, che ci si possa sbarazzare in fretta del matrimonio è convinzione di tutti i partiti. Fatta eccezione per la Lega (che la legge voleva sopprimerla) e l’Udc (che con Paola Binetti aveva proposto una mediazione): tutte ipotesi bocciate. Come quella dei radicali, che – sul fronte opposto – addirittura pretendevano un «divorzio lampo», senza alcuna attesa.

Via libera dunque al testo che, incassato il parere delle altre commissioni competenti, sarà votato dalla Camera. A costituirlo due soli articoli, dirompenti per le conseguenze. Nel primo si stabilisce una decisa riduzione dei tempi di durata della separazione necessaria prima di ottenere il divorzio: da tre a un anno (durata che può salire sino a due anni quando la coppia ha figli ancora minorenni). Nel secondo articolo, invece, il disegno di legge interviene sul fronte patrimoniale, disponendo lo scioglimento altrettanto rapido del regime di comunione tra i coniugi.

Più che mai critica la posizione del Forum delle Famiglie: «È una proposta per la quale ribadiamo, come in passato, il nostro deciso “no” – ha spiegato il presidente, Francesco Belletti –. Una società che semplifica il divorzio è una società che getta la spugna innanzi alle difficoltà delle coppie, che le abbandona alle loro crisi e ai loro problemi». E in effetti ciò che più emerge, nei discorsi dei sostenitori della proposta di legge, è proprio l’urgenza della “semplificazione” e quasi dell’anestesia sociale al divorzio, «mentre la vera sfida – fa eco a Belletti don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia – dovrebbe essere quella di sostenere le coppie nei loro momenti bui, di aiutarle». Servizi, quelli dell’accompagnamento e della mediazione, che andrebbero rilanciati a ogni livello e di cui il Forum lamenta un vuoto sostanziale. Il rischio di tanta “fretta” nel dividersi? «Rendere ancora più fragile il tessuto sociale, di cui la famiglia è fattore indispensabile – continua don Gentili –. Facilitare il divorzio significa rendere anche meno consapevole la scelta del matrimonio. Scegliere di donarsi a un altra persona sapendo che in un anno si può tornare indietro, è molto lontano dal “per sempre” insito nel sacramento. E sapere che si può tornare indietro è una tentazione forte, che andrebbe scongiurata».

Viviana Daloiso da Avvenire