Incontro con lo psicopedagogo Ramón Novella

MADRID, lunedì, 21 giugno 2010 (ZENIT.org).- La Legge per la Salute Sessuale e Riproduttiva e per l’Interruzione Volontaria della Gravidanza, che entrerà in vigore il 5 luglio, darà alle scuole spagnole quella che la norma stessa definisce un'”educazione sessuale adeguata”. Ramón Novella, psicopedagogo, ha difeso in un incontro con l’associazione Professionisti per l’Etica il diritto dei genitori alla libertà di fronte all’imposizione di un modello di educazione sessuale.

In occasione dell’imminente entrata in vigore della nuova legge, Professionisti per l’Etica ha svolto un incontro sulle novità educative che comporta con Novella, esperto in formazione di genitori e intervento psicopedagogico, docente alla Facoltà di Psicologia dell’Università Abat Oliba CEU e padre di cinque figli, ha reso noto a ZENIT Ignacio Pascual, di Professionisti per l’Etica.

Dopo l’entrata in vigore della legge, verrà introdotta a scuola l’educazione alla salute sessuale con carattere obbligatorio e dagli 11 anni, secondo quanto ha riferito il Ministro della Salute.

Quando gli è stato chiesto se ritiene adeguato che i bambini e gli adolescenti ricevano un’educazione sessuale a scuola, Ramón Novella ha risposto che “il problema di fondo è nelle intenzioni e nel modo in cui sono state fatte le cose”.

“Il primo criterio importante – ha spiegato – è che l’educazione sessuale è una responsabilità delle famiglie, e di nessun altro. In ogni caso, le famiglie decidono che tipo di scuola si adatta meglio al proprio criterio di educazione dei figli e può collaborare meglio a questa educazione”.

“Nel caso della nuova legge, l’educazione sessuale è legata a un’impostazione ideologica che molti genitori non condividono, e allo stesso tempo si vogliono costringere le scuole a impartire questo tipo di educazione che si scontra frontalmente con la loro visione dell’essere umano e con il loro compito educativo”, ha spiegato.

Secondo l’esperto, “si sta imponendo un modello in un ambito in cui dovrebbe esserci libertà, al di là del fatto che questa impostazione di educazione sessuale non favorisce lo sviluppo positivo delle persone e le trasforma in esseri infelici, completamente manipolabili”.

Il capitolo educativo di quella che è nota come “legge dell’aborto” ha, tra gli altri obiettivi, quello di far sì che i giovani imparino a riconoscere e ad accettare la diversità sessuale e prevengano le malattie e le infezioni a trasmissione sessuale e le gravidanze non pianificate.

Sull’insegnamento di questi contenuti nella scuola, Ramón Novella afferma che “a scuola si può assumere la funzione di prevenzione, e quando esiste una difficoltà sociale, sia essa il consumo di droghe, l’aumento dell’Aids o le gravidanze nelle adolescenti, la scuola può collaborare in quest’opera di prevenzione”.

“Anche se in questo caso torniamo a vedere impostazioni caratterizzate da determinate ideologie, come quella di genere o il relativismo, che come abbiamo già potuto verificare non sono vie positive di diminuzione di queste difficoltà – ha specificato -. Ad esempio, si informano da molti anni gli adolescenti per evitare le gravidanze, ma il numero di queste ultime è aumentato notevolmente. Vuol dire che è necessario un tipo di educazione di fondo, di responsabilità e di criterio, e non una basata sulla permissività”.

Quanto alla diversità sessuale, prosegue, “mi sembra intollerabile che nella fase finale dell’infanzia e nell’adolescenza si promuova questo tipo di educazione in cui il ragazzo o la ragazza deve interrogarsi sulla propria tendenza sessuale. E’ aberrante provocare queste situazioni nell’ambito scolastico, e si possono comprendere solo se dietro esistono degli interessi a promuovere l’omosessualità”.

Di fronte all’istituzione dell’educazione sessuale obbligatoria, la raccomandazione di Novella ai genitori e ai titolari dei centri educativi è questa: “Bisogna sempre informarsi e sapere che cosa rappresenta questa educazione sessuale obbligatoria, ci si deve saper coordinare per evitare queste intenzioni da parte del Governo, e stare al proprio posto per difendere la libertà di educazione e non accettare l’imposizione di uno Stato o di un’amministrazione autonoma”.

“Ai genitori – ha aggiunto -, direi di assumere con maggiore responsabilità il proprio compito educativo e di chiedere l’aiuto di cui hanno bisogno alle entità e alle associazioni che possono collaborare”.

E’ anche importante, sottolinea, “che si sviluppino piani e programmi di educazione sessuale che cerchino lo sviluppo completo e positivo dei giovani, che collaborino con le famiglie e non siano carattrizzati da linee ideologiche”.

“Ci troviamo di fronte a una realtà di emergenza educativa in cui nessuno può dire di non essere coinvolto, al contrario: interessa tutti noi e dobbiamo pronunciarci per non lasciarci imporre quello che non apporta felicità”, ha concluso.