Citta’ del Vaticano, 10 giu. (Adnkronos) – Su di lui pende addirittura un’accusa di terrorismo, cioe’ di aver organizzato e reclutato persone per combattere contro le autorita’. Ma padre Mario Bartolini, Passionista, impegnato da trent’anni in America Latina vuole solo difendere gli indios della foresta Amazzonica del Peru’, nel nord del Paese, regione di Yurimaguas che rischiano di essere definitivamente espropriati delle loro terre a vantaggio delle grandi multinazionali del petrolio. Contro il religioso le autorita’ hanno scatenato una feroce campagna stampa con l’intento di denigrarne l’operato, una cosa che ha indignato e preoccupato la Curia generale della congregazione. 

D’ altro canto la posta in gioco e’ alta: il governo vuole dare infatti il via allo sfruttamento minerario, petrolifero e del legno e delle acque nell’area amazzonica. ”La situazione e’ questa – spiega all’ADNKRONOS padre Floriano de Fabiis dalla Curia generale dei Passionsti a Roma – il governo afferma che tutta la terra appartiene allo Stato a meno che non si possieda un certificato di proprieta’. Ma naturalmente quasi nessuno fra gli indios poverissimi e’ in possesso di un tale documento, appena il 3%, cosi’ il governo procede subito a smantellare tutto, viene disboscato il territorio e cacciati gli indios’‘. 

”Il governo – aggiunge il religioso – ha delle mire petrolifere, punta ad avere una propria autonomia nell’estrazione del petrolio, dietro ci sono naturalmente le multinazionali”. Solo ieri padre Bartolini e’ stato convocato dalle autorita’ militari: gli e’ stato comunicato che su di lui pende l’accusa di terrorismo, e quindi che sara’ processato

Gia’ due anni fa padre Mario fu processato e assolto ma allo stesso tempo gli era stata fatta un’ingiunzione: se avesse abbandonato la regione amazzonica nella quale viveva e operava, quella di Yurimaguas, non sarebbe piu’ potuto rientrare. Un chiaro invito ad abbandonare il Paese e l’impegno in favore delle popolazioni indigene. Ma padre Bartolini ha deciso di rimanere, ai confratelli che lo hanno contatto in queste ore per invitarlo a partire ha detto: ”non lascero’ mai questa gente”. E anzi ha chiesto 5mila euro per poter pagare un avvocato nel processo che ora lo attende. 

In questi giorni i Passionisti stanno anche valutando un eventuale coinvolgimento del ministero degli Esteri italiano per tutelare l’incolumita’ del religioso. La situazione nella regione nel frattempo sta precipitando, indios e forze dell’ordine si sono scontrati con violenza in questi giorni, il risultato e’ stata la morte di un numero imprecisato di persone, secondo fonti missionarie sono state uccise almeno 100 persone nella cittadina di Bagua e nei suo dintorni mentre molti cadaveri sarebbero stati fati scomparire e altri buttanti nei fiumi per evitare una conta precisa delle vittime; vittime che per altro si contano anche fra le file delle forze dell’ordine. 

Le tensioni sono cominciate a partire dal 9 aprile scorso quando ha preso il via lo sciopero che ha coinvolto indigeni e contadini, popolazioni della ”sierra” e delle campagne; la protesta aveva come oggetto i decreti legislativi con i quali il governo, guidato dal presidente socialdemocratico Alan Garcia, ha autorizzato lo sfruttamento della regione amazzonica. 

La situazione umanitaria e’ particolarmente grave in queste ore mentre secondo informazioni stampa rilanciate dai missionari la polizia starebbe procedendo a portare via dagli ospedali gli indios feriti, mentre molti cadaveri di indios sarebbero stati bruciati dalle forze dell’ordine. 

Un quadro fosco insomma e per questo i missionari chiedono l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Anche il vescovo di Yurimaguas, mons. Jose’ Luis Astigarraga Lizarralde, che in questi gironi si trova in Europa, ha fatto sentire la sua voce in primo luogo facendo un appello al dialogo fra le parti in conflitto. Il vescovo ha spiegato che in questo momento il dialogo deve essere centrato su una questione decisiva, quella che ha scatenato la violenza: vale a dire le proteste da parte delle comunita’ indigene e contadine contro i dieci decreti legislativi promossi dal governo.

Gli indios, sottolinea il vescovo, portano avanti la protesta da quasi due mesi contro alcuni dei decreti che considerano incostituzionali, perche’ attentato contro il diritto alla terra che occupano da tempi immemorabili. I decreti sono stati promulgati dal Congresso per consentire al presidente Garcia di adeguarsi alle condizioni poste dal Trattato di Libero scambio con gli Stati Uniti. Secondo il vescovo ”gli indigeni e i contadini hanno diritto ad essere consultati quando si promulga una legge e ad essere ascoltati. E in questo caso non sono stati consultati”.