di Riccardo Cascioli

Stavolta la grande stampa non poteva fare finta di nulla  e così tutti hanno avuto la possibilità di leggere e di ascoltare la notizia del clamoroso “errore” di previsione sullo scioglimento dei ghiacciai delll’Himalaya. Secondo l’ultimo Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo dell’ONU considerato massima autorità in fatto di cambiamenti climatici) i ghiacciai dell’Himalaya – a questi livelli di riscaldamento globale – si sarebbero sciolti entro il 2035, se non prima. Ma ora, sbugiardata da veri esperti, l’IPCC ha dovuto ammettere che tale previsione non aveva basi scientifiche solide, e addirittura era stata ripresa da un rapporto del WWF del 2005, che a sua volta si rifaceva a un’intervista concessa da uno scienziato indiano nel 1999 al settimanale New Scientist.

Già messa così la questione è sconcertante per un organismo che ha sempre sostenuto che gli studi citati sono tutti “peer-reviewed”, vale a dire rivisti da esperti del settore che ne verificano il ricorso alle fonti e il metodo applicato. Uno scivolone del genere subito dopo lo scoppio del “Climagate”, lo scandalo delle mail che rivela come molti dati siano stati “aggiustati” da scienziati dell’IPCC per sostenere le tesi catastrofiste, già dovrebbe far nascere seri dubbi su tutta la vicenda “riscaldamento globale”.

Ma il fatto è che a indagare bene sui retroscena, il “caso Himalaya” rivela molto più di quanto si è scritto in questo periodo. Vediamo con ordine.

La previsione del 2035.
“I ghiacciai dell’Himalaya si stanno ritirando più velocemente di quanto accade in ogni altra parte del mondo (vedi tabella 10.9) e, se si continua con lo stesso ritrmo, la probabilità che possano scomparire già nel 2035 o anche prima è molto alta se la Terra continua a scaldarsi al livello attuale. La sua area totale probabilmente diminuirà dagli attuali 500mila a 100mila kmq entro il 2035 (WWF 2005)”. Così recita il IV rapporto dell’IPCC (2007), nel secondo volume al capitolo 10. Alcuni esperti non si sono accontentati della versione ufficiale e sono andati a ritroso per trovare l’origine di questa previsione. Vanno citati il glaciologo canadese J. Graham Cogley, il climatologo dell’Università del Texas John Nielsen-Gammon e, da ultimi i britannici Christopher Booker e Richard North, che ne hanno scritto sul Daily Telegraph il 23 gennaio.

Il rapporto cui fa riferimento l’IPCC, è l’esposizione di un progetto del WWF, ovviamente non “peer-reviewed” che a sua volta cita il Rapporto del Gruppo di Lavoro sull’Himalaya della Commissione Internazionale per la Neve e il Ghiaccio (ICSI, secondo l’acronimo inglese). Tale rapporto risale al 1999, ma il WWF non lo cita direttamente, ma secondo il resoconto che ne dà il settimanale New Scientist in una intervista al capo del gruppo di lavoro dell’ICSI, l’indiano Syed Hasnain. E’ lui che afferma chiaramente che i ghiacciai potrebbero scomparire entro il 2035.
Ora, teniamo ben presente il nome di Syed Hasnain, perché vedremo che è un nome che tornerà ancora. E intanto constatiamo che l’affermazione contenuta nel rapporto dell’IPCC è già di terza mano, e nessuno di questi passaggi è “peer-reviewed”.

La cosa curiosa è che il professor Cogley ha fatto un’accurata ricerca per trovare il rapporto originale cui tutti si rifanno e ha scoperto che in tale rapporto non c’è alcun riferimento alla scomparsa dei ghiacciai dell’Himalaya entro il 2035, né si fanno confronti tra l’Himalaya e altri ghiacciai.
Il passaggio contenuto nel rapporto dell’IPCC appare invece molto simile a un articolo apparso su un sito internet creato dal Governo dell’India per raccogliere le notizie sulle varie ricerche esistenti in campo ambientale. Il sito si chiama India Environment Portal (IEP) e in un articolo del 1999 riporta sia la solita dichiarazione di Hasnain sul 2035 sia la citazione di un altro rapporto, curato dall’ex presidente dell’ICSI V.M. Kotlyakov. Mentre il primo vede nel 2035 la scomparsa dei ghiacciai, il secondo parla della riduzione da 500 a 100mila kmq. Il che spiegherebbe come mai nel rapporto dell’IPCC citato all’inizio troviamo due dati contraddittori, la scomparsa e la riduzione dei ghiacciai. Peraltro è questa una contraddizione che appare evidente a chiunque abbia imparato a leggere e scrivere, ma curiosamente è sfuggita ai grandi scienziati dell’IPCC.

Ma, a proposito di problemi di lettura, la cosa ancora più sorprendente è andare a vedere il rapporto originale di Kotlyakov: la rapida riduzione dei ghiacciai è prevista per il 2350 e non per il 2035. Vale a dire che nell’articolo dello IEP c’è un refuso (2035 invece di 2350), fatto proprio dal professor Hasnain, che poi tante riviste scientifiche hanno ripetuto fino ad arrivare al rapporto dell’IPCC. Ovviamente senza che nessuno si sia mai preso la briga di verificare le fonti.
Non solo, nel rapporto IPCC si riporta una tabella in cui si elenca il progredire del ritiro di 8 ghiacciai dell’Himalaya: di uno di questi si dice che si è ritirato di ben 2840 metri tra il 1845 e il 1966, alla media di 134 metri l’anno. In realtà se si divide per i 121 anni dell’intervallo, si ha che la media è di 23 metri l’anno. Chi ha fatto i calcoli per l’IPCC ha diviso per 21 invece che per 121! Una cosa che ha dell’incredibile se pensiamo a quante volte ci siamo sentiti ripetere la solfa dell’IPCC come massimo consesso scientifico mondiale, e di come ogni singolo paragrafo è attentamente passato al vaglio da chissà quanti scienziati.

Vedremo più avanti l’epilogo della vicenda e anche la morale della storia, ma intanto per capire bene la posta in gioco, dobbiamo capire perché i ghiacciai dell’Himalaya sono così importanti.

Perché l’Himalaya?
In effetti nel rapporto dell’IPCC le previsioni sul ritiro catastrofico dei ghiacciai dell’Himalaya non occupano uno spazio di primo piano, non sono state neanche inserite nel Sommario per i Politici dove in genere trovano posto le principali previsioni. Malgrado ciò quella sul destino dell’Himalaya è diventata una delle previsioni più gettonate sulla stampa e nei discorsi dei politici, oltre ad aver trovato un posto di rilievo nel film di Al Gore “Una scomoda verità”. Il motivo è molto semplice: gli enormi ghiacciai dell’Himalaya alimentano sette dei maggiori sistemi fluviali del mondo, contribuendo a portare l’acqua al 40% della popolazione mondiale. L’annuncio della scomparsa di questi ghiacciai entro il 2035 ha avuto perciò un effetto a dir poco scioccante in India e nei Paesi asiatici.

Comprensibilmente l’India ha avviato una indagine scientifica in proprio e lo scorso novembre il ministero dell’Ambiente indiano ha reso pubblico un rapporto curato dall’esperto glaciologo Vijay Kumar Raina, che ha attentamente analizzato 20 ghiacciai per documentarne sia il ritiro sia l’avanzata. Lo studio (Himalayan Glaciers: A state-of-the-art review of glacial studies, glacial retreat and climate change) conclude che non ci sono elementi per affermare che i ghiacciai dell’Himalaya si stiano ritirando in modo abnormale a causa del riscaldamento globale.
In realtà, dice il rapporto Raina, i ghiacciai dell’Himalaya negli ultimi 100 anni si sono comportati in modi contrastanti: alcuni (come il Sonapani) si sono ritirati di 500 metri in 100 anni, altri (come il Kangriz) sono rimasti pressoché immutati. Interessante il comportamento dei due principali ghiacciai himalayani, il Siachen e il Gangotri. Il primo è lungo 75 chilometri e tra il 1862 e il 1909 è avanzato di 700 metri, poi si è ritirato di 400 metri tra 1929 e il 1958. Negli ultimi 50 anni è rimasto pressoché invariato. Il Gangotri, fonte del Fiume Gange si è ritirato di circa 20 metri l’anno fino al 2000, ma da quel momento il ritiro è rallentato fino a fermarsi completamente gli ultimi due anni.
In conclusione, quanto all’Himalaya, i suoi ghiacciai tendono generalmente a ritirarsi, ma certamente non più velocemente che altrove, e i due suoi ghiacciai più importanti sono addirittura stabili.
La differenza di comportamento in ghiacciai che sono anche confinanti, non è facile da spiegare. Ma la maggior parte dei glaciologi è oggi convinta che a incidere maggiormente sul ritiro dei ghiacciai sia la diminuzione dell’umidità e non l’aumento della temperatura. Per l’Himalaya i ghiacciai in ritirata soffrono di una diminuzione di precipitazioni nevose, dovuta a una serie di fattori che non è questa la sede per approfondire.

Un ignobile balletto di due mesi
Nelle ultime settimane i media ci hanno informato delle scuse imbarazzate del presidente dell’IPCC Rajendra Pachauri, già nel mirino della stampa per una serie impressionante di conflitti di interesse, a cui è seguita la decisione di cancellare le previsioni sui ghiacciai dell’Himalaya nel Rapporto dell’IPCC. Anche il WWF ha provveduto discretamente a rimuovere quella previsione dal proprio rapporto. La linea di difesa è: un errore dovuto a una leggerezza, ma all’interno di un lavoro scientificamente ineccepibile. Anche Syed Hasnain si è giustificato dicendo che il contenuto della sua intervista erano “speculazioni” sui dati a disposizione e lui non ha certo colpa se qualcun altro le ha usate nel modo sbagliato.

In realtà questa linea è già stata smentita dal professor Murari Lal, il responsabile della sezione del rapporto dell’IPCC in cui è contenuta la previsione sull’Himalaya. Pachauri ha scaricato su di lui tutte le responsabilità dell’errore, ma Lal ha reagito duramente chiamando a correità tutto il vertice dell’IPCC. In un primo momento si era giustificato dicendo che lui non è un glaciologo per cui si è fidato di chi aveva proposto tale asserzione. Poi però, in una intervista rilasciata la settimana scorsa ha ammesso di essere perfettamente a conoscenza che si trattasse di “grey literature”, ovvero di letteratura scientifica non “peer-reviewed”, ma che si sia deciso di inserirla per fare pressione sui politici “per incoraggiarli a prendere decisioni corrette”. Ce ne sarebbe già abbastanza per chiedere le dimissioni in blocco dei vertici dell’IPCC e chiedere la revisione indipendente di tutto il Rapporto, ma il meglio deve ancora venire.

Infatti Murari Lal, per salvare il salvabile, dice anche che in ogni caso nessuno – i 500 scienziati che hanno rivisto il Rapporto e i governi a cui è stato sottoposto – aveva sollevato obiezioni a quell’affermazione. Purtroppo per Lal è stato subito smentito da un dossier pubblicato dalla britannica Global Warming Policy Foundation (GWPF) che ha dimostrato come diversi scienziati e il governo giapponese avessero fatto notare il clamoroso errore. Ma i loro rilievi sono stati ignorati.  Circostanza confermata dal glaciologo austriaco Georg Kaser, coordinatore di un altro capitolo del Rapporto IPCC, che ha affermato di aver immediatamente scritto a Lal non appena venuto a conoscenza dell’intenzione di inserire l’errata previsione sull’Himalaya, ma di non aver ricevuto alcuna risposta.

Avendo tutto questo retroscena in mente – ovvero la chiara malafede di Pachauri, Hasnain e Lal – è interessante fare un passo indietro e registrare cosa è successo a novembre quando il rapporto di Vijay Raina è stato reso pubblico dal governo indiano. Il presidente dell’IPCC Pachauri ha subito reagito duramente accusando il governo indiano di promuovere “scienza woodoo”, screditando il lavoro di Raina perché “non peer-reviewed” e con “poche citazioni scientifiche”. Un tipico caso di bue che dice cornuto all’asino.

Ancora più interessante la reazione di Syed Hasnain, quello che dopo aver lanciato la data del 2035 si è giustificato recentemente dicendo che le sue erano speculazioni. Dopo il Rapporto Raina parlava in modo ben diverso, contando evidentemente sul fatto che la vicenda sarebbe stata insabbiata. In una dichiarazione apparsa su Science del 13 novembre, Hasnain dice testualmente: “Qualsiasi ipotesi che il ritiro dei ghiacciai himalayani abbia rallentato è ‘non scientifica’. Il governo indiano ha l’atteggiamento dello struzzo davanti a un’apocalisse incombente”.

Ci si potrebbe chiedere: perché difendere in questo modo arrogante e sconcertante una causa chiaramente persa? Perché non ammettere subito a novembre l’errore, cosa che avrebbe evitato le figuracce successive?

Il motivo è semplice: ci sono in ballo milioni di dollari. Come? Ebbene, Syed Hasnain, lo scienziato all’origine del misfatto, due anni fa – subito dopo la pubblicazione del Rapporto dell’IPCC – è stato assunto guarda caso dal The Energy and Resources Institute (TERI), il colosso indiano di cui è presidente Rajendra Pachauri, al centro di una forte polemica proprio perché si è economicamente avvantaggiato della posizione di Pachauri a capo dell’IPCC (in termini di finanziamenti di progetti e ricerche).
Non basta: la previsione sullo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya è stata determinante per assicurare al TERI un finanziamento da 500mila dollari dalla Carnegie Corporation, una delle più importanti charities negli USA, e una sostanziosa parte dei 3 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione Europea per una ricerca sullo stato dei ghiacciai. Ebbene sì: le nostre tasse servono in parte anche a finanziare i signori Pachauri e Hasnain.

Conclusione
Riepilogando, per chi ha avuto la pazienza di seguirci fin qui: la previsione sul ritiro dei ghiacciai dell’Himalaya entro il 2035 non è un semplice grossolano errore compiuto da scienziati altrimenti impeccabili. Si tratta di un errore voluto e perseguito malgrado l’evidente assurdità dell’affermazione, per ottenere risultati politici e vantaggi economici personali. Il tutto a danno della collettività, costretta a pagare profumatamente – in finanziamenti, tasse e politiche autolesioniste – la mancanza di scrupoli di certi personaggi; ma anche a danno della gran parte della comunità scientifica che continua a fare scienza seriamente e non si presta a queste strumentalizzazioni.

Il che fa ritenere – considerando anche altre rivelazioni che stanno uscendo – che non  si tratti di un caso isolato, ma di un vero e proprio sistema di potere ben organizzato e ramificato, in cui anche governi e istituzioni sovranazionali sono coinvolte.

In conclusione: questi personaggi non solo non sono i salvatori del mondo; non solo non sono degli sprovveduti superficiali che ingenuamente passano un banale refuso di rapporto in rapporto. Questi signori sono dei veri e propri cialtroni e truffatori, che governano il mondo instillando coscientemente la paura nell’opinione pubblica.

da Svipop.org