di Elio Guerriero
Tratto da Avvenire dell’1 ottobre 2009

Dieci anni fa, alla vigilia del Grande Giubileo dell’anno 2000, Giovanni Paolo  II proclamava santa Brigida di Svezia, santa Caterina e santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) patrone d’Europa. I motivi che spinsero il Papa a questa decisione sono tuttora rilevanti e degni di essere ricordati.

Nella visione del Pontefice le tre patrone d’Europa andavano ad affiancarsi ad altrettanti uomini. Se ora si guarda ai Paesi di origine dei sei santi patroni viene delineata una geografia dello spirito cristiano in Europa.

Dall’Italia di Benedetto di Norcia si passa alla Grecia e all’Europa centro­orientale dei santi Cirillo e Metodio. La sapienza legislativa del padre dei monaci viene accompagnata dall’amore al Logos dei Greci. Come ebbe a sottolineare il Papa, l’Europa poteva così respirare a due polmoni, dilatando il suo spirito. La geografia fin qui delineata veniva completata dai Paesi d’origine delle tre sante. Brigida era nativa della Svezia, a una svolta della vita ella scelse di trasferirsi a Roma. In questo modo non solo rappresenta il nord dell’Europa ma porta con sé il desiderio di unione con il centro della cristianità. Di questo orientamento si fece interprete anche Caterina di Siena. Ai nostri giorni gli storici tendono a ridurre il ruolo svolto dalla santa senese alla decisione dei Pontefici di ritornare da Avignone a Roma. Acquista, invece, importanza l’opera della santa a favore della pace e per la riforma del clero. Nell’anno dedicato ai sacerdoti è bene ricordare anche il suo fervente amore per la figura del prete. Edith Stein ci porta infine nel ventesimo secolo, il più travagliato per l’Europa. Con la testimonianza di vittima innocente ella leva una protesta perenne contro la violazione dei diritti fondamentali della persona, è invito al rispetto e alla tolleranza, è pegno di rinnovato incontro di ebrei e cristiani.

La proclamazione delle patrone d’Eu­ropa aveva poi lo scopo di rendere o­maggio alla santità dal volto femminile. Giovanni Paolo II ne aveva scritto in u­no dei suoi documenti più famosi, la lettera apostolica Mulieris dignitatem.

Come Eva e come Maria, la donna rap­presenta quella dimensione peculiare dell’essere umano che è presente in Dio, nello splendore del suo volto, nelle viscere della sua misericordia, nella ge­nerosità senza limiti del suo dono. Bri­gida di Svezia, madre di otto figli, edu­catrice esemplare, è esempio di questa generosità che si manifesta tanto nella maternità fisica quanto in quella spiri­tuale. Vi è poi il ruolo particolare svolto dalle donne nella storia umana, nella storia della salvezza, nei Vangeli. Esse sono custodi del messaggio di Cristo e prime testimoni della risurrezione. In­namorate di Cristo, alcune hanno scel­to la verginità per il regno come dedi­zione esclusiva a Dio. Caterina di Siena è un modello per le donne che portano a pienezza la femminilità nella vergi­nità. Da ultimo, Giovanni Paolo II par­lava di un profetismo particolare della femminilità. Di questo profetismo è te­stimone santa Teresa Benedetta della Croce. Per la sua origine e per la sua vi­cenda personale che la portò al campo di concentramento, ella venne a trovar­si in prossimità della croce di Cristo do­ve maggiormente si manifesta l’amore di Dio Le tre sante patrone, pur così diverse tra loro, si ritrovano in questo approdo all’ombra dell’amore sconvolgente di Dio. E con la loro testimonianza invita­no a guardare al cuore squarciato di Cristo.