di Matteo Rigamonti da www.tempi.it

Più tasse, meno servizi e tanta approssimazione. L’amministrazione Pizzarotti non brilla. Una cosa buona l’avevano ereditata: il quoziente familiare. L’hanno abolito 

Festa del Movimento 5 StelleCome governerebbero i grillini del movimento cinque Stelle? A giudicare da quanto accade a Parma, avrebbero qualche problema. Dopo i tagli agli stipendi dei dipendenti comunali, la giunta capitanata dal primo sindaco “a cinque stelle” d’Italia Federico Pizzarotti ha abolito il Quoziente Parma, strumento di maggiore equità fiscale a vantaggio delle famiglie numerose e con redditi medio-bassi o bassissimi, adottato dalla precedente amministrazione, ma non condiviso da un punto di vista ideologico dai seguaci del comico; salvo, poi, sotto pressione da parte della cittadinanza, paventare l’introduzione di nuovi correttivi alle rette, senza, però, dimostrare di conoscere, nel merito, il funzionamento (e le storture) dell’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente. Che ad oggi non è ancora in grado di attribuire il giusto peso alla composizione del nucleo familiare relativamente ai redditi percepiti, garantendo sì l’eguaglianza verticale, ma non sempre, di fatto, quella orizzontale. Mancanza alla quale il Quoziente Parma, invece, mirava a sopperire introducendo sgravi alle rette di asili nidi e scuole materne.

NO AL QUOZIENTE PARMA. «I consiglieri del Movimento Cinque Stelle», spiega Giuliana Marcon, portavoce del Comitato Famiglie Parma, «si sono più volte detti disponibili ad un confronto e di questo ci rallegriamo; anche se hanno, però, ribadito la loro opposizione all’impiego di uno strumento come il Quoziente Parma». Un’opposizione talvolta argomentata con ragioni «politiche» (anche se nelle Linee programmatiche 2012-2017 i grillini, a pagina 34, punto 2, si erano impegnati per «valorizzare il Quoziente Parma») e altre volte, invece, con ragioni di carattere «economico». Non si capisce. Fatto sta che, continua Marcon, «loro ci hanno promesso di istituire una commissione per valutare possibili nuovi sconti sulle rette»; mentre noi «ancora non abbiamo visto nulla di nuovo e una famiglia, mi creda, non può fare i conti basandosi sulle promesse».
In sostanza, Marcon vede «un’apertura a parole, ma una chiusura totale, di fatto, rispetto allo strumento». E continua a non capire il perché. Oltretutto, a ben vedere, sembra che qualche risorsa il comune l’abbia ancora in cassa, nonostante la sconsiderata gestione degli ultimi anni. Per esempio, 225 mila euro per l’autovelox sono stati trovati. E così è stato per tante altre piccole spese. Ma dopo tutto questo i grillini cosa fanno? «Domandano a noi, che siamo famiglie. Va bene tutto, ma non spetta a noi fare i politici. La loro è una ipotesi di sconto fatta senza né studio né valutazioni».

UN DISASTRO. A fare un ritratto più ampio della situazione in cui versa l’amministrazione comunale di Parma è Alfredo Caltabiano, rappresentante in città dell’Associazione nazionale famiglie numerose. «I grillini sostengono che non potevano fare diversamente», spiega Caltabiano, «perché, alla luce della situazione ereditata dall’amministrazione precedente, per pagare i fornitori delle municipalizzate, avrebbero dovuto, altrimenti, sforbiciare i servizi minimi essenziali alle famiglie meno abbienti; cosa che, peraltro, in parte è stata fatta». Ma d’altronde, continua Caltabiano, «la coperta è corta; ma far pagare i costi di questa situazione solo alle famiglie… forse si poteva dilazionare ulteriormente i pagamenti ai fornitori». Anche perché, a Parma, lo ha ricordato ieri il Sole 24 Ore, l’addizionale Imu è già al massimo, l’addizionale Irpef, pure e la Tares sarà un ulteriore bagno di sangue. Soprattutto per chi ha tre o quattro figli.
Uno scenario in cui «è giusto che le famiglie facciano la loro parte», conclude Caltabiano. Ma da qui a rimuovere una misura che promuove «maggiore equità orizzontale a fianco di quella verticale», ce ne corre. Forse, rimuovere il Quoziente Parma non è stata la soluzione migliore. O forse, addirittura, non ce n’era nemmeno bisogno.