Nell’udienza del mercoledì il Papa ricorda la figura del “poverello di Assisi” indicandolo come modello di dialogo con l’islam. Francesco volle dialogare con l’illuminato sultano Malik al Kamil, ma riaffermando sempre la verità del Vangelo. Questo episodio ci insegna sempre a distinguere tra la persona e la religione, che si può dialogare con l’uomo senza per questo appoggiarne le convinzioni
Andrea Sartori (Insegnante)

San Francesco d’Assisi e il sultano Malik al Kamil. Un incontro che ha affascinato molti, ma che è stato spesso male interpretato. Benedetto XVI riporta su giusti binari questo incontro storico. San Francesco si differenziò sì dai crociati, in quanto rigettò l’uso delle armi, ma si differenziò anche dai moderni relativisti, in quanto affermò dinanzi al sultano musulmano la verità della sua fede cristiana.

BENEDETTO XVI E SAN FRANCESCO D’ASSISI
Il santo di Assisi non sembrerebbe, apparentemente, uno dei più frequentati dal Pontefice. Si conosce una certa avversione di Francesco per il sapere libresco, mentre invece Ratzinger è un grande intellettuale. Anche i riferimenti del Papa si rifanno più a Santi “culturali”. Nel suo stemma Ratzinger porta una conchiglia, simbolo di Sant’ Agostino. Per il suo pontificato Ratzinger ha scelto il nome di Benedetto, in onore di Benedetto da Norcia, il santo che salvò nei suoi monasteri la cultura classica.

Eppure Benedetto XVI ha dato, della figura di San Francesco, interpretazioni molto più profonde rispetto a tanti intellettuali che hanno voluto trasformarlo in una sorta di hippie medioevale. Sicuramente la vicenda francescana presenta elementi che avrebbero potuto infastidire il potere. Sicuramente il cristianesimo francescano fu molto “diverso” da quellotipicamente medioevale, più vicino alla fonte evangelica, come dimostrato dal suo amore per le bestie e anche dall’episodio del sultano. Ma già nel 2006 il Papa aveva denunciato un certo abuso di questi aspetti della figura del Santo più affascinante della storia cristian, il quale “Non era solo un ambientalista o un pacifista. Era soprattutto un uomo convertito. Ho letto con grande piacere che il vescovo di Assisi, monsignor Sorrentino, proprio per ovviare a questo ‘abuso’ della figura di san Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della sua conversione vuol indire un ‘Anno di conversione’, per […] far capire che cos’è la conversione collegandoci anche alla figura di san Francesco, per cercare una strada che allarghi la vita. Francesco prima era quasi una specie di play-boy. Poi, ha sentito che questo non era sufficiente. Ha sentito la voce del Signore: ‘Ricostruisci la mia casa’. E man mano ha capito cosa voleva dire ‘costruire la casa del Signore”.
San Francesco amò gli animali e la natura, in modo totalmente cristiano. Il suo celebre cantico riprende il salmo 103 (104) il qual a sua volta ricorda l’inno ad Aton del faraone Akhenaton, una delle più alte figure religiose precristiane. Ma il suo modo di amre la natura era cristiano. il suo “laudato sii mi Signore per frate Sole” deve essere interpretato come un francesismo (ricordiamo che “Francesco” non era il vero nome del santo, che si chiamava Giovanni. Era un soprannome che stava per “il francese”) ovvero “Signore, tua sia lodato attraverso fratello Sole”. La creatura è un modo per arrivare al Creatore.

“NELLA PRESENZA DEL SOLDAN SUPERBA”
Arriviamo quindi a ciò che il Papa ha detto su San Francesco durante l’udienza del mercoledì “Nel 1219 Francesco ottenne il permesso di recarsi a parlare, in Egitto, con il sultano musulmano Melek-el-Kâmel, per predicare anche lì il Vangelo di Gesù. Desidero sottolineare questo episodio della vita di san Francesco, che ha una grande attualità. In un’epoca in cui era in atto uno scontro tra il Cristianesimo e l’Islam, Francesco, armato volutamente solo della sua fede e della sua mitezza personale, percorse con efficacia la via del dialogo. Le cronache ci parlano di un’accoglienza benevola e cordiale ricevuta dal sultano musulmano. È un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra cristiani e musulmani: promuovere un dialogo nella verità, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione”.

Il Papa inquadra Francesco nella sua esatta dimensione. Il contesto in cui si muoveva il Santo era quello di una crociata. Francesco, da buon cristiano, rigettò sempre la violenza e la guerra. La guerra è un’attività anticristiana, e le guerre in nome di Cristo furono bestemmia. Ma giustamente il Papa dice che il dialogo tra San Francesco e il sultano fu improntato ad una mutua comprensione, ma anche ad un’affermazione, da parte di Francesco, della verità cristiana: ci racconta la Cronaca d’Ernoul : “Introdotti nel padiglione di Malik al Kamil, lo salutarono, e il Soldano rispose al loro saluto. Quindi li interrogò se erano venuti a farsi saraceni, ovvero messaggeri di pace. Francesco rispose al Soldano che Saraceni non sarebbero giammai; ma che erano venuti a lui messaggeri da parte di Dio per la salute dell’anima sua”. Questa visita fu scolpita da Dante Alighieri nella celebre terzina “E poi che, per la sete del martiro\ ne la presenza del Soldan superba\ predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro” (Paradiso XI, 100-102).
Bisogna dire anche due parole sul sultano Malik al Kamil, spesso portato ad esempio di “tolleranza islamica” contro gli “intolleranti criciati” proprio grazie all’accoglienza riservata a San Francesco e al lasciapassere concessogli per la Terra Santa, nonché l’affidamento ai francescani dei Luoghi Santi. Malik al Kamil fu veramente un uomo illuminato e tollerante, ma fu un eccezione, non la regola. Racconta sempre la Cronaca d’Ernoul: “Allora il Soldano, rivolto a Francesco efrate Illuminato, parlò loro così ‘Cari signori, i miei dottori mi hanno comandato in nome di Dio e della legge che io vi faccia decapitare: ma, per questa volta tanto, io voglio agire contro la legge, e non sarà mai che io vi condanni a morte; perché questa sarebbe una malvagia ricompensa a voi, che con piena conoscenza avete affrontato la morte per la salute dell’anima mia”. Il sultano agì contro il parere “islamico” di imam e muftì, che avevano comminato a San Francesco e al suo compagno una pena in perfetto accordo con la sharia. Gli storici arabi videro come fumo negli occhi gli accordi tra il sultano e Federico II di Svevia (cfr. Storici arabi delle crociate, Gli Struzzi Einaudi, pp. 265-271, i passi sono tratti da: Ibn Wasil, foll. 253 r-v, 120 r-121 r e Sibt ibn al-Giawzi, 432-34).

“CONDANNATE L’ERRORE, AMATE L’ERRANTE”
Cosa ci insegna l’incontro tra Francesco e il sultano? Che bisogna, come diceva Giovanni XXIII “Amare l’errante, ma condannare l’errore”. Il dialogo tra Francesco e il sultano fu un luminoso esempio, in tempi tutt’altro che facili, di questo tipo di approccio.

Rinnegare le proprie convinzioni non porta a nulla. Anzi, la persona che abbiamo di fronte perde rispetto per noi: Malik al Kamil apprezzò in Francesco la forte convinzione per la fede di cui si faceva portatore. La cosa fondamentale è proporre, non imporre. La differenza tra Francesco e i crociati o i jiahdisti sta nel fatto che Francesco proponeva, questi ultimi imponevano o impongono. Francesco non usa la violenza, ma il dialogo. Il quale non è un “dare ragione all’altro” ma un proporre le proprie convinzioni e fornire spunti di riflessione. Non illudiamoci: i musulmani disprezzano chi non crede in nulla. Combattono, ma rispettano, chi crede.
Come impostare un dialogo con altre fedi? Ci sono due piani, uno “di fede” e uno “di ragione”. Sul tema “di fede” è pressoché impossibile dialogare, in quanto la fede propone assiomi che sfuggono alla mente umana: la Resurrezione, la Rivelazione coranica, la Reincarnazione sono cose non dimostrabili: o ci si crede, o non ci si crede.

Poi vi è il piano “razionale”. Che, nel caso della religione, investe soprattutto l’etica. Su questo si hanno delle sorprese: l’etica di Gesù è molto più vicina a quella predicata in religioni teologicamente più lontane, come quella buddhista, che non a quelle abramitiche come l’islam. Se l’islam condivide con il cristianesimo buona parte del piano teologico (Unicità di Dio, i profeti, stessa concezione d’Oltretomba…) ne è distante sul piano etico (jihad, divisione del mondo manichea…). Se il buddhismo è agli antipodi del cristianesimo sul piano teologico (Assenza di una figura divina, reincarnazione…) gli è molto vicina sul piano etico (il buddhismo vieta di fare del male a qualsiasi essere vivente, il cristianesimo sprona a fare del bene anche ai nemici). Quindi, dal punti di vista strettamente religioso, riuscirebbe comunque più agevole il dialogo col buddhismo che non con l’islam, in quanto il piano “etico” va a occare cose che riguardano la vita di tutti i giorni.
Ma questo è solo n dialogo religioso. San Francesco e il sultano hanno impostato il dialogo dal punto di vista umano. Nel momento in cui parlò con Francesco, Malik al Kamil vide un uomo, e non già un infedele da fare uccidere per la sua religione. Francesco stesso vide un uomo, un uomo cui proporre la verità. Francesco amò l’errante, ma condannò l’errore.

Un dialogo franco e sincero va basato su un’affermazione delle proprie convinzioni personali. Senza questo presupposto il dialogo si trasforma in monologo. Ma d’altro canto bisogna sempre ricordare che dinanzi a noi abbiamo un uomo. La grande differenza tra Vangelo e Corano è che il primo comanda l’amore anche per il nemico e il persecutore, in quanto è sempre un essere umano.
Quindi l’incontro tra il Santo di Assisi e il Sultano musulmano resta un modello per il dialogo. Basato sempre sull’amore per l’errante, e sulla condanna dell’errore