In Emilia Romagna è in atto uno «sciopero della spesa di domenica». A colpi di borse della spesa

di Domenico Agasso Jr. 
Tratto da Vatican Insider

Il «no» al consumismo domenicale lo pronunciano e diffondono l’Azione cattolica (Ac) di Reggio Emilia-Guastalla e di Faenza-Modigliana, con l’iniziativa «Di Domenica non faccio la spesa», avviata «per dare un segno tangibile di contrasto all’apertura dei centri commerciali nel giorno per eccellenza», spiega il presidente di Ac Reggio Emilia-Guastalla Alberto Saccani, «e per esercitare un sano dissenso nei confronti di un recente provvedimento governativo (quello sulla liberalizzazione degli orari di apertura di negozi e ipermercati, nda) che suscita non poche perplessità».

Per invitare a vivere la domenica in modo cristiano, con la partecipazione alla s. Messa, la cura delle relazioni familiari e amicali, il riposo, la lettura, il sano ozio, le due Ac hanno «realizzato delle borse “shopper” (ovvero: della spesa) con il logo-scritta “Di domenica non faccio la spesa”», puntando così a «testimoniare e sensibilizzare anche le altre persone che incontriamo durante le nostre compere sul fatto che non è necessario né probabilmente efficace commercializzare anche la domenica per far ripartire l’economia».

E non è tutto. All’interno di ciascuna borsa è stato anche inserito un foglietto con il seguente messaggio: «La Domenica… questa borsina resta a casa. Siamo cristiani e per noi la Domenica non è solo il giorno nel quale si dorme un po’ di più, un tempo vuoto da riempire. Per noi la Domenica è prima di tutto il Giorno del Signore, un giorno in cui celebriamo l’amore assoluto di un Dio che ha dato la vita per noi, un giorno che vogliamo vivere insieme, come comunità».

Ecco che, prosegue il messaggio, «per questo abbiamo pensato ad un piccolo gesto: uno “sciopero” della spesa domenicale. Non vuole essere un gesto-spot, ma una proposta di uno stile di vita che considera la Domenica un valore da vivere ogni settimana. Perché spesso è proprio quando si ha tutto, che si perde di vista l’essenziale. E pensiamo che questo sia un rischio nella nostra ricca e sazia società: l’opportunità di poter fare spese ad ogni ora di ogni giorno può farci perdere il senso di un giorno di vera festa per tutti».

Con questa iniziativa si vuole dunque «dedicare interamente la Domenica a fare festa, a fare comunità, a stare in famiglia e a quell’“ozio creativo” che ha generato tante utili idee per la società, cercando di non farci coinvolgere nella corsa sfrenata a consumare sempre e sempre di più. Non ce l’abbiamo con chi – precisa il testo – per dovere o per necessità, la Domenica è costretto a lavorare (anzi ringraziamo chi assicura servizi essenziali alla comunità e quindi anche a noi). Ma non vogliamo che altri, per le nostre spese, siano costretti a passare una domenica lontana dai propri cari e da quello che consideriamo un valore. Insomma – conclude – È domenica: lasciateci far festa!».