di Pierangelo Sequeri Tratto da Avvenire dell’11 agosto 2009

Mille dèi sbagliati – siano idoli muti, o superuomini loquaci, o forse do­mani  robottini sapientini – non fanno un uomo giusto.

E quanti ne abbiamo di ‘dèi sbagliati’? Molti, purtroppo, e il fenomeno è in crescita.

Una certa modernità occidentale ha ‘scoperto’ – e sembra che ne vada mol­to fiera – che il divino in quanto tale è un prodotto (illusorio) dell’uomo: chiun­que può farsi un ‘dio’, secondo i suoi bisogni. E all’occorrenza farsi ‘ padre­terno’ per i suoi simili. Molti filosofi e i­deologi dell’Occidente hanno civettato con la costruzione e la decostruzione ‘razionale’ del divino, dove la ragione dell’uomo si scopre capace di creare e di­struggere anche ‘dio’, proprio come se fosse Dio (così è sembrato, almeno). L’impresa del vaglio critico del teismo ha un suo senso, naturalmente. La cul­tura biblica, qualche millennio prima, in controtendenza con l’intero mondo delle religioni naturalistiche, aveva lan­ciato la sua raffinata e acuminata criti­ca dell’idolatria. Il discernimento del ret­to pensiero del divino, del resto, rimane un compito sacrosanto della teologia: nessuno è fuori pericolo.

Una parte della critica ateistica con ambizione u­manistica, tutta­via, senza percepi­re il pericolo di di­ventare a sua volta vittima dell’illusio­ne che denuncia­va, ha incorporato anche una certa assuefazione al sentimento di po­tenza ‘ teologica’ che scaturiva dal­la caccia alle false divinità. Invece di fa­re un passo indietro, per mettersi in ri­cerca del mistero di Dio ‘ non fatto da mano d’uomo’, il pensiero ateistico ha forzato la pura riduzione della religione a proiezione delirante, creando un am­biente favorevole alla sperimentazione dell’onnipotenza divina in proprio, da parte dell’uomo. E non c’è nulla di più rovinoso, appunto, per l’umano (da A­damo in qua). Nell’odierna comunità dei liberi e uguali, tutti presi dalla cura di un rigoroso ‘mo­noteismo del sé’ da realizzare ad ogni costo, chiunque – non solo i filosofi e gli scienziati – può ormai comporre e scom­porre i suoi ‘assoluti’. Senza limiti per la libertà. (Ma anche, a differenza di Dio, senza alcuna preoccupazione per la ve­rità, e senza alcun riguardo per la bontà). Mille piccoli apprendisti stregoni hanno incominciato ad essere allevati nell’idea che l’uomo è all’origine di ogni cosa, si dà da sé le sue regole, è libero di fare e disfare anche se stesso. Punto e basta.

Nel tempo dell’ideologia, questo delirio ha prodotto l’utopia negativa e violenta di un organismo collettivo perfetto, vo­lontà di potenza che rappresenta il Tut­to, e si annette a forza il governo del mondo. Nell’epoca post-ideologica, l’i­dentico delirio prende la forma dell’as­soluta ‘libertà di scelta’, dove il singolo crea/distrugge la società e il mondo in funzione di sé, come fosse l’Unico.

Nell’Angelus della scorsa domenica, il papa Benedetto XVI non ha voluto pas­sare sotto silenzio questa parentela fra le due derive. La grandiosa logica dei Santi – Edith Stein, Massimiliano Kolbe – svuota clamorosamente, facendoci an­che vergognare dei nostri sofismi, il de­lirio dell’onnipotenza che chiamiamo li­bertà: e versa amore, dissanguandosi, nelle nostre vene inaridite. Nella logica della caritas Dei, la vera benedizione del­la nostra vita è in questa libertà che vie­ne da Dio. Noi veniamo al mondo ‘ in debito’ con altri, e siamo destinati a vi­vere ‘in favore’ di altri. Un solo uomo giusto, una sola donna giusta, che ab­biano riconosciuto il vero Dio, ridicoliz­zano mille dèi sbagliati. E i loro sofismi umanistici.